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L'economia del cambiamento

Governo uno e Tria

Rilancio degli investimenti per dare slancio alla ripresaa

di Enrico Cisnetto - 17 giugno 2018

Meno male che c’è Tria. Il nuovo ministro dell’Economia ha parlato, preso posizione, confermato la “permanenza dell’Italia nell’euro, con il consenso unanime del governo” e tracciato la linea verso la riduzione di debito e il contenimento del deficit, rinviando ad opportune verifiche tutte le altre misure che “devono rispettare i vincoli di bilancio”. Insomma, ha iniziato a lavorare, pragmaticamente, con le parole e con i fatti. Vedremo se la sua linea, che potremmo definire di “ sviluppo & rigore”, terrà. Ma intanto è importante registrare che un coro di voci si è levato a suo sostegno: dal predecessore Padoan al commissario europeo al Bilancio, Günter Oettinger, che ha definito “lungimiranti” gli impegni programmatici di Tria. Non a caso, subito dopo i mercati hanno preso un’altra intonazione, con lo spread che è sceso di 30 punti. Perché, giustamente, “le risorse aggiuntive devono essere trovate entro i limiti della credibilità”. E se il differenziale resta ampiamente sopra quota 200, dipende dal fatto che tutte le proposte elettorali messe in agenda – flat tax, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero – sono attualmente prive di copertura.

Nel concreto, poi, dopo un lungo vertice di governo e seguendo la “linea Tria”, il Def è finalmente approdato in Parlamento. Dalla prima bozza trapelata si evince che la maggioranza avrebbe nella sterilizzazione dell’aumento dell’Iva la sua priorità. Un cosa che, probabilmente, qualunque altro governo avrebbe fatto. Sul resto, il neo ministro ha rinviato tutto alla nota di aggiornamento autunnale, anche se sembra aver escluso già da ora misure fantasiose come i “mini-Bot” e rinviato a “opportune verifiche” altri interventi pesanti come la “pace fiscale” e, soprattutto, la riforma della legge Fornero. Dunque, sarà la prossima manovra finanziaria il banco di prova definitivo del nuovo governo.

Nel frattempo, però, è importante evitare la correzione di tre decimali sul 2018 (pari a 5 miliardi) e ulteriori misure restrittive per i prossimi tre anni. E questo dipenderà sia dal tasso di crescita, sia dalle scelte che farà la politica, in Italia e, soprattutto, in Europa. Ecco, appena si sarà placata la tensione tra Francia e Italia, Tria incontrerà l’omologo francese Bruno Le Maire, mentre giovedì ha già visto il tedesco Olaf Scholz. Segno che, al di là delle polemiche, il ministro sta cercando un accordo con il resto d’Europa su conti pubblici e strategia economica, ma anche sul fondo comune per affrontare le crisi prolungate, un’assicurazione condivisa sui depositi e un bilancio comunitario per gli investimenti. I vertici europei calendarizzati nelle prossime settimane ci diranno se Tria avrà portato a casa i risultati sperati.

In caso affermativo, il neo ministro potrebbe dire con più efficacia la sua anche sul fronte interno. Perché, se avrà conquistato nuovi margini di bilancio, decisivo sarà il modo con cui saranno impiegati. Per esempio, non con bonus a sostegno della domanda, tipo gli 80 euro renziani, che si sono già rivelati inefficaci. Giovanni Tria lo ha sempre detto da economista e lo ha ribadito ora: bisogna invertire la logica, puntando a riqualificare l’offerta attraverso un piano di investimenti pubblici, volano e moltiplicatore di quelli privati, e alimentando lo sviluppo infrastrutturale del Paese. Insomma, un cambiamento uno e Tria. (twitter @ecisnetto)

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