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Ieri “Uolter”, oggi “Piergigi”, domani?

Primarie all’amatriciana

Non vediamo che cosa ci sia da esultare quando all'orizzonte non vi sono programmi alternativi

di Luca Bagatin - 26 ottobre 2009

Orbene, questa storia delle "primarie" del Pd è finalmente terminata con l"ennesimo esito scontato. Come alle scorse "primarie", ha vinto il candidato dell"apparato cattocom: ieri Uolter, oggi Piergigi. Lo spottone "democratico" ha ad ogni modo funzionato alla grande: il partito dei cattocomunisti è stato presente nei media come non mai (pur senza lanciare alcuna proposta concreta per il destino del Paese) e, con i due euro richiesti ad ognuno dei tre milioni di "elettori", è anche riuscito a far cassa.

Peccato che in tutto ciò manchi la serietà dei Padri nobili della tradizione cattocomunista da Togliatti a Berlinguer passando per Aldo Moro e Dossetti che, saranno anche stati dei gran clericaloni e conservatori, ma non mancavano certo di equilibrio e sobrietà politica. Un"americanata così, insomma, dubitiamo l"avrebbero tollerata. Che poi, a dirla tutta, le americanate bisogna anche saperle fare per bene.

Negli Stati Uniti d"America - unico Paese al mondo ove esiste l"istituto delle primarie (quelle serie, appunto) - i candidati in lizza si presentano alcuni mesi prima delle elezioni nazionali. Ed è lì che si decide democraticamente chi sarà a guidare il partito che lo porterà ad essere il nuovo Presidente degli USA. Detti candidati, inoltre, non solo girano in lungo ed il largo il Paese spiegando i loro programmi, ma finanche spendono un fottio di soldi provenienti dalle loro tasche (negli USA non esiste, come da noi, il sistema del finanziamento pubblico ai partiti o rimborsi elettorali) e sostenuti alla luce del sole dalle lobby di riferimento. Che, nel bene o nel male, pesano nell"esito dell"elezione (il fatto che ciò avvenga alla luce del sole, purtuttavia, garantisce una trasparenza praticamente inesistente qui in Italia).

L"esatto opposto di quanto avviene da noi ove è l"apparato del Pd a fare da padrone. E, magari, quando c"è un candidato "outsider" come Ignazio Marino, si arriva finanche ad attaccarlo sui media tirandogli fuori vecchi scheletri nell"armadio....magari pure presunti! Non vediamo, insomma, che cosa ci sia da esultare quando all"orizzonte non vi sono comunque programmi alternativi a quelli del PdL.

Ci auguriamo purtuttavia che nel PdL vi sia un serio chiarimento relativamente alla linea da seguire: è impensabile che si possano fare le riforme di cui questo Paese ha bisogno con un Ministro dell"Economia statalista come Giulio Tremonti, che vuole mantenere la pressione fiscale agli attuali livelli e che ripropone una vecchia chimera cattocomunista: il posto fisso.

Su almeno tre punti il Premier Berlusconi non può rimandare o avere dubbi: abolizione delle Province ed enti inutili; abolizione progressiva dell"Irap e riforma della giustizia che preveda finalmente la separazione delle carriere dei magistrati. Se così non sarà il PdL avrà perso la scommessa con l"Italia intera e non sarà per davvero dissimile dal carro cattocomunista. www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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