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Criptovalute e tempeste

Una nuova Bretton Woods

La tempesta bitcoin e l'attuale guerra monetaria impone nuovi accordi internazionali

di Enrico Cisnetto - 11 febbraio 2018

Per chi non se ne fosse accorto, ci sono tempeste in giro per il mondo. Da quella rumorosa sulle criptovalute, alla sotterranea guerra monetaria in corso tra Stati Uniti ed eurozona. Che si aggiungono ai mai risolti problemi di eccessiva finanziarizzazione (abbiamo il 25% di derivati in più rispetto al 2007, prima dello scoppio della crisi), ai contrasti geo-politici, geo-energetici e ad un ritorno di fiamma dei protezionismi. E senza una nuova “Bretton Woods”, dove ridefinire le regole delle relazioni finanziarie e inaugurare un nuovo ordine monetario internazionale, sarà impossibile gestire e cautelarsi da futuri e imprevedibili sviluppi.

In quest’ultima settimana, Wall Street ha perso più di mille miliardi di dollari, trascinando al ribasso tutte le altre Borse, che hanno bruciato altri 4 mila miliardi. Una turbolenza che potrebbe essere il segno di una semplice correzione, più che di un crack strutturale, ma la Bce è comunque assai preoccupata di una possibile guerra finanziaria con gli Usa. Nel suo bollettino, infatti, ha paventato i rischi della riforma fiscale di Trump e di inflazione troppo bassa nell’eurozona, mentre a Davos il membro francese del Direttivo ha espressamente parlato di “guerra valutaria” riferendosi all’ambizione di Washington di farsi l’inflazione e i tassi propri, con conseguente deflusso di capitali dal Vecchio al Nuovo continente, forti oscillazioni del cambio euro-dollaro (che metterebbero a rischio l’export europeo) e possibili tensioni sui mercati dei titoli sovrani (che potrebbero portare a una nuova esplosione dello spread).

Oltretutto, non ci sono solo gli Stati Uniti. La Cina, per esempio, è dal 2009 che chiede una riforma del sistema valutario internazionale e l’inserimento dello yuan tra le “monete di riferimento” dell’Fmi. Mentre  Russia, India, Giappone e Corea del Sud reclamano un nuovo ruolo. Il Regno Unito, poi, alzerà i tassi più del previsto. Senza contare la rinnovata voglia di protezionismo, le tensioni sulle materie prime energetiche e, last but not least,l’avvento delle criptovalute. Il vertiginoso sali-scendi del Bitcoin è solo la punta dell’iceberg, perché esistono altre decine di monete virtuali che sono sbarcate sul mercato, per le quali, oltre a mancare regole relative a transazioni illecite e antiriciclaggio, è perfino in dubbio la loro “connessione” con il denaro reale. Lunedì la Sec ha dichiarato di essere aperta ad esplorare nuove regole (e quel giorno il Bitcoin ha perso il 15%). Ma se fosse non basterebbe, perché siamo di fronte ad un fenomeno totalmente nuovo, da definire nella sua essenza: le criptovalute sono uno strumento finanziario, una nuova moneta o un bene rifugio? E poi servirebbero comunque regole di dettaglio sul loro uso. Come scrive Salvatore Rossi nel suo ultimo libro (“Oro”, edito da Il Mulino), il metallo prezioso rimane ancora il perno di eccellenza delle economie mondiali perché in grado di generare fiducia. E in uno scenario di turbolenze, con i mercati mondiali che sono un complicato sistema di vasi comunicanti, per ritrovare la “fiducia” l’unico modo è individuare un nuovo, e stabile, equilibrio internazionale. Già prima dello scoppio della Grande Crisi dissi che l’unico modo era una conferenza internazionale sul modello di Bretton Woods. Oggi ne sono ancor più convinto: è imprescindibile. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario