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Economia ferma al palo

Un'altra "manovretta"

Il nuovo Def non tocca la spesa improduttiva. All'Italia serve altro

di Enrico Cisnetto - 15 aprile 2017

L’eterno ritorno dell’uguale. La crescita economica sempre bassa, e comunque sotto la media europea. Una spesa pubblica sempre improduttiva, che nonostante i fatui proclami di spending review continua a crescere ininterrottamente, per poi essere ripianata con aumenti di tasse. Nessun intervento strutturale sul debito. Lo scenario della finanza pubblica che si vede leggendo la manovra di aggiustamento dei conti 2017 e il nuovo documento programmatico (Def) è desolatamente sempre lo stesso. Come pure il comportamento della politica: invece di far fare al Paese un bagno di realtà, si litiga. All’interno della maggioranza in chiave elettorale, e con Bruxelles per qualche decimale di deficit. Da anni è così: tante polemiche per curare una piccola ferita, quando una pericolosa malattia è sempre lì che cova, pronta ad diventare mortale. Una politica minimalista, si potrebbe dire.

Nella “manovretta” da 3,4 miliardi varata per evitare la procedura di infrazione Ue, c’è un mix di aumenti di tasse, vendita di quote di società pubbliche, un po’ di tagli lineari e qualche operazione fiscale su split payment e incentivi. Per carità, tutto necessario, ma disordinato e tardivo. Anche perchè in autunno serviranno altri 19,6 miliardi solo per evitare il programmato aumento dell’Iva. Così, mentre dovrebbe essere mantenuta la promessa fatta a Bruxelles di ridurre il deficit dal 2,1% all’1,2% del pil, contemporaneamente il governo taglia la crescita di un decimale per quest’anno, di due per il prossimo (dal +1,2% all’1%) e di tre per il 2019 (dal +1,3% al +1%). Per carità, previsioni corrette, visti gli effetti depressivi che avranno i nuovi inasprimenti fiscali, ma che segnalano l’impotenza di fronte alla necessità di scelte radicali per la crescita.
Il problema è che le risorse non ci sono perché spendiamo troppo e, soprattutto, male. Lo scorso anno le uscite sono cresciute del 2% al netto degli interessi, che oltretutto, tra aumento dello spread (siamo a quota 210) e la programmata fine del QE, sono destinati a salire. Basta fare un esempio per capire l’entità del problema. Il nostro pil nominale è nove volte quello greco (1630 miliardi contro 183), mentre le uscite sono un multiplo di 11 (825 miliardi contro 75) e le nostre entrate solo di 7 (487,5 miliardi contro 67). Insomma, in proporzione al pil spendiamo il 10% in più del disastrato stato ellenico. Sono anni che si sente parlare di spending review, ma qui non si tratta di andare a cercare gli sprechi con il lanternino o di credere che la soluzione sia eliminare i vitalizi parlamentari. Anzi, l’obiettivo primario non è neppure la riduzione della spesa, bensì la sua rimodulazione: tagliare quella improduttiva – per esempio i deficit miliardari di regioni e città, cui sono collegati diritto di veto impropri e costi palesi e indotti della burocrazia, attraverso una vera riforma dei livelli di governo territoriale – e aumentare quella in conto capitale, che fa bene a crescita e conti pubblici.

Un tale risultato non si ottiene inseguendo il consenso, ma smettendola di illudere gli italiani. Per esempio, non c’è nessuno “tesoretto” di 47 miliardi per gli investimenti nel cosiddetto “Fondone”, perché si tratta di 3 miliardi all’anno da qui al 2032, tra l’altro solo messi in posta di bilancio e nemmeno stanziati. Speriamo che buonsenso e coraggio siano nell’uovo di Pasqua. Auguri. (twitter @ecisnetto)

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Terza Repubblica è il quotidiano online fondato e diretto da Enrico Cisnetto nato nel 2005 dall'esperienza di Società Aperta con l'obiettivo di creare uno spazio di commento indipendente e fuori dal coro sul contesto politico-economico del paese.