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Non solo Dolce Vita

La risorsa del turismo

Da Venezia ai borghi: le potenzialità non sfruttate dell'Italia turistica

di Enrico Cisnetto - 15 maggio 2017

In Italia il settore del turismo rappresenta il 10% del pil e l’11,6% dell’occupazione. È in crescita, ma assai meno di quanto potrebbe. Una miniera non sfruttata in cui, oltretutto – con assenza di infrastrutture, balzelli fiscali ripetuti e ambigue fantasie su ticket di ingresso e numero chiuso – ci si complica la vita in molti modi. Se nel 1950 giungeva da noi il 19% dei viaggiatori di tutto il mondo, oggi siamo al 4,8% del miliardo di turisti planetari. Siamo quinti per arrivi (dopo Francia, Usa, Spagna e Cina) e, con meno di 40 miliardi di euro, settimi per incassi. E se è vero che la quota complessiva di pernottamenti annuali (196 milioni) è migliore di quella francese (123 milioni), non altrettanto lo è della quota spagnola (quasi 300 milioni), perché pur non avendo lo stesso nostro patrimonio artistico e culturale, gli iberici sono riusciti a diversificare l’offerta, attraendo nuova domanda e facendo spendere di più chi arriva. Insomma, la concorrenza si è fatta agguerrita, ma se non abbiamo hub come Heathrow, Charles de Gaulle o Baraja, la responsabilità è solo nostra. Le infrastrutture, e soprattutto le interconnessioni tra di esse, non sono un optional: se mancano, il prezzo da pagare è salato. Noi pensiamo di vivere solo di rendita, mentre le occasioni vanno coltivate.

Siamo un museo a cielo aperto, il primo al mondo per siti protetti dell’Unesco (49 contro i 38 di Francia e Germania), ma questa ricchezza è per noi un problema, non una potenzialità. La sola idea circolata in questi giorni di un ticket di ingresso a Venezia (poi corretta dal governo in “sistema di controllo dei flussi”) che ha già indotto l’Independent ad una campagna di boicottaggio della città. Che, invece, non può vivere senza turismo. Allora, piuttosto che far sentire il turista come un indesiderato da spennare, sarebbe opportuno promuovere le alternative, come i piccoli e splendidi borghi sparsi per l’Italia fuori dal classico itinerario Roma-Firenze-Venezia, come sta provando a fare l’Enit. Per i siti più visitati, poi, è possibile favorire i viaggi programmati o avvalersi della tecnologia, con un app che documenti l’affollamento. Comunque, solo per fare un esempio, Ortisei in Val Gardena ha meno di 5 mila abitanti, ma registra 100 mila arrivi ogni anno. Eppure, con 20 turisti per abitante resta un gioiellino. Segno che invece di tafazziane politiche del numero chiuso servono efficaci strategie di accoglienza. Che poi, gli errori rischiano di avere un effetto moltiplicatore. Sono quasi tre anni che nella Laguna di Venezia non transitano navi da crociera superiori alle 96 mila tonnellate. Questo, oltre ad aver ridotto il numero dei visitatori con il più alto tasso di propensione alla spesa, ha condannando tutto l’Adriatico alla riduzione forzata del numero dei turisti in arrivo via mare.

Come dimostra la poetica della “Dolce Vita”, che ha fatto innamorare e arrivare in Italia milioni di americani, il messaggio è fondamentale. Imporre continui e fastidiosi balzelli al turista per ogni pernottamento, ogni aeroporto, ogni navetta, crea solo disagi che si pagano in disaffezione.

Insomma, nel Belpaese c’è la più grande ricchezza artistica, culturale, paesaggistica ed enogastronomica del mondo. Ma mancano (ancora) una politica e un’industria del turismo in grado di sfruttare questo patrimonio. Diamoci da fare. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario