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Legge di Bilancio 2018

Ultima "ennesima" finanziaria elettorale

La manovra economica si ricorda delle elezioni e si dimentica il debito 

di Giuseppe Pennisi - 11 ottobre 2017

A fine 2014 il governo annunciò che quella sarebbe stata 'l’ultima finanziaria', nel senso che i conti pubblici erano ormai rimessi a posto, si poteva pensare a spese come gli '80 euro' per i bassi redditi o i 500 per i diciottenni, mentre il debito pubblico era sul retto sentiero. Non è stato così. Ogni anno la preparazione della legge di bilancio è stata travagliata; non siamo mai riusciti ad inviare il testo completo entro il 15 ottobre, come richiesto dagli accordi europeo. Il debito pubblico è aumentato di 50 miliardi l’anno (anche se rispetto al Pil è leggermente diminuito negli ultimi due trimestri censiti da Istat e Banca d’Italia). Anche quest’anno i dirigenti ed i funzionari del Ministero dell’Economia e delle Finanze passeranno notti intere a Via Venti Settembre nella speranza di inviare i documenti di rito a Bruxelles. Tuttavia, proprio negli ultimi giorni la situazione si è complicata. All’interno dello stesso governo ci si chiede se si può finalizzare una legge di Bilancio il cui impianto si basa su un rafforzamento della crescita dell’economia reale ed un aumento del Pil dell’1,5% , mentre i 20 principali istituti di analisi econometrica (tutti privati, nessuno italiano) nel loro aggiornamento non stimato un rafforzamento della crescita, ma un rallentamento del ciclo economico, le cui determinanti originano dall’Estremo Oriente e dagli Stati Uniti (e su di esse l’Europa non ha alcun controllo). Non ci siamo agganciati alla crescita quando iniziava, oggi siamo alla prese con il declino di chi ci circonda.

Per l’area dell’euro, il rallentamento sarebbe leggero (la media dei venti istituti vede uno scivolamento da una crescita del 2% nel 2017 a una dell’1,8% nel 2018). Più marcato per l’Italia, dall’1,3-1,4% nel 2017 all’1,1% nel 2018. Conversazioni informali con alcuni degli istituti suggeriscono che il prossimo aggiornamento potrebbe essere meno ottimista data la situazione in Europa (la crisi della Catalogna, la lunga preparazione del programma di governo in Germania). Quindi incertezze si aggiungono a inquietudini. A bocce ferme, la manovra prevista in 19,8 miliari di euro dovrebbe aumentare sino a toccare circa 30 miliardi di euro, sfiorando, in termini assoluti e senza contare gli effetti dell’inflazione, la 'manovra Amato' dell’estate 1992. Cifra inaccettabile per un governo che si approssima alle elezioni e che, secondo gli accordi europei, avrebbe dovuto raggiungere il pareggio strutturale di bilancio nel 2014 (in base al Fiscal Compact). Quindi , è essenziale rivedere , in pochi giorni, le poste di entrate ed uscite. Dal lato dell’entrate, è arduo contare su un maggior 'recupero' dell’evasione fiscale (negli ultimi anni , circa un terzo dei 'recuperi' sono stati 'condoni in maschera', con le voluntary disclosures ed è rimasto ben poco da condonare). In termini di uscite, c’è probabilmente molto da sforbiciare ma non in pochi giorni e senza il quadro di una seria e rigorosa spending review. C’è moltissimo – come annunciò lo stesso Presidente del Consiglio nel 2014 – nell’area del 'capitalismo municipale e regionale', ma vi si oppongono anche precetti costituzionali derivanti dalla riforma del 2001. È il debito pubblico? Non ne parla più nessuno. Anzi, una ricerca in uscita dei centri studi Iai e Laps afferma che per il 57% degli italiani non è una priorità. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i loro figli e nipoti.

 

Pubblicato su Avvenire l’11 ottobre 2017

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