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Public Policy

L'editoriale di Terza Repubblica

Copiare la Merkel

COPIARE LA GERMANIA DI ANGELA MERKEL PER ARGINARE IL NOSTRO DISFACIMENTO POLITICO-ISTITUZIONALE.

24 ottobre 2020

Uno spettacolo inguardabile, deprimente, immondo. È il combinato disposto tra la irresponsabilità del governo, che scarica su sindaci e governatori regionali l’onere del “lockdown strisciante” in cui ci stiamo immergendo, e il suo approccio paternalistico-impositivo, per cui si pretende di indicare per tabulas persino quanta gente può sedersi al nostro desco, salvo precipitarsi a smentire (excusatio non petita, accusatio manifesta) che nessuno può mandare i carabinieri a controllare. Ed è il combinato disposto tra tutto questo e il protagonismo della politica locale, che rincorre quella nazionale sul terreno del coprifuoco a suon di decreti e proclami, senza peraltro essere capace di bypassare le linee dei confini istituzionali, di cui il Covid si fa beffe, e quindi non riuscendo a focalizzare nel concreto gli interventi (di prevenzione e sanitari) laddove davvero servono. È l’apoteosi delle contraddizioni di un paese che non è né federale né centralista – contraddizione consacrata dalla riforma costituzionale del titolo V, che ci ha reso un insieme di 20 staterelli autonomi – che pratica l’irresponsabilità amministrativa a tutti i livelli ma in cui i vari ambiti istituzionali si contendono la primazia nell’esercizio delle decisioni formali e, soprattutto, della loro narrazione mediatica.

A fronte di questo spettacolo indecente messo in scena dall’Italia di Conte e dei De Luca e dei Fontana, ce n’è uno virtuoso, quello offerto dalla Germania guidata da Angela Merkel. Il quale, se comparato con il nostro, non solo svetta, ma finisce involontariamente con l’infierire esaltando ancor più le italiche miserie. La cancelliera tedesca ha parlato alla nazione – pratica tanto più efficace in quanto esercitata raramente e sobriamente – non per accompagnare con delle chiacchiere decreti impositivi, ma per far leva sul senso di responsabilità dei suoi concittadini. Usando un tono materno ma non paternalistico (vedi filmato), Merkel ha chiesto ai tedeschi di usare prudenza e di ridurre al minimo indispensabile i contatti relazionali. Sostanzialmente le stesse cose che, con tutt’altro metodo, si chiedono agli italiani. Ma, appunto, è la modalità a fare un’enorme differenza: da noi il metro è paternalistico-impositivo, in Germania è responsabilizzante. Inoltre, Conte e i governatori che in queste ore si rincorrono nell’aggravare i coprifuoco fino a veri e propri lockdown (Campania), si presentano al cospetto dei cittadini avendo mostrato tutta la loro inettitudine nel dar seguito con atti concreti alle decisioni assunte e agli impegni presi, mentre la forza di convincimento della cancelliera tedesca deriva dalla credibilità acquisita in questi mesi in cui sono state concretamente messe in campo politiche efficaci sul piano economico, sanitario, dei trasporti pubblici e dell’istruzione. Inoltre, il consolidato sistema federale tedesco – autentico, non tarocco come il nostro – consente di rendere fluido il processo decisionale tra istituzioni centrali e periferiche, senza conflitti né forzature. Noi, invece, abbiamo trasferito la fisiologica dialettica parlamentare tra maggioranza (eterea) e opposizione (evaporata) in quella patologica tra Governo e Regioni, e in particolare quelle guidate dal centro-destra (14 su 20). Così la conflittualità istituzionale è assicurata, la confusione massima e il sistema nel suo complesso s’indebolisce.

Non è un caso che Conte abbia detto “dipenderà da come si comporteranno gli italiani”, e Merkel “conterà quel faremo ogni giorno, il destino è tutto nelle nostre mani”. Paiono frase simili, ma a ben vedere tra loro corre una distanza enorme, quella che corre tra un politico che si specchia nei sondaggi e uno statista che si mette in gioco scambiando con i suoi concittadini il coraggio di dir loro la verità in cambio dell’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno di loro.

Il mio amico Luca Pani, già direttore generale dell’Agenzia del farmaco e professore ordinario di Farmacologia e Psichiatria Clinica all’Università di Miami, sostiene che non siamo di fronte a “quell’assunzione di responsabilità che sarebbe stata necessaria 8 mesi fa e che adesso è assolutamente cruciale. La politica ha il diritto di ascoltare tutti gli esperti che vuole o anche nessuno, ma poi ha il dovere di fare delle scelte univoche, centrali e chiare per assumersi tutte le responsabilità conseguenti. È solo così che si vincono le guerre, e questa è chiaramente una guerra”. Sono perfettamente d’accordo: il governo parli poco e chiaro, faccia quel che dice e non consenta a nessuno di scavalcarlo nelle decisioni, altrimenti i comportamenti di contenimento da parte dei singoli non potranno che essere poco efficaci, ma non certo per colpa loro. Per esempio: è vero che il numero di italiani che hanno scaricato Immuni è basso, circa la metà di quello dei tedeschi; peccato, però, che la nostra app funzioni poco e male, e che i timori circa la privacy non siano stati fugati, mentre la loro ha consentito un tracciamento adeguato. Questa situazione da noi genera sfiducia, e conseguente deresponsabilizzazione, in Germania fiducia e senso di responsabilità. D’altra parte, come sostiene Sabino Cassese, se il vero dato che ci deve allarmare non è quello dei positivi, considerato che per oltre il 90% dei casi si tratta di asintomatici, ma il numero delle terapie intensive e il loro eventuale esaurirsi, il fatto che ci siamo fatti prendere in contropiede su questo punto – perfettamente prevedibile – la dice lunga sull’incapacità di programmare e progettare, a tutto vantaggio del chiacchierare e surfeggiare sui problemi.

In questo contesto si capisce perchè le risorse del MES, che potrebbero consentirci di riformare in profondità il sistema sanitario – e persino il decentramento amministrativo, ad essere conseguenti – vengono lasciate a Bruxelles. Il governo, che esiste non per affrontare i problemi sulla base di un programma condiviso ma per evitare che se ne formi un altro in caso di elezioni, considera opportuno evitare le conflittualità politiche che il MES è destinato a suscitare. Conte non è né favorevole né contrario al MES – come probabilmente per qualunque altra cosa al mondo che non sia la sua perpetuazione a capo di un qualunque governo – e per questo non gli costa fatica dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Anche a costo di affermare vere e proprie bestialità, come quelle pronunciate nella sua ultima performance televisiva (ultima al momento in cui scrivo, ma temo che tra domenica e lunedì ci toccherà sorbircene un’altra) quando ha evocato un stigma dei mercati finanziari che ci cadrebbe come una maledizione sulla testa se dovessimo chiedere quei soldi, o quando ha affermato che quello sarebbe debito e che come tale va ripagato, come se i soldi del Recovery o quelli direttamente ricavabili sul mercato dei titoli di Stato non lo fossero. L’ineffabile presidente del Consiglio ammette che il costo del MES è inferiore a quello della raccolta con emissione di Btp, ma minimizza quando invece si tratta di mezzo miliardo l’anno, calcolando che l’effetto stigma sarebbe ben maggiore. E qui dice una sonora bugia, perchè finge di non sapere che se oggi lo spread è sceso rispetto a qualche tempo fa lo si deve solo ed esclusivamente all’intervento della Bce, il quale prima o poi finirà non fosse altro perchè in questo momento la banca europea sta comprando Btp ben oltre la quota che ci spetterebbe (25% del totale anziché 17%), lasciando che il differenziale con Bund tedeschi torni a salire (mentre quello del MES è un tasso fisso). Quanto all’evocato stigma, siamo davanti ad una vera e propria barzelletta: ma davvero l’avvocato del popolo pensa che gli italiani si bevano l’idea che i mercati verrebbero a scoprire le nostre magagne di finanza pubblica perchè chiediamo i soldi del MES, mentre non facendolo resterebbero convinti che a Roma va tutto bene e che il debito pubblico al 160% sia un dettaglio contabile?

La verità è che lo stigma ce lo guadagniamo ogni giorno con l’economia che non riparte, con lo spettacolo offerto nella (non) gestione della seconda ondata di pandemia, con l’esplosiva crisi istituzionale che prima o poi costringerà gli interlocutori internazionali a dover esercitare le relazioni diplomatiche con 20 governatori regionali anziché con un capo dell’esecutivo centrale, con la palese irresponsabilità di un governo che se mai ha avuto una mission, di certo l’ha perduta e si mostra non in grado di recuperarla. Il Paese, atterrito e senza più la fibra morale che aveva la primavera scorsa e che gli ha consentito di sopportare un lockdown troppo lungo e insensatamente generalizzato su tutto il territorio nazionale pur essendoci disparità enormi tra area e area, in queste condizioni affonda. Con o senza un nuovo lockdown esplicito (quello strisciante già c’è), tanto il “fermi tutti” lo hanno già decretato i cittadini, che spaventati dall’inefficienza pubblica e dal dilettantismo politico almeno quanto, se non di più, li spaventi la rapida diffusione dei contagi, stanno abbassando le saracinesche dei consumi, degli spostamenti, della vita collettiva e, per ora fortunatamente solo in parte, di quella produttiva. E quando il sistema dell’emergenza sanitaria – per il Covid, ma anche e soprattutto per altre gravi patologie, in primo luogo quelle cardiovascolari e oncologiche, letteralmente dimenticate per effetto della psicosi pandemica – non dovesse reggere più, allora i delusi di oggi diventeranno gli incazzati di domani, a cui non ci sarà nessuno che sarà in grado di spiegare perchè i 37 miliardi già disponibili dall’estate non sono stati presi e utilizzati per fronteggiare la seconda ondata della pandemia.

In quest’ora buia – per dirla alla Churchill, senza però averne uno a disposizione, neppure in scala ridotta – l’unica notizia che mi consola è che proprio intorno al MES è sorta una forza parlamentare trasversale che mette insieme componenti della maggioranza (Pd, renziani e qualche ex 5stelle) e dell’opposizione (per ora berlusconiani, ma sarebbe interessante capire se le velleità di Giorgetti ed altri nella Lega si manifesteranno concretamente su questo fronte). Un intergruppo dal nome esplicito, “MES subito”, che potrebbe scuotere la foresta pietrificata e paludosa della politica italiana ed essere premessa per la creazione di un clima costituente dove tutte le forze, di maggioranza e di opposizione, presenti e (sperabilmente) future, trovino le giuste modalità per salvare il Paese dalla pandemia ma soprattutto da se stesso. Magari chiedendo ad Angela Merkel come si fa. Accendiamo ceri votivi perchè questo avvenga.

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