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  • 20180814 - Disastro Ponte Morandi

Il dramma di Genova

La tragedia annunciata del Ponte Morandi

Una strage figlia della deresponsabilizzazione diffusa a ogni livello, della cultura del non fare, della ideologia del "no a tutto"

di Enrico Cisnetto - 14 agosto 2018

Di seguito l'articolo firmato Enrico Cisnetto pubblicato su Lettera43 e i commenti più significativi dei lettori.

Caro direttore,
è con le lacrime agli occhi e la rabbia che mi sale dentro che, rispondendo ad una tua cortese sollecitazione, ti scrivo questa personale testimonianza sulla tragedia – che considero assolutamente annunciata – di Genova, la mia città. Sono di Sampierdarena, quel ponte l’ho visto nascere, ci sono passato milioni di volte e sotto ci sono le strade della mia infanzia e gioventù. Via Walter Fillak è dove stava la mia scuola. Ricordo l’orgoglio con cui da ragazzo consideravo – consideravamo tutti – quello che abbiamo sempre chiamato il «ponte di Brooklyn» come uno dei segni più tangibili della conquistata modernità della città e del Paese, percependo quanto fosse grande nel mondo l’ammirazione per quel viadotto in cemento armato così avveniristico. Mi piange il cuore per le vittime e le loro famiglie, ma la tristezza lascia il passo ad una rabbia irrefrenabile per Genova, brutalizzata da uno stupro inaccettabile, e per l’Italia, ancora una volta schiacciata sotto il peso di tragedie drammatiche come questa.

UNA TRAGEDIA FIGLIA DEL "PARTITO DEL NON FARE"
Sono convinto che si tratti di una tragedia annunciata. Ma attenzione, non perché abbia elementi specifici su eventuali deficienze nella manutenzione del viadotto. No, ciò che è annunciato, direi urlato da tanto che è evidente, sta nella deresponsabilizzazione diffusa ad ogni livello, nella cultura del non fare, nella ideologia del «no a tutto». Genova tagliata in due da 200 metri di ponte autostradale crollato è la fotografia, che più nitida non si può, dell’Italia che ha perso l’orgoglio di Paese che vuole stare sul confine della modernità, che vuole creare avanguardia e innovazione, e che invece rincula e si rinchiude autarchicamente in se stesso, dedito ora al rancore nichilista ora a leccarsi le ferite, morali e fisiche, della propria condizione vieppiù regressiva. Un Paese che si scandalizza per ciò che accade – dando sempre la colpa a qualcun altro – e che non si accorge, per ignoranza e idiosincrasia al senso di responsabilità, di ciò che sta per accadere.
ORA GENOVA RISCHIA DI RIMANERE FERMA PER MESI
Ma lo sai, caro direttore, che sono passati più di nove anni dal terribile sisma dell’aprile 2009 a l’Aquila e che, a proposito di autostrade, in questi 3.400 giorni che sono trascorsi non si è trovato il modo di approvare burocraticamente, nonostante che i finanziamenti ci siano, i progetti per la messa in sicurezza della A24 e A25 – lì i viadotti sono 170 – che pure la Protezione civile ha definito come collegamenti indispensabili per eventuali azioni di soccorso, considerato che da allora si sono succedute circa 50 mila scosse di terremoto all’anno? E non ti sfugga che se ora Genova rimarrà paralizzata per mesi è perché la famosa Gronda non solo non è stata ancora realizzata, ma continua ad essere oggetto di campagne di ripensamento di cui il “partito del No” porta la totale responsabilità.
Secondo i dati dell’Ance, ci sono 270 opere pubbliche bloccate, per un valore di 21 miliardi che si aggiungono alle 670 che sono state certificate dal ministero dei Trasporti come definitivamente «incompiute». E come si fa a pensare che siano messe in sicurezza le tante strutture del nostro territorio se per terminare un’opera del valore di 100 milioni ci vogliono in media 15,7 anni? In queste ore esponenti del governo parlano dell’impellente necessità di una mappatura delle opere grandi e piccole e del loro stato di salute, ma in questi primi mesi di tutto si è sentito parlare, dall’emergenza migranti che non c’è (almeno non nei termini di cui si dice) ai vaccini passando per il ritorno della naia, e di altro ci si è occupati, a cominciare dai vertici della Rai, meno che di quello che ora, sull’onda dell’emozione e dell’attenzione mediatica, si definisce come prioritario. Inutile, anzi criminoso, piangere dopo, senza aver fatto nulla prima.

COMMENTI DEI LETTORI

Caro Direttore,

sono totalmente d'accordo con Cisnetto. Quella della mia città è una tragedia
annunciata. Sono vent'anni che si discute dell"Gronda", ovvero di un percorso
alternativo al ponte Morandi. In questi vent'anni si sono formati comitati
contro questa alternativa, Grillo con la sua consueta saggezza ha gridato che
costruire la Gronda era un ennesimo spreco di denaro e via discorrendo. In
questo clima nulla si è fatto, se non discorsi e dibattiti.
Sarebbe facile chiudere questa vicenda con l'ennesima "apertura di un fascicolo"
da parte della Magistratura e con l'individuazione di alcuni momentanei capri
espiatori. Occorre andare a fondo del problema. I genovesi devono avere il
coraggio di fare autocritica, di prendere atto che troppo spazio è stato
lasciato a chi irresponsabilmente è contro la modernizzazione del paese, la
manutenzione delle infrastrutture esistenti e la costruzione di più moderne.
Sarebbe un modo concreto di onorare le vittime di questa tragedia. E' questo
l'unico modo di riprendere in mano il nostro futuro, perché, come scrive Burke:
"Il male trionfa quando i buoni rinunciano ad agire" e laddove i buoni per
ignavia tacciono il declino è irreversibile.
Cordiali saluti,
G.B. Pittaluga

 

Il #Ponte di #Genova, metafora tragica dell’Italia di oggi.
Per quelli della mia generazione, era il ponte della felicità. Quando lo si attraversava, sui sedili posteriori della 124 Fiat di mio padre o al volante della prima 500 voleva dire essere arrivati al mare. Dopo il viadotto, c’erano le prime gallerie e poi la distesa di azzurro della riviera di ponente. Vacanze, week end, tuffi, sole. Ecco, il ponte era l’immensa arcata su un sogno di massa. Oggi posso dire che hanno distrutto un sogno, anzi due. Il sogno delle vacanze in Liguria e il sogno più ambizioso e legittimo di vivere in un Paese normale, che cura le infrastrutture, che sostituisce quelle obsolete, che progetta il proprio futuro e raccoglie le sfide della modernità. Oggi lo sceriffo #Salvini cerca colpevoli e offrirà all’opinione pubblica lo scalpo di qualche funzionario negligente o distratto. E cosi farà torquemada #Toninelli, perchè la giustizia sommaria, il giacobinismo da ghigliottina è nel dna dei grillini. Ma le responsabilitã stanno altrove e rimontano nel tempo, ben prima del declinismo grillino e del populismo leghista. Un Paese che ha fatto strade nel mondo dal tempo dei romani, che ha progettato fantastiche opere di ingegneria e architettura nei secoli, che ha prodotto i migliori architetti e ingegneri della storia, si è imprigionato da solo nella miseria burocratica e culturale del non fare. Ponti, ferrovie, strade, « grandi opere » sono idee di carta, oggetto di polemiche, pretesti per battaglie ideologiche. Fra le vittime del ponte Morandi, ci saranno la Tav, le autostrade venete, il ponte sullo Stretto e tante altre ambizioni di un fragile Paese che crolla. (Da non dimenticare l’opposizione ai progetti genovesi di variante al viadotto da parte del comico di Genova. I grillini definirono barzelletta l’obsolescenza del ponte).
L’incuria e i ritardi hanno ulteriormente aggravato la situazione di un territorio fragile e delicato. Ma le alluvioni, i terremoti, i cambiamenti climatici non giustificano il ricorso al destino per mascherare il terribile ritardo culturale delle classi dirigenti.
Se il governo pentaleghista volesse battere un colpo, dare prova di qualche cosa di sensato dopo le grida razziste e la discesa nel medio evo, si lanci un grande piano di rinnovamento delle infrastrutture, chiedendo seriamente un aiuto all’Europa. Questo sarebbe il vero e legittimo « sforamento » dei conti pubblici. Questo otterrebbe il consenso di altri Paesi, altrettando bisognosi di lavori di pubblica utilità. E questo rilancererebbe investimenti, consumi e, in fin dei conti, l’idea di un’Europa davvero utile ai cittadini.
Massimo Nava

Bravo Enrico ,
Ho letto il tuo intervento sulla questione del ponte e come te non entro nella questione tecnica ma tu hai perfettamente rappresentato quello che è da anni il ns paese....... chiacchiere su chiacchiere con la totale incapacità del fare passando dalla politica ai grandi manager pubblici ed a tutti quelli che quando vanno in televisione parlano di senso di responsabilità. Prova a farci caso quando nei prossimi programmi televisivi sentirai qualcuno che dice per senso di responsabilità. Scoprirai che è qualcuno che non ha mai fatto niente .
Saluti
Paolo Ruscalla

Caro Enrico,
condivido e sono, come te, avvilito e incazzato.
Il degrado del nostro paese, in termini, di classe dirigente, di modernità, di competitività e di credibilità, è sempre più grave, ma non basta purtroppo rilevarlo e denunciarlo: occorre reagire.
Chissà che traumi violenti, dolorosissimi e costosissimi, come questo che ha colpito la cara Genova, non risveglino noi Italiani dal nostro colpevole e letale "panciafichismo".
"Quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa", intendendo per "Dio", molto laicamente quel "principe che non c'è" e tuttavia è indispensabile per coalizzare le forze migliori di questa nostra Italia e mobilitarle contro i ladri, gli incompetenti e i praticanti del "non fare" che ci hanno governato, ci governano e ci stanno distruggendo.
Sono vecchio e certamente non ho molti anni da vivere nè grandi energie da spendere, ma quel poco che mi resta lo metto a disposizione.
Fai qualcosa!.
Un abbraccio, Mario.
Mario Lupo

Grande testimonianza. Lucida e commovente, amico mio
Luigi
Luigi Bisignani

Carissimo Cisnetto,
mi unisco al dolore, alla rabbia, alla denuncia espressi nella lettera.
Francesco Canepa

Caro Enrico,
non so se leggerai questa mia ma volevo dirti che trovo la tua testimonianza l’unica cosa di buon senso (nonostante l’emozione) che sia stata scritta e detta a proposito della tragedia di Genova.
Provo un’incontenibile irritazione per il susseguirsi di dichiarazioni in cui appare come priorità assoluta la ricerca dei responsabili e la Procura viene invocata come la Madonna vendicatrice. Nessuno dei tuoi colleghi giornalisti (scusami per l’associazione) e ancor meno i rappresentanti delle istituzioni si è soffermato almeno “di striscio” sugli effetti del non fare... il peso di anni e anni di demagogia ha fatto crollare non solo il ponte di Genova ma l’intero Paese!
Un caro saluto,
Antonio Romano

caro Enrico,
plaudo e condivido la tua lettera e aggiungo che dobbiamo VERGOGNARCI di tutto cio' e non piangere serve a nulla . Grazie per la tua puntuale e obiettiva voce ti abbraccio
Roberto Variola

Caro Enrico,
Non solo condivido pienamente quanto scrivi, ma aggiungo che il caso di Genova, nella sua terribile tragicità, non è stato, e rischia anche per il futuro, di non essere un caso isolato.
Alle ragioni "politiche" che hai giustamente individuato si sommano inadempienze quotidiane che diventano poi la causa ultima dei vari disastri.
Mi riferisco in particolare allo stato di abbandono e degrado in cui si trova la stragrande maggioranza della viabilità ordinaria. Ormai non è più solol'asfalto vecchio e pieno di buche, ma sempre più di frequente cede il sottofondo delle strade, antipasto di frane piccole e grandi.
Interventi zero, salvo riempire i tracciati di cartelli di ogni tipo o di semafori per regolare sensi unici che durano letteralmente anni.
Nel frattempo il traffico di questa Italia "statisticamente" sempre più povera, cresce continuamente e contribuisce ad accelerare il degrado.
Quid agendum? Difficile anche solo immaginarlo in un paese che si è consegnato in massa ad una classe politica che nel ricordare le cose più importanti fatte nei primi mesi del suo Governo ha citato l' abolizione dei vitalizi, la rottamazione dell'aereo di Renzi e il capolavoro del decreto dignità.
Anche per rispetto dei tanti innocenti che hanno perso oggi la loro vita, speriamo che tutto ciò serva per risvegliare il nostro paese dal reality show in cui si è cacciato e per ritrovare il senso della politica e della buona amministrazione.
Un caro saluto
Davide Croff

Caro Enrico, siamo finiti in mano ad analfabeti. E non riesco a capacitarmi che siamo scivolati lentamente dai La Malfa, Moro, Spadolini, Andreotti, lo stesso Craxi, fino a ignorantelli privi di qualsiasi senso dello Stato.
Che pena
Marco Nese


@rmarcanti via Twitter
I miei genitori, appena sposati, hanno vissuto un anno in via Walter Fillak, con mio padre ferroviere a Genova. Mi sono sempre sentito legato a quella città, a quel quartiere popolare, fiero anche di essere stato "concepito" in quella via che porta il nome di un eroe partigiano.
Adesso purtroppo tra le risonanze di questo nome ci sarà anche il grande dolore che ha toccato tante persone. Un abbraccio

Franco Pedrelli via Facebook
Esemplificato molto bene il quadro italiano. Chiodo e cornice compresi, augurandoci la loro tenuta.

Enrico Beruschi via Facebook
Complimenti per l'articolo, chiaro e preciso . . sono 12 ore che non riesco a riprendermi . .

Caro Enrico ho letto con attenzione il tuo articolo sulla tragedia della nostra Genova. .pure io ho passato la parte più importante delle mia vita ...anche professionale. ..a Samp... provo in dolore e una grande rabbia per una genia di comico incompetenti. ..mi congratulo per le tue parole. ..sei in uomo che unisce alle capacità un grande cuore...e ciò fa la differenza fra i piccoli ed i grandi...e tu sei grande!!!!un abbraccio. Beniamino  Anselmi

Caro Enrico 
A nome mio, della FFA e del Medef , vorrei esprimere le mie più sincere condoglianze e la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime della tragedie di Genova e all’Italia.
Con amicizia
Bernard Spitz

Ciao Enrico. Ho letto la tua testimonianza su Genova che ho trovato particolarmente toccante e purtroppo vera nelle analisi di fondo. Mi spiace tanto.
Giancarlo Boi

Che tragedia! Non mi capacito. Saro' passato 100 volte su quel ponte. È una storia assurda e incredibile. Tragedia specchio si un paese, come hai scritto. Hai scritto un pezzo ineccepibile. Purtroppo.
Domenico Siniscalco

Quello che scrivi sulla tragedia andrebbe scolpito e un sacco di persone dovrebbero vergognarsi per il modo in cui vivono e ancor di più per come agiscono. Un abbraccio.
Luca Pezzoni

Ti ho appena letto su Genova. Come al solito, lucidissimo
Bernardo Mattarella

Da figlio di una genovese ho letto il tuo articolo condividendolo tutto. Ciao.
Giuliano Zoppis

Bravo. Concordo pienamente ❗❗❗
Luca D'Amato

Caro Enrico, ho letto il tuo bellissimo articolo sulla tragedia del ponte della nostra Genova. Dall' Australia ti mando un abbraccio.
Andrea Campora

Ho letto le tue riflessioni su lettera43 sulla tragedia di oggi. Riflessioni che condivido. È un colpo durissimo per la città, la regione ed il Paese. Per Genova, in particolare, che da trent’anni sta morendo per la sua soffocante chiusura, questo tragico evento potrebbe essere il colpo di grazia. Irresponsabilità, negligenza e assenza di una vera classe dirigente sono limiti che pesano e, presto o tardi, presentano il conto. Quanta profonda tristezza...!
Luca Bragoli

Caro Enrico
Volevo scriverti per augurarti buon Ferragosto
Ma non posso ignorare quello che è accaduto a Genova
Ho letto le tue righe scritte sul l’emozione ed il dolore che tu, più di altri provi.
Condivido pienamente le tue considerazioni
Che, del resto, seguono un filo de pensiero tant’è volte percorso da noi
È il paese, o forse la nostra società che non funziona più.
Sarà la vecchiaia ma sono molto pessimista ed anche molto incazzato
Un abbraccio fraterno
Umberto Malusa'

Bravo Enrico ottimo articolo concordo totalmente!
Marco Garbarino

Ciao Enrico, ho letto il tuo intervento che condivido insieme alla
rabbia per questa Italia
Giuliana Paoletti

Complimenti per le puntualizzazioni che hai fatto! Speriamo che gli Italiani riescano a scrollarsi di dosso l'immobilismo che ci circonda! Ciao
Beppe Smeriglio

Che tragedia!
Alessandro Profumo

Purtroppo è predicare nel deserto di miserabili incompetenti ed improvvisati politicanti ...
Mario De Simone

Totalmente d’accordo
Una tragedia spaventosa
Simonetta Iarlori

BRAVO!!!!!!!!
Fabrizio Viola

Ciao Enrico. Ho letto la tua lettera su Genova. Una cosa terribile, ancor più perché, come dici tu, è "annunciata“.
Ti mando un forte abbraccio
Raffaella Luglini

Incredibile!!!
Ermanno Sgaravato

Letto con dolore e passione la tua testimonianza sul “ponte di Brooklyn”. Cuore che batte forte e rabbia, anche a me. Sono vicino a tutti voi genovesi
Con grande stima, Rodolfo Belcastro

Caro Enrico
Ho letto il tuo "grido" sulla politica del NO.
Condivido totalmente e consentimi di stringermi a te ed ai miei amici genovesi che contattero' uno ad uno per un abbraccio.
Caramente
Giuseppe Ciongoli

Mi permetto di rispondere a questa lettera in quanto ritengo che sia molto superficiale e generica, cosa vuol dire: LA COLPA È DI CHI DICE NO? non riesco proprio a capire ciò che viene affermato!
Abbiamo il territorio nazionale cosparso di opere incompiute ed inutili che hanno devastato il paese compromettendo la stabilità idrogeologica e la visione paesaggistica, distruggendo aree di pregio naturali e storiche.
Qualche esempio la Brebemi, la Tibre, ultimi scempi di dispendio di territorio e di soldi pubblici.
Le opere vanno fatte, ma vanno fatte con criterio valutando seriamente la necessità e magari DEMOLENDO CIO CHE NON SERVE PIÙ, se il Morandi era pericolante la colpa del suo crollo non può essere attribuita a chi dice no alle opere inutili, ma all'imperizia di un paese codardo e pigro, di una classe dirigente che non ama assumersi responsabilità alla quale piace agevolare chi, per mero guadagno personale e senza scrupoli, devasta territori e persone!!!
Siamo sinceri quindi quando facciamo affermazioni del genere il NO serve eccome in un paese corrotto e senza dignità!!!
Anna Catalani

Controreplica Enrico Cisnetto
Gentile Signora,
mi consenta di dirle, con altrettanta franchezza e pacatezza, che lei mi sembra vittima della propaganda del populismo corrente, che ha costruito sulle accuse generiche e demagogiche le sue fortune politiche. Non voglio ripetere le mie parole, e per questo la invito a leggere queste poche righe dell'articolo di Antonio Polito che il Corriere dela Sera ha pubblicato stamattina, e che condivido totalmente.
L’Italia è un Paese costruito negli anni 60, abbandonato dagli anni 90, che ha cominciato a venir giù da dieci anni. E la ragione è che abbiamo smesso di credere nel progresso. Tutto ci sembra più importante: l’ambiente, l’austerità, i comitati dei cittadini, la Corte dei conti, la lotta agli sperperi e alla corruzione. C’è sempre una buona ragione per non fare nulla. Di questo cedimento strutturale è una triste testimonianza la polemica politica che si è accesa mentre ancora si tiravano fuori i morti.
Il ministro Toninelli, che governa da due mesi, dà la colpa alla mancata manutenzione delle infrastrutture da parte di chi governava prima, mentre chi governava prima dà la colpa a quelli come Toninelli che bloccano ogni nuova opera pubblica. Ma il guaio è che, da molti anni a questa parte, non si fanno né la manutenzione né le grandi opere. Mentre invece un paese moderno aggiusta ciò che si rompe mentre costruisce ciò che non si romperà per i prossimi cinquant’anni. Smettendo di progettare il futuro, stiamo perdendo anche il know how per gestire ciò che avevamo.
Per questi motivi, gentile Signora, la sprono a riflettere fuori dagli schemi ideologici che la sua lettera evidenzia.
In tutti i casi le auguro buon Ferragosto
Enrico Cisnetto

Bravo Enrico, la tua analisi è la più acuta
Vittorio Rava'

Bello il tuo pezzo. Un saluto
Gianni Gambarotta

Bravo Enrico sei riuscito a diffondere un sentimento di partecipazione molto profondo . Ci sentiamo tutti un pò genovesi !
Gianfranco Amoruso Manzari

Caro Enrico, ho letto il tuo intervento sulla tragedia e lo condivido. Ti esprimo la mia solidarietà in quest'ora drammatica che sconvolge la tua città.
Stefano Folli

Nella tragedia un bel pensiero. Ho letto il tuo articolo, condivido al 100%.
Alessandro Profumo

Anonimo genovese

Derûa un pónte,
Derûa unn-a stradda,
Derûan i nervi de chi,
Segûo,
O pénsa:
Poéivo êse la.
Derûa unn-a çitæ,
Oua ciú izolà,
Derûa a sò economía,
Frágile e insegûa.
Derûa a fêde,
Ne-o çè,
Ne-o destìn,
Ne-a vitta.
Derûan e brássa
De chi o spála,
Derûa, pezánte,
O magón,
In sce nòstre spalle.
Tûtto derûa,
Fêua che noiâtri.
Génte dûa,
Inospitále,
Morciónna e
Con a tèsta cömme un mazabécco.
Pe chi o no ne conosce.
Génte che travaggia,
Camálli,
Portoâli,
Carbounée.
Artexánn-i,
Banchiêri,
Capitann-i e Mainè.
Villan in scie prie.
Superbi,
Òrgogliôzi.
Fêi!
Inscìste,
Inutilmente,
O çê,
In scia nóstra çitæ.
Che da ægua,
Brátta,
Róvinn-e e
Bombe,
A l'é sempre sciortìa.
E alua che l'inse,
Zena,
Domán ti saiè ancún ciú bella!

Crolla un ponte,
Crolla una strada,
Crollano i nervi di chi,
Consapevolmente,
Pensa:
Avrei potuto essere li.
Crolla una città,
Ora più isolata,
Crolla la sua economia,
Fragile ed insicura.
Crolla la fede
Nel cielo,
Nel destino,
Nella vita.
Crollano le braccia
Di chi sta spalando,
Crolla, pesante,
Lo sconforto
Sulle nostre spalle.
Tutto crolla,
Tranne noi.
Gente dura,
Inospitale,
Musoni e
Testardi.
Per chi non ci conosce...
Lavoratori,
Camalli,
Portuali,
Carbonai.
Artigiani,
Banchieri,
Capitani e Marinai.
Agricoltori sulle rocce.
Superbi,
Orgogliosi.
Fieri.
Insiste,
Inutilmente,
Il cielo
Sulla nostra città.
Che da acqua,
Fango,
Macerie e
Bombe,
Ne è sempre uscita.
E allora che cominci,
Genova,
Domani sarai ancor più bella.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario