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  • 20170315 - Il fine vita del Parlamento

L'assurdo (finto) dibattito sul fine vita

Il fine vita del Parlamento

Una legge che manca solo in Italia. Su quanto già si fa, ma non si dice

di Massimo Pittarello - 15 marzo 2017

In un’aula deserta, dopo tre anni di rinvii, arriva a Montecitorio la legge sul biotestamento, che non riguarda l’uso di farmaci letali, ma solo il diritto a rifiutare le cure quando si è ancora in grado esprimere una volontà, prima di diventare dei vegetali. Insomma, garantire al malato le stesse possibilità di uno sano, in modo di non aggiungere al danno della patologia la beffa dell’impotenza. 

Una legge che manca solo in Italia e che dovrebbe codificare quanto già si fa, ma non si dice, visto che talvolta i cittadini sono molto più avanti della classe politica. In aula sono attesi una cascata di emendamenti e ore di acceso dibattito. Forza Italia, nonostante il parere contrario di Brunetta, ha lasciato libertà di coscienza. Alcuni cattolici si sono mostrati disponibili, mentre altri, soprattutto in Ncd, Udc e Lega, cercano l’ennesimo rinvio. 

Molti cattolici, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, oltre all’insabbiamento, vorrebbero rendere “non vincolante” la volontà espressa dall’individuo, trasformando un testamento in un consiglio. Purtroppo “alcuni parlamentari sono più papisti del Papa”, ha spiegato bene Marco Cappato. Il voto sarà segreto ma, sulla libertà di coscienza e le idee personali, spesso ha prevalso il vincolo di parrocchia. 

Tra l’altro, le vite private di qualche eletto cattolico sono in grottesca contraddizione con la dottrina della Chiesa. Ma, senza dover ricordare divorziati, adulteri e peccatori – ognuno dovrebbe poter fare ciò che vuole – l’incoerenza tra idee personali e disciplina d’Oltretevere ha assunto toni surreali. Com’è surreale che ciò accada mentre in Vaticano c’è Bergoglio e che, soprattutto, un ex democristiano come Renzi sui diritti civili abbia fatto molto più della sinistra classica. 

Ed è assurdo anche paragonare la fila di politici che si formava dietro alle telecamere dopo la morte di dj Fabo per dichiarare che “serve subito una legge” con il vuoto desolante dell’aula di Montecitorio. Ora, lo scontro ideologico è ad un passo. Speriamo, tuttavia, di risparmiarci il teatro delle contrapposizioni dove ognuno pianta la propria bandierina, ma di assistere ad un momento di responsabilità da parte dei rappresentanti della volontà popolare. 

Purtroppo, è per queste situazioni che il Parlamento ha perso la propria “centralità”. Perché, oltre ai cattolici di prima linea come Fioroni, Giovanardi e Binetti che difendono la propria posizione, ci sono poi molti che non si presentano in aula, che hanno paura di affermare la propria volontà, che non rappresentano gli elettori, ma qualcun’altro. Infatti, in passato, nonostante la libertà di coscienza, molti sono stati eterodiretti. O si sono fatti eterodirigere. 

Poi, fortunatamente, ci sono anche cattolici laici, che sono come la maggioranza dei credenti di questo Paese. La stessa maggioranza che fin dagli anni Settanta, pur votando Dc prima e area moderata poi, è sempre stata favorevole a divorzio e aborto. La stessa, ampia, maggioranza che oggi sostiene il diritto alla “dolce morte” e ai matrimoni gay. La stessa maggioranza degli italiani che osserva l’aula vuota e giudicherà i partiti nelle urne. 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario