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Per contare al livello globale

Unire le energie in Europa

Sul fronte energetico all'Europa serve una strategia unica

13 maggio 2018

La politica estera statunitense che è entrata in conflitto con il rinnovato espansionismo russo e sta sparigliando i vecchi assetti mondiali, le tensioni in Medioriente e Nord Africa, la Brexit che si avvicina, l’Europa che ha in discussione sia il nuovo bilancio comunitario sia le proposte di riforma della governance: a noi italiani, impegnati altrimenti, sembrano questioni lontane e irrilevanti, mentre in realtà decidono i futuri assetti geopolitici, e gli equilibri e responsabilità che ne derivano. Per capirlo sarebbe sufficiente osservare il prezzo della benzina, e scoprire che, forse proprio a partire dall’energia, l’unica risposta efficace la può dare l’Europa nel suo insieme, collettivamente. I leader di Francia e Germania si sono incontrati ad Aquisgrana, città prediletta di Carlo Magno, primo imperatore del Sacro Romano Impero, che allora dominava sull’intero continente. I luoghi dei vertici non sono mai casuali e proprio lì, Emmanuel Macron ha invocato una “sovranità europea” con cui l’Europa unita “possa decidere per se stessa”. Poi, a seguito della decisione di Trump di abbandonare l’accordo sul nucleare iraniano, Angela Merkel ha rincarato la dose sottolineando come il Vecchio Continente debba imparare a difendersi da solo. Forse è davvero ora, poiché per l’area più ricca del mondo oggi non mancano le sfide, ma soprattutto perché non esiste difesa efficace che non sia collettiva.

Ma oggi è la questione energetica, insieme causa ed effetto delle tensioni, il fulcro di tutto. Per la prima volta dal 2014, il prezzo del petrolio ha superato i 70 dollari, con una crescita del 14% nel 2018, purtroppo non per strategie commerciali, ma come effetto collaterale della crisi sul nucleare iraniano. Se a questo aggiungiamo che la Russia sta incontrando difficoltà sia nel raddoppio del gasdotto Nord Stream (per l’opposizione della Polonia) che nel completamento del Turkish Stream (per un nuovo boicottaggio dell’Ucraina) è evidente che sul fronte energetico l’Europa ha un problema. Anche perché gli Stati Uniti, in funzione antirussa, corteggiano sia Grecia che Polonia, in un pericoloso antipasto di divide et impera che ci renderebbe solo più deboli. Se ogni Stato membro, infatti, continua ad essere singolarmente dipendente da fornitori esteri, intrattenendo relazioni divergenti con paesi “difficili” come Russia, Libia o Egitto, il Vecchio Continente perde potere negoziale e si allontana da ogni speranza di una politica estera comune, mentre rimarrebbero solo le regole e qualche atto di buona volontà in tema ambientale. 

In ambito energetico, l’Europa in 15 anni ha agito su liberalizzazioni e privatizzazioni, ma non ha mai armonizzato le regole del gioco. Tuttavia, se queste sono asimmetriche, invece le rinnovabili italiane, l’idroelettrico austriaco, il carbone tedesco, il nucleare francese, gli idrocarburi scozzesi, formano a livello continentale un discreto mix, equilibrato e tecnologicamente integrato. Allora ci vorrebbe la UEE, l’unione energetica europea, qualcosa che stia tra il patto di Maastricht e il piano di unione bancaria con cui cedere sovranità e unire le forze. Per esempio, potrebbe nascere un player globale dall’immenso potere negoziale. E anche una prima linea comune di politica estera. Chissà se i governanti italiani in pectore se ne rendono conto... (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario