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Rilfessione di mezza estate

Il condominio azzurro

Cosa lega l'elezione di Trump al successo di Beppe Grillo?

di Giorgio Cavagnaro - 01 agosto 2017

Il tempo è adatto a una riflessione di mezza estate. A volte fa bene uscire dalla bagarre del quotidiano, delle beghe partitiche nazionali e anche di quelle internazionali, visto che la globalizzazione sta trasformando il mondo in un gigantesco condominio e i governanti, di conseguenza, sempre più simili agli amministratori un po’ grigi che presiedono le relative riunioni nei sottoscala.

Ma forse è sempre stato così, forse in passato la mediocrità dei capi non era così crudamente evidenziata dalla sovraesposizione mediatica e dalla libertà torrenziale di critica che consentono i social network moderni, vero inferno contemporaneo.

Mi sembra che, immaginando di osservare il condominio azzurro da una certa altitudine, si possa azzardare un’analisi sommaria del momento che stiamo collettivamente vivendo.

La politica mondiale sta attraversando una crisi strutturale, dovuta soprattutto a due eventi, chiari ed imprescindibili: il fenomeno migratorio in atto, di proporzioni inedite almeno nell’evo moderno, e la progressiva usura parallela di due capisaldi del Novecento, come la visione capitalista dell’economia mondiale e l’ideologia marxista, sua irriducibile avversaria.

Il primo elemento è decisivo, nell’evoluzione degli scenari politici ed economici mondiali, ma è anche incontrollabile, a livello generale, nel suo svolgersi quotidiano. Le mosse e contromosse dei vari governi sono infatti, comprensibilmente, più mirate a difendere o consolidare un potere potenzialmente vacillante per causa dei movimenti migratori che ad affrontarne l’essenza

Scendendo un po’ di quota, cominciano le valutazioni personali sugli eventi in corso nel condominio azzurro. Parlando di realtà che, per forza di cose, ci forniscono maggiori elementi di giudizio, mi pare che soprattutto in due paesi, America e Italia, sia in atto un fenomeno nuovo. Gli Stati Uniti hanno eletto, a sorpresa, un presidente che definire atipico è un eufemismo. Donald Trump è un miliardario senza nessuna esperienza politica, e lo sta dimostrando in questi primi mesi di gestione del paese più importante del mondo, questa è un’osservazione che credo abbia il carattere dell’oggettività. In Italia, il Movimento di Beppe Grillo sta evidenziando, in modo parallelo, le stesse difficoltà.  Continui cambi di rotta, palese assenza di democrazia interna, frequentissime sostituzioni di figure in ruoli di responsabilità accomunano, fatte le debite proporzioni, i due casi in esame.

Ma la domanda vera, quella che meriterebbe una risposta davvero chiara, è: quali fattori hanno spinto milioni di elettori a orientare in tal senso le proprie scelte?

Si è spesso parlato di insoddisfazione, anche violenta, che ha portato a un voto di protesta nei confronti di amministrazioni non adeguatamente rispondenti alle aspettative. Ed è certamente un elemento importante, come è importante il vuoto lasciato dal fallimento sostanziale dei due capisaldi del novecento sopra citati. Aggiungerei, ma è un’impressione del tutto personale, un progressivo abbassamento del livello culturale mondiale, forse dovuto al rifiuto nichilista di voler approfondire nuove realtà difficili da accettare, prima fra tutte quella dei tellurici movimenti migratori.

Questi orientamenti sono stati, un po’ superficialmente a mio parere, etichettati sommariamente come una svolta “a destra”, in quanto rimandano a indubbi elementi di intolleranza e a ripiegamenti marcatamente nazionalisti. A me sembra piuttosto che regni, qua e là per il mondo, una voglia generica di cambiare “il sistema”. Laddove però questa parola totemica, usata per lo più a sproposito da mille movimenti del passato, dai nazifascisti alle formazioni di sinistra radicale, “antagoniste” o dichiaratamente terroristiche, non ha mai beneficiato di una definizione accettabile a livello concreto. Ma soprattutto, nessuno tra i lottatori “contro” ha mai espresso un’idea verosimile del “sistema” nuovo, che necessariamente dovrebbe rimpiazzare quello da abbattere. Un vero problema, per rivoluzionari arrivati, o quasi, nella stanza dei bottoni. Un problema ancora più grande per i membri del condominio azzurro, costretti a fare i conti con amministratori che, esaurita la vis rivoluzionaria, rivelano assoluta idiosincrasia nei confronti dei noiosi bilanci da far quadrare.

La soluzione obbligata, storicamente, è sempre stata la stessa: prorogare lo stato di rivoluzione permanente fino ad esaurimento. Di cosa? Qui la gamma delle risposte è varia, e non sempre rassicurante, anzi quasi mai.

Che sia necessaria una rivalutazione degli amministratori grigi e poco esposti di un tempo? Probabile.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario