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Meno tasse, più sviluppo

Fisco e rottamazione

Meno tasse e semplificazioni fiscali per dare sprint alla ripresa

di Enrico Cisnetto - 19 novembre 2017

Torna la rottamazione fiscale. Che non è la peggiore di sempre, perché pone rimedio agli errori della precedente sanatoria, introduce misure di buon senso e permette allo Stato di incassare qualche soldo. Ma è pur sempre l’ennesimo condono. Che può diventare utile solo se, oltre a sistemare il pregresso, si coglie l’occasione per razionalizzazione la giungla della riscossione fiscale.

La precedente sanatoria ha finora prodotto poco meno di 2 miliardi, lo stesso “una-tantum” che si potrebbe riscuotere con il nuovo decreto fiscale. Inoltre, questa rottamazione-bis soccorre quelle migliaia di contribuenti che avevano provato a mettersi in regola con la passata sanatoria, ma che hanno fallito per i ritardi, le inefficienze e gli errori della ex Equitalia. Poi, semplifica lo spesometro, aiuta chi è rimasto indietro sulle prime rate della passata rottamazione e, soprattutto, permette di prorogare fino a 60 giorni la scadenza degli adempimenti nel caso di (frequenti) problemi tecnici o di comunicazione. Ma bisogna fare attenzione: elusione ed evasione vivono e prosperano nell’idea che prima o poi arriverà l’ennesima sanatoria. E, quindi, quella del condono non può essere la regola. Anche perché Equitalia ha in pancia 817 miliardi di crediti non riscossi, di cui solo 52 realmente “aggredibili”. Segno che l’idea che si possano abbassare le tasse con la tanto decantata “lotta all’evasione” è fallace.

Tuttavia, sono ben 21 milioni gli italiani in debito con Equitalia, anche se il 53% lo è per meno di mille euro. Segno che più che un “popolo di evasori”, siamo cittadini che hanno difficoltà a rapportarsi con il fisco. Tanto più che l’86% di chi ha aderito alla passata sanatoria è una persona fisica e solo il 13,6% una società. E che il fisco non aiuta. La verità è che la nostra pressione fiscale (nominalmente sopra il 42%) è non solo eccessiva, ma pure ostica e controproducente. Per gli adempimenti tributari in Italia serve il 55% del tempo in più rispetto ai concorrenti europei (Corte dei Conti) con un costo che pesa sui bilanci delle imprese per il 4% (Confindustria). È folle avere 10 diversi adempimenti da 100 euro ciascuno, meglio pagare mille euro con uno solo, semplice e chiaro. Ma questa è la triste realtà. Senza dimenticare che ai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate sono concessi premi sull’accertato e non sul riscosso, così che in una giungla di regole e regolette risulta facile formulare un’accusa, tanto poi tocca al cittadino dimostrare la propria innocenza, con un’irragionevole inversione dell’onere della prova.

Allora, è evidente che questa ennesima sanatoria può essere utile solo se sarà immediatamente seguita da una complessiva riforma del fisco. In campagna elettorale verrà agitata la proposta di una flat tax unica, ma sono fondati i dubbi sia sulla sua sostenibilità finanziaria che sul carattere “proporzionale” e non “progressivo” di tale imposta. Ma la proposta ha il grande merito di spingere verso la semplificazione del nostro sistema tributario. Un tema che dovrebbe essere al centro della prossima legislatura, visto che questa si conclude male, considerato che la nascita della “imposta sul reddito dell’imprenditore” che uniforma il prelievo sulle aziende, viene posticipata di un anno, con velenosi effetti retroattivi, solo per recuperare 2 miliardi nella prossima manovra di bilancio. (twitter @ecisnetto)

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