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L'editoriale di TerzaRepubblica

Solo Renzi può cambiare rotta

SI È APERTA UNA FASE DI TRIBOLATA FIBRILLAZIONE CHE SOLO RENZI PUÒ CHIUDERE. CAMBIANDO MUSICA E ROTTA

di Enrico Cisnetto - 14 giugno 2015

Detto, fatto. Avevamo pronosticato – maledetti gufi, penserà Renzi – che con quei risultati le elezioni regionali avrebbero prodotto frutti avvelenati per la politica, ed ecco che appena due settimane dopo il voto siamo qui a dover constatare i nostri timori erano fondati. Da un lato le fibrillazioni dentro le istituzioni, come la lite governo-regioni (Lombardia, ma non solo) sulla questione dell’accoglienza dei migranti, e dentro i partiti, con lo scontro De Luca-Bindi che arriva in tribunale e rende insanabile la spaccatura dentro il Pd, e con Verdini che trasloca insieme al suo manipolo di “volonterosi” lasciando Berlusconi ancor più in mutande di quanto già non fosse. Dall’altro, le vicende giudiziarie, da “Mafia capitale” al “caso Azzolini”, che rappresentano altrettanti ordigni pronti ad esplodere, rischiando di far traballare anche il governo. Tanto più se, come si vocifera, ci aspettano nuovi capitoli della vicenda romana, per cui la scelta di difendere Marino e la sua giunta potrebbe rivelarsi un boomerang e la contromossa di “commissariare” preventivamente il Giubileo insufficiente. E come sempre avviene nell’intossicato sistema Italia quando un potere forte perde qualche colpo, ecco puntuali alcune vicende “pelose” che rappresentano altrettanti segnali inequivocabili: dalla notizia che Buzzi aveva finanziato la Fondazione di Renzi – in modo regolare, ma che importa – a quella che l’indagine ligure sul padre del presidente del Consiglio, pur essendo stata chiusa, non viene archiviata, giusto per tenere un fucile puntato alla testa del figlio. Se poi lo stesso Renzi ci mette del suo, commettendo errori di metodo e merito come ha fatto con la dilettantesca gestione delle nomine in Cassa Depositi e Prestiti, allora è sicuro che il vaso trabocchi.

Insomma, ahinoi, tutto congiura perché l’estate sia molto calda non solo dal punto di vista meteorologico. La sensazione è che si sia aperta una fase di tribolato passaggio verso non si sa bene cosa, e per di più priva di quella valvola di sfogo (quanto era utile!) che nella Prima Repubblica erano le crisi pilotate (salvo che sia lo stesso Renzi a volerla rispolverare, ma ne dubitiamo). Assisteremo a imboscate parlamentari – una l’abbiamo già vista nella commissione affari costituzionali sulla riforma della scuola – che metteranno a rischio le riforme renziane, e più in generale la tenuta del governo al Senato. Con corollario di mercato delle vacche, che vedrà il passaggio da un partito all’altro e da un fronte all’altro, di parlamentari transumanti. Il che indebolirà Renzi e il governo – comunque, al di là del saldo finale – e darà al Paese, già abbondantemente sfiduciato, ulteriori motivi di preoccupazione e rabbia. Brutta roba.

Dunque, che si può fare per abbreviare la fase delle fibrillazioni e invertire la china? Tutto dipende da Renzi. Deve sparigliare le carte, cambiando musica – basta con la litania delle elezioni vinte e del Paese che sta decollando – e rotta, anche a costo di contraddirsi. Ritiri le (brutte) riforme istituzionali che ha messo in moto e – d’intesa con il Presidente della Repubblica – le incanali verso un’Assemblea Costituente da convocare al più presto e a cui delegare una ridefinizione dello Stato, a cominciare dalle autonomie. Poi, sempre in asse con Mattarella, provi a negoziare con la magistratura una diversa strategia di lotta alla corruzione e al malaffare, prendendo atto del clamoroso fallimento della “via giudiziaria” al risanamento morale del Paese, ormai più che ventennale. Infine, ma in realtà è la cosa da mettere al primo posto, cambi radicalmente politica economica. Prenda atto che le riforme sono servite a fermare l’emorragia del pil e dell’occupazione, ma non hanno invertito in modo significativo e stabile la tendenza. Siamo usciti dalla recessione – grazie ai fattori esterni, come il cambio, la liquidità immessa dalla Bce e il crollo del prezzo del petrolio – ma la ripresa non c’è ancora. Sono tornate le assunzioni, ma in misura marginale e solo grazie agli incentivi. Insomma, la svolta non c’è stata. Per questo, ora, occorre crearla. Con un taglio delle tasse che non si preoccupi di aumentare il deficit corrente, e con investimenti pubblici significativi, compensati da un intervento straordinario sul debito – attraverso l’uso finanziario del patrimonio pubblico – che consenta di dire all’Europa di non romperci le scatole.

Se poi tutto questo si facesse rafforzando la qualità del governo e più complessivamente della classe dirigente e dei consiglieri del principe di cui Renzi si circonda, tanto di guadagnato. Renzi ha nel fatto di essere indispensabile per assenza di alternative, che non siano i populisti di ogni risma, il suo punto di forza e di debolezza insieme. Le elezioni europee gli avevano detto che per gli italiani era un punto a favore, e su quello ha costruito la sua legittimazione e la sua forza politica. Ora quelle regionali, un anno dopo, gli hanno detto che non è più così, che usare con arroganza la percezione che gli italiani hanno che non sia avvicendabile diventa un boomerang. Per questo deve avere il coraggio di cambiare. D’altra parte, se una cosa ha dimostrato, è proprio che il coraggio non gli manca. Ora lo usi al meglio.

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