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Public Policy

Le scelte di una maggioranza

Tremarella referendaria

Quando i politici smettono di fare il loro mestiere...

di Davide Giacalone - 24 aprile 2011

Cercare di sfuggire alle urne referendarie nuoce gravemente alla salute elettorale, alla serietà politica e alla credibilità generale. Farsi prendere dalla tremarella, puntando tutto sullo svuotamento e aggiramento dei quesiti, significa descriversi come perdenti e, in ogni caso, incapaci di fare l’unico mestiere che compete ai politici: convincere gli altri di quel che è giusto o sbagliato.

Prima è stata la volta del nucleare, con una marcia indietro governativa precipitosa e imbarazzante. La motivazione sembra inoppugnabile: dopo gli incidenti giapponesi (che non sono stati incidenti nucleari, ma al nucleare) nessuno avrebbe potuto rivolgere parole convincenti all’opinione pubblica, nessuno avrebbe potuto riportare l’energia atomica in Italia. E perché? Intanto, non c’era niente da perdere, perché fuori eravamo e fuori resteremo.

Le persone ragionevoli, poi, sono tante, quelle cui si potevano chiarire i conti della loro bolletta ancora più numerose e, in ogni caso, i favorevoli a centrali già presenti e operanti attorno a tutti i nostri confini (che non chiuderanno) sono elettori di tutti gli schieramenti. Quindi, la coerenza e la perseveranza avrebbero dato buoni frutti. Niente da fare, è prevalso il fugone.

Ulteriore considerazione: il riflesso del voto referendario su quello politico e amministrativo sarebbe stato basso. Il perché è presto detto: la gran parte degli elettori non vota a favore di questo o quello schieramento, ma contro l’altro, mossa da motivazioni quasi antropologiche. Inoltre, anche ammesso che la fetta d’elettorato disponibile al nucleare sia minoritaria, comunque avrebbe trovato un punto di riferimento, che oggi le manca. E’ andata diversamente, pertanto il governo scontenta sia i nuclearisti che gli antinuclearisti. Bel colpo.

Ora provano a scappare anche davanti ai referendum sull’acqua, relativi ad una legge approvata da poco, che, per giunta, recepisce una direttiva europea. Perché scappare anche da questo fronte? C’è paura che vinca la demagogia, che sia difficile combattere chi, imbrogliando, dice d’essere contrario alla privatizzazione dell’acqua? Ma se così stanno le cose allora è inutile raccogliere i voti per governare, visto che non si è capaci di difendere nessuna delle scelte che si compiono. La “privatizzazione” non esiste, e quel che la legge prevede è giusto. Datevela a gambe e perderete la faccia.

Disinnescato il nucleare e affogata l’acqua, resta il quesito sul legittimo impedimento. Probabilmente qualcuno pensa d’essere furbo così ragionando: con quel solo referendum non si raggiungerà il quorum e la legge sarà salva. Geniale. Ma di una genialità malefica. Quella legge non è la salvezza giudiziaria di Silvio Berlusconi, la sua esistenza ha cambiato poco e nulla della partita tribunalizia.

In compenso, salvandola in quel modo, si potrà continuare a dire che sull’altare della difesa penale di uno solo possono essere sacrificati gli interessi di tutti. Risultato brillantissimo. E anziché intestarsi i voti (maggioritari o meno, ma comunque tanti) di chi ragiona, la maggioranza riesce ad intestarsi la ritirata precipitosa.

Il tutto, probabilmente, allo scopo di guadagnare qualche altro mese di vita stentata, da utilizzarsi per scambiarsi qualche altra mazzata all’interno della maggioranza e del partito. Diciamo che, da una parte e dall’altra, i migliori attivisti, i più alacri lavoratori per il successo si trovano fra gli avversari, intenti ad autodistruggersi.

Le tifoserie, che già non brillano per fantasia e assennatezza, neanche più urlano di gioia per le prodezze dei propri campioni, consolandosi nello sghignazzare all’incespicare altrui.

Pubblicato da Libero

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