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Unione bancaria incompiuta

Non c'è ripresa senza banche

Le regole europee sul credito sono pericolose e incompiute

di Enrico Cisnetto - 16 luglio 2017

Non ci si può fermare al primo passo, specie se zoppo. La recente storia delle crisi bancarie in Italia dimostra che l’unione bancaria in Europa, allo stato attuale, è deficitaria. Certo, la Vigilanza Unica è stato uno step necessario per rompere il legame tra istituti di credito e debiti sovrani e per andare verso un sistema continentale più integrato e al passo con il mondo globalizzato. Ma dentro la formale cornice di regole e controlli uniformi –  primo pilastro, con più ombre che luci – mancano ancora risorse condivise per gestire le potenziali crisi (secondo pilastro) e l’assicurazione comune sui depositi (il terzo), oltre a testi unici bancari, finanziari, di diritto tributario e fallimentare (solo nel 2016 sono state emanate 1247 fonti normative, troppe). Insomma, oggi le regole europee sul credito badano troppo alla forma e poco alla sostanza. E, soprattutto, diventano controproducenti.

Come ha spiegato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, le banche italiane devono diventare più resilienti e recuperare un adeguato livello di redditività. In ogni caso, da inizio 2016 a oggi si sono ridotti i flussi dei crediti deteriorati e la loro incidenza sul totale. Da inizio crisi, poi, sono raddoppiati i coefficienti relativi al patrimonio di miglior qualità. Infine sono arrivate le sistemazioni degli istituti in crisi con interventi che, pur nel pieno rispetto delle regole europee, hanno incontrato troppi ostacoli – burocratici, spesso cervellotici e perfino politici – inciampando in normative comunitarie che, puntando all’impossibile “rischio zero”, complicano le soluzioni anche quando sarebbero semplici. Certo le cose non sono andate come 35 anni fa con la costituzione del Nuovo Banco Ambrosiano sulle ceneri della banca che fu d Roberto Calvi o come con il salvataggio del Banco di Napoli nel 1995, ma, ai tempi, erano solo le autorità nazionali a gestire le crisi, mentre oggi c’è il giudizio vincolante di quelle europee.

L’Italia ha contribuito a questa cessione di sovranità, approvando le norme europee sui salvataggi bancari. Ma non è sbagliata l’idea dell’Unione bancaria in sé – necessaria premessa all’unione fiscale e, quindi, alla nascita degli eurobond – bensì la sua applicazione. C’è, quindi, sia l’esigenza sia la possibilità di promuovere una profonda modifica delle regole comunitarie sul credito. E il governo deve assolutamente cogliere questa occasione. La gestione delle crisi bancarie, infatti, oggi è affidata ad una molteplicità di attori, nazionali e internazionali, senza un reale coordinamento (Eba, Ema, Banca dei Regolamenti, Eiopa, Commissione e Parlamento Ue). Le regole del bail-in, a cominciare dalla retroattività della sua applicazione, i criteri degli stress test, la possibilità di un fondo di garanzia unico, dovrebbero essere i punti di partenza inamovibili di un negoziato. Senza dimenticare che, per mettere in sicurezza il sistema, si dovrebbe prevedere la tutela per i depositi anche sopra i 100 mila euro. Senza il supporto delle banche la ripresa rischia di rimanere congiunturale, spinta solo da fattori esogeni. Mentre per cancellare l’eredità della crisi, ne serve una strutturale. Senza le banche non si va da nessuna parte. Ma senza una vera e funzionante unione bancaria, con altre regole, nemmeno le banche vanno da nessuna parte. (twitter @ecisnetto

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