ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Articoli » 
  • 20181210 - Il vento del Nord e il virus del leaderismo

Riflessioni sulla TerzaRepubblica

Sull'orlo del baratro

Il vento del Nord e il virus del leaderismo

di Fabio Fabbri - 10 dicembre 2018

Ho letto con vivo interesse e, come sempre, confortato dall’idem sentire de re pubblica, l’editoriale di TerzaRepubblica del 30 novembre. Finalmente si enfatizza la realtà che i grandi media ignorano o minimizzano: in Piemonte, in Lombardia, in Veneto e in Emilia-Romagna: “la produzione industriale frena, le esportazioni rallentano e gli investimenti, persino quelli già programmati, si contraggono.”.

Al cospetto di questo inquietante scenario, il fronte degli interessi produttivi, la locomotiva del Paese composta da Confindustria, Confartigianato ed dall’area riformista della CGIL cominciano a reclamare “un cambio radicale del verso che il governo populista-sovranista ha dato alla politica economica.”

Per contro, fino ad ora il dissenso e la protesta nei confronti dell’azione di governo del mondo del lavoro considerato da sempre di sinistra, che comprende anche il movimento cooperativo, sono stati finora assai flebili: nessuna mobilitazione di massa, scarsi i gridi di allarme: è mancato, e manca ancora, il fronte comune della sinistra politica e sindacale con il “partito del Pil” e degli investimenti strutturali.

La situazione è quasi improvvisamente cambiata dopo la sollevazione delle “madamin” di Torino in difesa della TAV e dunque degli investimenti ad essa correlati. Oggi tutto il mondo imprenditoriale è in campo contro il disastroso malgoverno della nuova classe al potere dal nefasto 4 marzo.

Al cospetto di questo mutato scenario, è opportuno che le forze politiche e culturali di minoranza, presenti e vive nel Paese e consapevoli della estrema gravità dell’ora, suppliscano alla pochezza del Pd, dedito alla faticosa gestazione del suo congresso.

Va da sé che, in relazione al mio passato politico, mi piacerebbe partecipare a manifestazioni e iniziative comuni di quel che resta dei partiti storici della Repubblica: socialisti, repubblicani, radicali ed anche democristiani. Mi auguro anche che siano criticamente attive le Fondazioni e i centri editoriali che tengono vivi i valori e l’esperienza dei partiti della ingiustamente vituperata Prima Repubblica. Le minoranze, come rimarcavano i miei maestri de “Il Mondo”, sono il sale della terra e spesso “fanno la storia”, come scriveva Mario Pannunzio.

La seconda, lapidaria riflessione di Terza Repubblica, coerente sviluppo della prima, è questa: il governo in carica “rappresenta il problema, non la soluzione”, poiché non è in grado di “raccogliere il disagio e restituirlo sotto forma politico-programmatica per uscire dalla depressione”.

Oh gran bontà dei cavalieri antichi! Mi vengono alla mente il “Piano Vanoni” e il Piano del Lavoro di Giuseppe Di Vittorio e Fernando Santi. Da qui prese avvio quello che passerà alla storia come “il miracolo economico italiano”.

Ancora altri punti stimolanti dell’aureo messaggio di Terza Repubblica: “Trovare i giusti collegamenti con i movimenti civici”. Attualmente centinaia di Comuni della penisola sono guidati da “sindaci civici”, fra cui emerge quello di Parma, la mia città Sono forze nuove - sindaci, assessori, consiglieri, cittadini che li hanno votati - desiderosi di partecipare all’alleanza per l’Italia e per l’Europa che forse albeggia: sono i nuovi patrioti pronti a battersi per far uscire il Paese dal pantano in cui l’hanno immersa gli apprendisti stregoni oggi al potere. Chi meglio del Sindaco di Milano potrebbe guidarli?

Resta ancora da riflettere sull’ultimo messaggio virtuoso di Terza Repubblica: ““costruire il partito che non c’è”, facendo in modo che sia esente dal virus mortale del leaderismo che ha ucciso la politica italiana”. E’ un’esortazione che merita qualche approfondimento. 

Qualcuno dei personaggi cui è toccato di governare l’Italia prima del 4 marzo, dopo tangentopoli e dopo l’avvento di Berlusconi, non è affetto “dal virus mortale del leaderismo”; non merita dunque  la dannazione. E’ bene non dimenticare che la democrazia liberale si nutre di leadership. Lo scriveva già Bryce: lo confermano nelle loro opere Norberto Bobbio, Max Weber e Giovanni Sartori. Per quel poco che può valere la mia testimonianza, aggiungo che ho conosciuto nella mia non breve esperienza parlamentare e di governo alcuni segretari di partito e Presidenti del Consiglio, da Fanfani ad Andreotti, da Craxi a Amato, da Spadolini a Ciampi. Ciascuno di loro esercitava il proprio primato praticando il dialogo e la collaborazione con i maggiori esponenti del proprio e dei partiti alleati. Anche Berlinguer, che è stato il capo carismatico del PCI, si avvaleva della collaborazione, anche dialettica, di altri dirigenti che ho conosciuto da vicino, come Napolitano, Macaluso e  Bufalini. Sono le virtù e la prassi della leadership collegiale che mancano ai maggiori protagonisti dell’attuale rissosa stagione politica.  

 

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario