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L'editoriale di TerzaRepubblica

Chi di giustizialismo ferisce...

VOTARE LA DITTA GRILLO&CASALEGGIO? CHI DI GIUSTIZIALISMO FERISCE DI GIUSTIZIALISMO PERISCE

21 maggio 2016

Paura della contaminazione, sindrome del traditore. Come dimostra il caso Pizzarotti, ultima di una lunga serie di epurazioni di parlamentari e amministratori locali, il movimento 5 stelle è ossessionato dal desiderio di tutelare la sua (presunta) verginità morale. Avendo intercettato il consenso esclusivamente su una parola d’ordine, efficace ma che può facilmente diventare un pericoloso boomerang – “noi siamo onesti, voi siete ladri” – i pentastellati temono non solo che qualche episodio di natura giudiziaria possa incrinare la loro immagine di redentori della pubblica morale intenti a cacciare i peccatori dal tempio, ma anche che al loro interno si possano formare spazi di dissenso, che naturalmente loro bollano come frazionismi frutto di intollerabili ambizioni personali.

Il sindaco di Parma non è stato sospeso per l’avviso di garanzia – peraltro figlio della deriva giustizialista, che ormai rende impossibile fare l’amministratore pubblico in Italia, per cui ogni atto amministrativo è per definizione da impugnare e, complice l’obbligatorietà dell’azione penale, da indagare – ma perché fin dalla sua nomina aveva dimostrato di voler rappresentare l’intera città e rispondere direttamente ai cittadini, evitando il collo di bottiglia strettissimo della Ditta (questa sì, altro che quella di Bersani) Grillo&Casaleggio. Se fosse stato per l’indagine non si capirebbe il diverso trattamento riservato al sindaco di Livorno, se fosse per non aver reso pubblico l’avviso di garanzia non si capirebbe perché la stessa sorte di Pizzarotti non sia toccata a Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, accusato nel 2013 per via di una denuncia presentata nei suoi confronti da un’agenzia di pompe funebri, posizione archiviata nell’aprile 2016 nel più assoluto silenzio. Questi hanno una tripla morale: non solo un avviso di garanzia che li colpisce è diverso da quello che colpisce gli altri partiti, ma c’è avviso e avviso anche per loro.

Inoltre al sindaco di Parma è costata cara una recente intervista al Corriere della Sera contro il peso dei Casaleggio nel Movimento, nella quale, oltre a chiarire che non intendeva chiedere il permesso per esprimere quella sua opinione, attaccava a viso aperto i giustizialisti pentastellati schiacciati sulle posizioni delle procure, invitandoli a smetterla con l’opposizione pregiudiziale a tutto e a tutti per rendersi conto che nell’amministrazione della cosa pubblica bisogna “sporcarsi le mani”. D’altra parte, a suo tempo i maggiorenti del movimento lo avevano già accusato di non avere chiuso un inceneritore per rispettare la legge. E sarebbe bastato quell’episodio per capire che alla prima occasione lo avrebbero freddato come veri killer. Lo pensa anche il professor Paolo Becchi, prima vicinissimo ai grillini e poi da un po’ di tempo loro implacabile fustigatore, secondo cui Pizzarotti ha subìto un regolamento di conti in una guerra per bande interna ai 5stelle.

Il tema vero, dunque, è quello di come funziona la vita di un partito (non vogliono che li si chiami così, ma lo sono) che con tutta probabilità si accinge nelle prossime amministrative a conseguire un risultato elettorale e politico di grandissimo rilievo, ponendo una seria ipoteca, se Renzi non avrà il coraggio e la furbizia di cambiare radicalmente l’Italicum, anche sulle elezioni politiche prossime venture. Domanda: distrutta la forma partito classica, come si fa a selezionare la classe dirigente? Come si filtra chi si avvicina? La risposta sta proprio nella modalità militare con cui la Grillo&Casaleggio ha gestito le espulsioni: per evitare di fare la fine del partito di Di Pietro o della Lega di Bossi, ma anche, almeno in parte, del Pd vecchio e nuovo, si sono inventati un centralismo monarchico assoluto, padronale come e più di quello di Berlusconi in Forza Italia, basato su regole non scritte e quindi del tutto discrezionali.

Ezio Mauro, prima ancora che esplodesse il caso Parma, aveva suggerito ai grillini di sfuggire allo spirito “dell’Apocalisse”, che li induce a sentirsi tra “i superstiti”. Anche perché è matematico: una volta distrutto tutto e tutti, toccherebbe inevitabilmente a loro. È successo agli ex comunisti e ai fascisti usciti indenni dalla stagione di Tangentopoli, è successo ai leghisti, i prossimi non potranno che essere coloro che urlavano “onestà” al funerale di Casaleggio. E non perché tutti siano corrotti, ma perché se basta un avviso di garanzia per considerare qualcuno colpevole, allora la ruota giustizialista non può risparmiare nessuno. E il fatto che 14 amministrazioni locali grilline su 17 siano alle prese con la giustizia la dice lunga più di qualunque discorso. Chi di giustizialismo ferisce, di giustizialismo perisce.

Naturalmente, non abbiamo nessuna intenzione di gioire delle disgrazie grilline – della serie, finalmente hanno beccato anche loro – né tantomeno di specularci sopra in vista del voto amministrativo. In materia non esiste il “mal comune mezzo gaudio”, semmai il “doppio disastro”. Anzi, come ha scritto efficacemente Davide Giacalone, speriamo che il dolore del trauma provato dai pentastellati sia educativo e li induca a ragionare e cambiare idea. Che è cosa nobile, se non si tratta di trasformismo di gente che passa da innocentista a colpevolista, a seconda della convenienza, senza mai essere garantista. Per questo ci aspettiamo che almeno i due candidati che hanno chance di affermarsi nelle grandi città – Virginia Raggi a Roma, che si è già detta contraria all’uso degli avvisi di garanzia come “manganelli”, e Chiara Appendino a Torino – dicano una parola rassicurante circa la loro autonomia da un partito di proprietà privata (per di più con successione dinastica) del duo Grillo&Casaleggio. Quanto a Pizzarotti ci permettiamo di suggerire non solo di evitare la tentazione di dimettersi da sindaco, ma anche di fare la scelta politica di porsi come punto di riferimento dei dissidenti, mettendosi alla guida di chi ritiene intollerabile che un non meglio identificato “staff” possa decidere la sorte di militanti, amministratori e parlamentari.

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