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L'editoriale di TerzaRepubblica

Amministrative, aspettiamo i ballottaggi

RISULTATI E CONSEGUENZE DELLE AMMINISTRATIVE SARANNO LEGGIBILI SOLO DOPO I BALLOTTAGGI. PER ORA GIRANO BUFALE

11 giugno 2016

Come pronosticato, nelle grandi città e persino nei comuni di medie dimensioni i ballottaggi non sono più l’eccezione ma la regola del voto amministrativo. Dunque è inutile voler trarre conclusioni politiche dopo la prima tornata elettorale. E a maggior ragione è puro azzardo proiettare ora i dati del primo turno sul referendum di ottobre e sulle future elezioni politiche. In questa fase, più che impegnarsi in valutazioni prospettiche è opportuno smontare almeno tre sciocchezze che circolano e su cui si sono prontamente innestati dibattiti, ridondanti quando non anche tossici.

Il primo giudizio forzato è quello su Renzi, dato già per sconfitto, e non solo alle amministrative. Ora, che il presidente del Consiglio abbia commesso errori, anzi un considerevole numero di errori, è certo. Prima di tutto, paga l’errore capitale di aver voluto abbinare al ruolo di capo del Governo anche quello di segretario del partito, cosa che noi di TerzaRepubblica gli abbiamo detto e ridetto fin dal primo momento. Poi, nello specifico, ha sbagliato l’approccio alla campagna elettorale: prima ha parlato solo del referendum – tra l’altro personalizzandolo, con ciò riuscendo nella brillante impresa di aggregare tutti i nemici – quindi, capito che questo irritava, si è buttato nella tenzone finendo per essere più di danno che di vantaggio per i candidati Pd. Già deboli di loro perché, come ha ben osservato Claudio Martelli, lui li ha pigramente pescati “nell’arido recinto di un partito spento, diviso tra servilismi e risentimenti, pronto a osannare il capo che vince o a non volerlo ai comizi se appena traballa, che tiene nei centri cittadini ricchi ma perde di brutto nelle periferie, sempre più espressione di un mondo benestante e ben introdotto”. E d’altra parte, dove poteva trovarli, visto che non ha costruito luoghi di aggregazione e selezione politica – le Leopolde sono passerelle mediatiche – né fatto alleanze? Infine, Renzi ha commesso l’errore a nostro avviso più grave: non ha capito che la sua immagine – un po’ per ragioni di forza maggiore, e molto per colpa della sua arroganza – è via via passata da uomo della rupture a perno di un establishment, e per di più sgangherato, contro cui era invitabile che si scagliasse l’ondata populista. Non sufficientemente forti, Renzi e il suo Governo, in termini di autorevolezza e risultati, per essere esenti a sua volta dalle tentazioni peroniste. E governare alternando l’ostentazione del decisionismo (sempre meno credibile alla prova dei fatti) alle parole d’ordine anti-sistema (che suonano meglio in bocca ai guitti del vaffa o a un lepenista alla Salvini) non è proprio il miglior modo per risultare convincenti.

Detto tutto questo, sono assolutamente premature le diverse conclusioni che abbiamo visto trarre in questi giorni, sia quelle che vogliono Renzi già a casa, sia quelle opposte. Sul fatto che il Pd renziano non sia più il partito del 40% delle elezioni europee non ci piove, e sarebbe bene che Renzi ne prendesse atto una volta per tutte. Ma da qui a darlo per morto ce ne corre, e scorgiamo troppi commettere questo errore. Vedremo dopo i ballottaggi, che è bene ricordare sono elezioni nuove, non il secondo tempo di quelle che si sono già svolte, con quali elementi di forza e di debolezza Renzi, perno e nello stesso tempo parafulmine dell’intero sistema politico italiano, potrà affrontare il dopo elezioni. Certo, non è difficile pronosticare che perdere Roma sarà grave ma anche un po’ scontato, perdere pure Milano comincerà ad essere pesante, mentre se alle due città più importanti si dovesse aggiungere anche Torino e, peggio ancora, anche Bologna, si parlerà inevitabilmente di débâcle. Uno scenario che aprirebbe nel Pd quella resa dei conti che finora non c’è stata e che – siamo pronti a scommettere – vedrebbe il governatore della Puglia, Emiliano, alla testa della rivolta (attacco alla segreteria o addirittura scissione). Rimane comunque il fatto che a Renzi premier fanno più male i fischi dei commercianti (quelli all’assemblea di Confcommercio), sintomo di una sfiducia sul fatto che l’Italia sia davvero uscita dalla recessione così come il capo del Governo ha sbandierato ai quattro venti per mesi.

Il secondo errore che abbiamo visto commettere dopo la prima manche elettorale è dare per vittoriosi i 5stelle, ma soprattutto considerarli emancipati dalle vecchie logiche padronali della ditta Grillo & Casaleggio per il solo fatto che il comico genovese è rimasto defilato nella competizione. Allora, circa i risultati, si vedano i numeri elaborati dall’Istituto Cattaneo, secondo il quale i 5stelle risultano più forti solo rispetto alle precedenti elezioni amministrative del 2011, cui parteciparono in modo molto limitato, mentre rispetto alle ultime politiche perdono quattro punti. Anche qui, dunque, attendiamo l’esito dei ballottaggi, anche se francamente è difficile credere che alla Raggi possa sfuggire il Campidoglio. E solo piazzeranno la bandierina anche a Torino li potremo definire vincenti. Quel che è già certo, invece, è che non sia affatto in corso un mutamento genetico del movimento pentastellare, la cui gestione era e rimane opaca e priva di salvaguardie democratiche, e la cui proposta è ancora rozza, banale e priva di cultura politica. Il fatto che sia cresciuto l’interesse per i grillini nelle rappresentanze diplomatiche in Italia e persino oltre Tevere, il fatto che i dirigenti più noti del movimento siano ricevuti, trattati e studiati come protagonisti della vita politica, non significa altro che i poteri si predispongono a fare i conti con loro. Ma questa attenzione, così come il loro consenso elettorale, sono inversamente proporzionali ai loro meriti e direttamente proporzionali ai demeriti degli altri partiti e più in generale della vecchia classe politica. Dunque chi scommette sul fatto che prima o poi i grillini dismetteranno la loro orgogliosa “diversità” per aprirsi alla collaborazione con altri deve sapere che corre lo stesso rischio di chi sottoscrive l’aumento di capitale di una delle banche in default. Auguri. Si dice: ma Luigi Di Maio non nasconde l’ambizione di scalare Palazzo Chigi. Vero. E se sarà, dovremo tutti ringraziare Renzi e il suo sciagurato sistema di voto chiamato Italicum. Ma finora, al di là dell’abbigliamento e della postura istituzionale, non gli abbiamo sentito tirare fuori un’idea che una.

Infine, la terza lettura sbagliata che vediamo girare dopo le amministrative (ma circolava anche prima) riguarda la cosiddetta tripolarizzazione del sistema politico. Lettura che discende dalla constatazione che al vecchio bipolarismo si è aggiunta la terza gamba dei 5stelle. L’aggiunta del terzo incomodo è vera, peccato però che nel frattempo non ci sia più né il centro-sinistra perché è rimasto solo il Pd (parliamo delle forze elettoralmente vive, non di quelle oggi sedute in Parlamento), né tantomeno il centro-destra, visto che – caso Milano a parte, che pensiamo non sia destinato a lasciar traccia a livello nazionale, comunque vada il ballottaggio – la Lega e la destra lepeniste sono destinate a far storia a sé e prima o poi a incrociare il loro destino con quello dei grillini, mentre il berlusconismo non pare poter avere eredi se non a prescindere da Berlusconi e da Forza Italia.

Ne parliamo dopo i ballottaggi, e in attesa del referendum. Ma il quadro è destinato a mutare. Profondamente. Non sappiamo ancora se in meglio o in peggio.

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