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Botta e risposta sull'ultimo editoriale

TerzaRepubblica risponde ai lettori

Pubblichiamo il commento di Paola Gelsomino all'editoriale di TerzaRepubblica e la replica del Direttore Enrico Cisnetto

di Paola Gelsomino ed Enrico Cisnetto - 11 settembre 2017

Il commento di Paola Gelsomino all'editoriale settimanale di TerzaRepubblica

Buongiorno a tutti voi.
Ho letto il vs articolo, arrivato ieri, contenente riflessioni sull'avvenuto meeting a Cernobbio. Vorrei esporre il mio pensiero.
La crisi economica che abbiamo passato e che per tanti è ancora in atto, altro non è stata che il mezzo per decretare che un ciclo economico storico era finito. I cicli economici nascono, si espandono, hanno un'accelerazione all'insù, arrivano ad un apice, si corrompono e decadono. E' fisiologico.
Il ciclo economico appena concluso è durato molti anni, troppi anni e proprio per questo motivo ha portato con sè una forma più grande di decadenza.
Ora, siamo agli albori di un nuovo ciclo economico che abbiamo tutto da costruire, tutti noi, nessuno escluso. 'Come' lo costruiremo, sia individualmente che collettivamente, sarà il nostro futuro prossimo. Questa, per me è la considerazione base.
C'è un altro concetto che ho ben imparato: maggioranze e minoranze.
Esiste e si forma in ogni ciclo ecnomico, in tutto il mondo, una 'buona minoranza' che si distingue rispetto alla 'massa'. La 'buona minoranza è costituita da minoranza appunto ma che ha idee, impegno, ingegno, volontà. I suoi tratti caratteristici sono l'intelligenza applicata, mai aderire ai fenomeni di 'massa', diventare modelli e miti a cui tendere. Praticamente, il 'vero' motore di un'economia.
La 'buona minoranza', per essere tale, si assesta su una percentuale del 30/35 per cento, il resto sono numeri da 'massa' che diventano ininfluenti.
Il fenomeno della 'massa', da sempre è formato da persone ignoranti e presuntuose nelle loro ragioni, incapaci di riflettere, che si lamentano, che si paralizzano nei meccanismi girando sempre intorno agli stessi, incapaci di produrre risorse, incapaci di volare. Si aggregano tra loro con facilità, esternano tutti allo stesso modo, con le medesime modalità e si sentono una forza. Non sanno che la forza non si indica mai nel comportamento negativo, bensì in quello positivo. Per dirla come un amico antropologo sapiente, la corretta definizone di massa è: coloro che mangiano, bevono, scopano, pisciano e cagano. Per me la situazione italiana, se si potesse sintetizzare in poche frasi è: una 'buona minoranza' troppo bassa. E' stato misurato che in Italia si assesta intorno al 15% in questo momento storico. L'avvenuta terronizzazione, e diventata statica, dei meccanismi.
Una borghesia molto confusa che pretende di stare a cavallo tra la buona minoranza e i fenomeni di massa. Di conseguenza, non svolge più la sua funzione di mito e modello per nessuno. (fenomeno grave)
Una guerra combattuta senza che nessuno si accorgesse e che ha visto contrapposti il comparto pubblico e il comparto privato. Ha vinto il comparto pubblico, al momento.
I Media, ubriachi di pubblicità, diventati servitori della pubblicità e ancor prima, dei loro 'padroni', con punte di pretesa di governance del Paese. Oramai abilissimi a proporre le notizie che scelgono loro, adatte a 'tirare per la giacca', masse di persone allo scopo, sovrano, di far pendere voti da una parte o dall'altra. Non esiste in Italia la stampa indipendente o perlomeno neutrale. Nemmeno Voi ne avete le caratteristiche.
Ce n'è abbastanza, come potete vedere, per valutare come è stato il ciclo economico storico appena passato. A mio avviso quel ciclo economico doveva finire negli anni ottanta e da là riprendere e ripartire per un nuovo ciclo economico dove la rivoluzione tecnologica avesse un senso più giusto e potesse trovare un'applicazione consona al suo essere meravigliosa.
E invece no, negli anni ottanta il movimento socialista craxiano ubriacò la 'massa' con il concetto 'TUTTO per TUTTI', decretando l'inizio dell'accelerazione del fenomeno della decadenza che nessuno poi è più riuscito a fermare fino alla disfatta totale. Il movimento craxiano del 'TUTTO per TUTTI' abbracciò la quasi totalità delle persone in tutti i ruoli, la buona minoranza passò subito a diventare risicata e cambiarono i miti e i modelli, aprendo le porte, diventate poi portoni, alle grandi immigrazioni di massa. Ma sempre di massa si trattava e ancora più ignorante e becera di quella che avevamo.
Ora, oggi, siamo certamente agli ALBORI di un nuovo ciclo economico storico. Quello di cui parlate nel vostro articolo è la coda del vecchio, che però potrebbe incancrenirsi se la 'buona minoranza' non si espande. E' proprio il momento storico in cui ognuno di noi, nessuno escluso, deve DECIDERE a quale corrente di pensiero vuole aderire: se la 'buona minoranza' o la massa. Le fatiche sono diverse, come lo saranno i ritorni. Ci giochiamo molti ruoli: dall'essere cittadino consapevole, o travet di massa. E il nostro 'eccesso di democrazia' permette ad ognuno di scegliere. Mai come in questo momento possiamo scegliere, anche perchè il mondo è più grande per ognuno di noi.
Mie considerazioni: è un momento storico bellissimo, finalmente ci siamo arrivati. In me non alberga più il sentimento dell'impotenza se mai l'avessi sfiorato, ora vedo la speranza e sono felice di essere qui, ragazza d'epoca che ha osservato tutta l'evoluzione del vecchio ciclo economico, dalla civiltà contadina a quella industriale contemporanea, dall'essere Paese ad essere uno dei Paese del mondo. Con il mio solido bagaglio di comportamentista e analista di fenomeni sociali, nonché tanto altro, sono più che mai attenta ad osservare i movimenti degli albori del 'nuovo' ciclo economico storico.
La mia ultima conferenza, svolta anche giovedì davanti a centotrenta imprenditori veneti, si intitola: CE LA POSSIAMO FARE. Certo che ora sta avvenendo e ne abbiamo la possibilità. Ce la possiamo fare per andare dove? Per ripristinare la natura delle cose: una buona minoranza che sarà mito e modello delle nuove generazioni, di un nuovo ciclo economico storico che è stato stimato avrà 20 anni di vita, più o meno, non quasi 70 anni come è malamente avvenuto.
L'Italia, ringraziando Dio non è più italiana e lo sarà sempre meno, per fortuna.
Vi ringrazio di leggermi.

Boss Cisnetto, so che non sarai d'accordo con quello che ho scritto, ma in caso rileggi. Io ero liberale e lo sono sempre rimasta nel pensiero, tu eri repubblicano, ma alla fin fine eravamo cugini di scuola di pensiero. Noi, abbiamo avuto un imprintig mentale che adesso, senza alcun dubbio, ci può fare gioco, se non continuiamo a parlare dei movimenti della 'massa', dando a loro l'importanza che non hanno.
La Davos dei poveri, è diventata quello come l'avete indicata.

Vi saluto, tutti, caramente.
Paola Gelsomino

 

La replica di Enrico Cisnetto, Direttore di TerzaRepubblica

Cara Paola (io ti chiamo per nome come si addice a chi nella vita si da del tu),
sono nato e sono vissuto da minoranza della minoranza per non sapere la storia dei "due terzi, un terzo" di cui parli. Tu stessa, però, dici che in Italia la "minoranza positiva" non va oltre il 15%. Un po' poco per coltivare le certezze di cambiamento imminente di cui fai sfoggio, non ti pare? La verità è che la società e i suoi processi, così come le istituzioni, sono governate dalla super maggioranza negativa, che il cambiamento non sa neppure dove stia di casa ed essendo incolta quando si mette in testa di realizzarlo (vedi Renzi) finisce per fare guai. Può darsi che occuparsi di questo 85% sia inutile, ma far finta che non esista e credere che il 15% (ammesso e non concesso che si arrivi a questo numero) sia magicamente in grado di innescare la modernizzazione, è farsi delle illusioni. Coltivare speranze è giusto, confonderle con le illusioni è pericoloso.
Quanto al ciclo economico - ma sarebbe meglio chiamarlo ciclo storico - sono d'accordo con te che nel 2008 sia finito quello che era iniziato dopo la seconda guerra mondiale, ma francamente non vedo l'alba di uno nuovo, ma solo una lunga fase di transizione. Nè, d'altra parte, tu indichi un elemento che uno per dare anche a noi poveri mortali la possibilità di godere delle tue felici convinzioni.

Un caro saluto
Enrico

 

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario