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La fine dei partiti tradizionali

La lezione francese

Il successo della startup politica di Macron apre la strada a formazioni nuove europeiste e riformiste

di Giorgio Cavagnaro - 24 aprile 2017

Le presidenziali 2017 in Francia, il cui primo turno si è chiuso ieri, si stanno rivelando il confronto politico più significativo del terzo millennio, qui da noi in Europa.

Al di là di come andrà a finire il ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, i segni tardivi ma precisi della tanto attesa primavera europea si sono finalmente manifestati e lo hanno fatto nel luogo giusto. La culla dell’illuminismo e dell’egalitè, la terra più martoriata dal terrorismo intollerante, il paese che appariva in uno stato di confusione politica così evidente da generare una preoccupazione diffusa in tutto il vecchio continente, ha dato risposte importanti, direi decisive per l’evoluzione delle dinamiche politiche continentali.

I francesi hanno scelto il nuovo, rispondendo sul campo ai colpi di mitraglia che volevano far piazza pulita della democrazia più intimamente progressista d’Europa, contrapponendolo al forte vento di destra che soffia dalle parti del Front National.
Ma il punto è proprio questo: il partito di Marine Le Pen, postfascista e sovranista quanto si vuole, è in grado di rappresentare un’alternativa credibile alla moderna startup che il giovane riformista Macron ha estratto dal cilindro. La Le Pen guida non un rozzo raggruppamento populista senza uno straccio di programma politico, né una folkloristica brigata razzista, ma una realtà strutturata con solidi caposaldi nazionalisti e antieuropeisti. Una destra dura, dalle idee chiare, che il nuovo schieramento progressista francese dovrà battere sul piano delle idee e dei programmi.

Per planare sugli inevitabili riflessi che la competizione francese avrà in terra italiana, è importante notare che Macron guiderà con ogni probabilità, agevolato dagli atteggiamenti responsabili dei due leader sconfitti Hamon e Fillon , simboli della debacle tradizionalista di destra e di sinistra, una grand coalition centrista. Compagine che si profila già ben più credibile dell’ alleanza che l’agonizzante Partito Democratico potrebbe essere costretto a intessere con il partito di Silvio Berlusconi, pur di fronteggiare la sconsiderata orda antipolitica corroborata dai cascami ideologici di una sinistra, quella italiana, ineffabile per ipocrisia e ottusità.

Il successo della startup politica di Emmanuel Macron è la prova provata che il vento del cambiamento soffia forte, nonostante tutto. E che la strada verso una formazione nuova, sciolta da esasperanti legami e libera di aggregare una maggioranza moderna, europeista e riformista è aperta. Basta cogliere i segni dei tempi e avere cuore e coraggio. Capito, Matteo Renzi?

 

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