ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Quando la tattica prevale sulla strategia (1)

Nessuna visione lungimirante dello Stato

Quando la tattica prevale sulla strategia

Dopo il referendum non si è chiuso il ciclo della confusione. Il bipolarismo è logoro

di Elio Di Caprio - 28 giugno 2006

Dopo l"ultimo referendum, secondo molti commentatori più o meno neutrali, si sarebbe chiuso un ciclo, quello cominciato con le interminabili campagne elettorali dell"ultimo anno che hanno visto il centrodestra soccombere in ogni consultazione popolare.
Ma più che un ciclo si è chiusa una fase fin troppo lunga di confusione nella transizione, senza però che si sia arrivati a un punto fermo di chiarezza per ripartire. Negli ultimi mesi non abbiamo avuto un"elezione politica e un referendum, ma due referendum, uno dietro l"altro, il primo su Berslusconi sì e Berlusconi no, l"ultimo su una riforma pasticciata e incomprensibile che solo la Lega aveva interesse a portare avanti.
Eleggere vuol dire scegliere. Ma vere e proprie elezioni non ci sono state nemmeno il 9 aprile se non è stato consentito in quell"occasione agli elettori di scegliersi i propri candidati, imposti invece a scatola chiusa dalle segreterie dei partiti. Al posto delle scelte sono prevalse le effimere passioni pro o contro, o forse si è stati costretti a “scegliere” tra il peggio e il meno peggio. Con costi di instabilità complessiva che ancora pagheremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni, se non avremo il coraggio di riformare assieme la Costituzione e la legge elettorale.
Quando la classe politica fa prevalere la tattica sulla strategia – e questo avviene ormai da più di un decennio per il timore che vengano alla luce le profonde discrepanze all"interno dei Poli- non si può pretendere che siano gli elettori disorientati ad indicare la strada giusta o a schierarsi consapevolmente per l"una o l"altra alternativa, l"una e l"altra proposta.
L"alta affluenza alle urne dei mesi scorsi indica solo che agli elettori piacciono le contrapposizioni semplificate, non che siano d"accordo sulle proposte elettorali. Va però detto che l’ultimo referendum sulla Costituzione una indicazione l"ha data, al di là delle campagne di disinformazione a cui siamo da troppo tempo abituati. Se non altro è stato confermato che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini non si fida di una riforma imposta dall"ex maggioranza di centrodestra per venire incontro alle esigenze localistiche della Lega.
Ma quanti tatticismi e ipocrisie prima e dopo!
Il centrosinistra che “tatticamente” aveva approvato una sua riforma di tipo federalista prima delle elezioni del 2001, annuncia che ogni riforma costituzionale da ora in poi va fatta congiuntamente da maggioranza e opposizione.
Ma perché non dichiara che è pronto a sconfessare e modificare, anche da solo, la sua stessa riforma, visto che ora la pensa diversamente? No, vuole prima concordare con l"opposizione un quorum più alto per tutte le riforme costituzionali a venire.
Alleanza Nazionale che “tatticamente” aveva dato il via e collaborato alle proposte di modifica della Costituzione, pur di dimostrare la sua maturità per una potenziale leadership nel centrodestra, ora deve constatare che buona parte dell" elettorato del centro-sud non si è fidata ed ha rifiutato la riforma sponsorizzata da AN.
La Lega, il cui tatticismo esasperato è stato spesso scambiato per fiuto politico, adesso dice che è disposta ad andare con il diavolo o l"acqua santa, non importa, pur di realizzare il federalismo in Italia. Intanto il suo obbiettivo strategico si allontana sempre di più dopo i risultati del referendum ed il logorio subito nella coalizione di Berlusconi. Sarà la Lega costretta a rifugiarsi nella ridotta del Lombardo Veneto, dopo aver preteso di rappresentare gli interessi del Nord “produttivo”?
Rifondazione ed i comunisti italiani esultano per i risultati del referendum che hanno rimarcato il rifiuto degli italiani ad ogni ipotesi di devolution o di secessione delle regioni più ricche dallo Stato unitario nazionale, ma non per questo disdegnano il loro fattivo appoggio alle minoranze localistiche che combattono la TAV e le grandi opere. Non si accorgono che le impazienze e le intolleranze dei loro adepti hanno una qualche parentela con gli egoismi leghisti?
Tra tattiche e strategie c"è una grande differenza. Le tattiche possono consumare e produrre risultati contrari a quelli voluti: la riforma elettorale boomerang del centrodestra sta lì a dimostrarlo.
Solo la Democrazia Cristiana della “Prima Repubblica” era riuscita magistralmente a destreggiarsi tra tattiche e strategie, per poi logorarsi e logorare l"intero quadro politico nella fase finale della sua quarantennale esperienza di governo.
Ma l"attuale bipolarismo all"italiana, che pure aveva suscitato speranze di radicali cambiamenti, è già logoro. Rischia di perdersi in lotte tattiche di puro potere, senza che nessuno riesca a farsi carico di una visione strategica degli interessi della nostra comunità.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Terza Repubblica è il quotidiano online fondato e diretto da Enrico Cisnetto nato nel 2005 dall'esperienza di Società Aperta con l'obiettivo di creare uno spazio di commento indipendente e fuori dal coro sul contesto politico-economico del paese.