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I dati sugli arrivi in Italia

Turismo per caso

Fare sistema per sfruttare la grande risorsa del turismo

di Enrico Cisnetto - 06 agosto 2017

I numeri confermano ciò che sapevamo. Il turismo in Italia va bene, ma non come potrebbe, tanto che Confindustria stima che solo sfruttando tutte le potenzialità già esistenti, si incasserebbero 15 miliardi in più. Infatti, i non residenti spendono in Francia 52 miliardi di euro l’anno, in Spagna 50, in Germania 43 e solo 35 in Italia, viaggi d’affari compresi. Ma se siamo primi al mondo per siti protetti dell’Unesco (49 contro i 38 di Francia e Germania), oltre ad essere un museo a cielo aperto, con spiagge stupende, paesaggi mozzafiato e borghi incantevoli, è lecito aspettarsi qualcosa di più. Anche perchè nel 1950 giungeva da noi il 19% dei viaggiatori di tutto il mondo, mentre oggi siamo solo al 4,8%. Eravamo primi per arrivi, ora siamo quinti (dopo Francia, Usa, Spagna e Cina) e settimi per incassi. Triste notare che la Spagna, ai tempi, non era nemmeno tra le prime 15. E il trend proseguirà, visto che in futuro a fronte di una crescita media annua del turismo internazionale del 3,3%, l’Italia aumenterà il numero di incoming solo dell’1,1%.

Il Guardian, per voce di un ideologizzato ambientalista, ha messo in dubbio la qualità dell’aria di Venezia, senza fornire alcun dato scientifico, mentre il New York Times ha definito la città lagunare una “Disneyland del mare”, in un articolo pieno di inesattezze, scritto proprio nella patria di chi Disneyland l’ha inventata. Giustamente, la città ha reagito compatta, seppur senza appoggio nazionale, come sarebbe avvenuto se tali attacchi fossero stati destinati a Parigi o Londra. Ed è qui che emerge il nostro problema: l’incapacità di “fare sistema”. Cui si aggiungono problemi reali, come gli Uffizi fiorentini rimasti senza condizionamento.

In Italia il turismo rappresenta il 10% del pil e l’11,6% dell’occupazione. Purtroppo, ci accontentiamo. O, addirittura, ci diamo la zappa sui piedi da soli. Non abbiamo hub come Heathrow o Charles de Gaulle. E quando non mancano le infrastrutture, latitano le interconnessioni tra di esse. Pur con lodevoli eccezioni, l’offerta delle nostre strutture ricettive è al di sotto della media. E se già applichiamo tasse specifiche, come quelle di soggiorno o di sbarco, altre sono allo studio (come i ticket di ingresso), e questi balzelli, come se non bastassero i “normali” prelievi fiscali, fanno sentire il turista un pollo da spennare. Invece, a fronte di flussi crescenti, sarebbe opportuno promuovere le alternative, a cominciare dai borghi sparsi per l’Italia fuori dal classico itinerario Roma-Firenze-Venezia. I numeri di Milano (3 milioni di arrivi nel primo semestre, +13%) dimostrano che c’è ancora molto da vendere, se si fa una politica ad hoc. Usando con criterio le risorse. Per esempio, è folle che ogni Regione abbia la competenza di promuovere il proprio territorio, come se un turista straniero venisse in Italia per visitare solo una città e non tutto il Belpaese. Così come è assurdo che gli incassi dei musei debbano essere tutti trasferiti ad un fondo unico, con il risultato di penalizzare quelli più virtuosi. Insomma, a parte gli strumentali attacchi della stampa estera, è evidente che siamo noi a complicarci la vita. Sia immaginando che il turismo possa vivere solo di rendita, sia pensando di aver già raggiunto il limite massimo di ricezioni. Gli altri fanno molto meglio. Non c’è ragione per essere da meno. Basta attrezzarsi. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario