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Società Aperta: cronaca della manifestazione

Tentar non nuoce. Anche se è difficile

Franchi, Pagnoncelli, Pezzotta e Tabacci concordi: un dibattito qualitativamente inusuale

di Antonio Picasso - 05 maggio 2006

Un Paese a rischio per colpa di una politica irresponsabile. Un’Italia guidata due coalizioni che percepiscono l’impossibilità di governare con questi risultati. Perché il pareggio è evidente e lo confermano le cifre: né la Cdl né l’Unione hanno superato il 50%, tra i due schieramenti corre un delta di ventimila voti, pari allo 0,06%. Alla luce di questa insostenibile ingovernabilità e appurato che nessuno dei due leader, Silvio Berlusconi o Romano Prodi, può garantire cinque anni di governo, l’Italia ha bisogno di cambiare motore e aggiornare la Costituzione. Una proposta, avanzata da Società Aperta, che trova la sintesi più schietta nel titolo della manifestazione che si è tenuta ieri a Roma: “Ha vinto l’ingovernabilità, ora l’Assemblea Costituente”. All’appello del movimento presieduto da Enrico Cisnetto hanno risposto Paolo Franchi, editorialista del Corriere della sera, Nando Pagnoncelli (Ipsos), l’ex segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta e Bruno Tabacci, parlamentare Udc. Un incontro moderato dall’editorialista di Terza Repubblica.it, Davide Giacalone, il quale nel discorso di apertura ha esposto la tesi – “impegnativa e di difficile realizzazione”, come ha ammesso egli stesso –di Società Aperta. E l’idea di convocare una Assemblea Costituente, subito dopo il referendum sulla devolution del 25 giugno – “a prescindere da qualunque sia il risultato” – è stata approfondita da Cisnetto nel suo intervento (versione integrale pubblicata su Terza Repubblica.it http://www.terzarepubblica.it/articolo.php?codice=772). Forte della sua posizione di “notista” politico, Franchi ha voluto mettere in evidenza quali sarebbero gli ostacoli a un progetto tanto ambizioso. “Perché noi abbiamo a che fare con una classe politica incapace di interpretare le esigenze dell’elettorato”. Pur ammettendo la giustezza del necessario cambiamento e delle idee di Società Aperta, Franchi non ha nascosto le sue perplessità sulla realizzazione. “La Grosse Koalition, un eventuale terzo polo, la nascita di un Partito democratico sono tutte possibilità positive. Chiunque, tra riformisti e moderati, è d’accordo su queste analisi. Tuttavia, il problema è che entrambe le coalizioni hanno la sfortuna di reggersi su dei piedistalli di massimalismo”. Non solo, “la Costituente è sì una proposta importante, ma è altrettanto un problema antico, avanzato da forze politiche che, purtroppo, non hanno trovato dei sostegni consistenti”. Successivamente, Giacalone si è rivolto a Pagnoncelli, per chiedergli spiegazione del perché gli istituti di sondaggi, prima delle elezioni, non hanno saputo prevedere l’ormai famoso “pareggiotto”. Il presidente dell’Ipsos – senza giustificazioni – ha riconosciuto le tante possibilità di errore che gli osservatori possono commettere, “specie perché, prima del voto, si verificano avvenimenti le cui ripercussioni sono impossibili da prevedere”. D’altra parte, superata la fase calda delle elezioni, il cambiamento si deve sviluppare su alcuni elementi ben precisi: la fascia di astenuti, la nuova legge elettorale, ma soprattutto i temi che l’elettorato vuole sentirsi argomentare da suoi rappresentanti politici. “Certo, sono stati pochi coloro che non sono andati a votare – ha detto Pagnoncelli – ed erano elettori del centro-destra, sfiduciati e delusi da una Casa delle Libertà, improduttiva nei suoi cinque anni di governo, e da un Berlusconi impossibile da confermare”. Con questo proporzionale, inoltre, è sparito il rapporto tra il territorio (i cittadini di un collegio elettorale) e la rappresentanza (il politico candidato). “Questo ha creato, sia da una parte che dall’altra, una separazione tra le realtà sociali che costituiscono il Paese e la classe dirigente. Quest’ultima si aliena ogni giorno di più, si allontana e perde l’elemento rappresentativo che è basilare nella struttura democratica”. Analisi, questa, accolta in pieno da Pezzotta. L’ex segretario della Cisl, non celando un sentimento pessimistico, ha però ricordato che, stando così i fatti, questo è il risultato elettorale. “Chi ha vinto, seppur di poco, non può sottrarsi dal governare”. Pezzotta, però, non ha nemmeno escluso la possibilità, “anzi, il dovere immediato di avviare un dialogo tra le due coalizioni”. Perché l’Italia sta attraversando un declino strutturale preoccupante, che rischia di portarci all’esaurimento. E perché Cdl e Unione insistono nel presentare ai cittadini programmi sterili e lontani dai problemi reali del Paese. “Tuttavia, quella della Assemblea Costituente – ha aggiunto – è realizzabile solo se ci sono le condizioni politiche. Vale a dire dialogo e apertura tra le frange moderate e riformiste”. Ultimo a intervenire è stato Bruno Tabacci, il quale ha fatto una riflessione sul “declino del comune sentire”: vero dramma del Paese. “E a questo si accompagna l’evidente impreparazione della classe politica. Certo, ha ragione Pezzotta – ha detto il deputato Udc – nel dire che adesso è il momento per governare. Ma come?” Tabacci ha voluto sottolineare che, di fronte ai tanti temi delicati, “non solo la coalizione ora al governo rischierà ogni volta lo sfaldamento, ma tutto l’establishment parlamentare, inesperto e di evidente scarsa qualità, non sa e non saprà come rispondere”. Ed è su questo punto che Giacalone ha voluto concludere il dibattito. “Vi invito – ha detto – a confrontare quanto detto stasera con il dibattito politico che quotidianamente ci viene fornito dai media”. Con questa piccola provocazione, l’editorialista ha sintetizzato il vero messaggio di Società Aperta. Cambiare le regole, per cambiare e migliorare la politica. Cambiare la Costituzione, per spronare l’Italia a ripartire su un percorso migliore.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario