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  • 20170312 - Diritto societario europeo

Capitalismo e Unione

Diritto societario europeo

Premessa indispensabile per evitare il protezionismo e favorire l'integrazione economica

di Enrico Cisnetto - 12 marzo 2017

Qui ci vuole un diritto societario comunitario, come premessa per creare un capitalismo europeo, passaggio indispensabile non solo per cementare le economie e farle diventare una, ma anche per affrontare questa fase di rinculo della globalizzazione a favore di un neo-protezionismo. Il braccio di ferro con il governo di Parigi sull’acquisto del cantiere navale Saint-Nazaire da parte di Fincantieri, mentre a rovescio si assiste all’assalto finale di Lactalis a Parmalat e alla scalata ostile di Vivendi su Mediaset, per non parlare delle mire della finanza transalpina su banche e assicurazioni italiane, la dice lunga sulle asimmetrie che vigono in Europa tra paesi che dovrebbero essere alleati, se non ancor meglio integrati. Ma il problema va ben al di là della totale assenza di reciprocità tra Italia e Francia nonostante le acquisizioni e le fusioni transnazionali di imprese siano ormai la normalità dei mercati. E non può più essere ignorato. Allora, se da un lato è opportuno introdurre, come suggerisce il ministro Calenda, una norma “anti-scalate” fissando come principio base la reciprocità, senza distinzioni di settore o di perimetro, visto che oltre il 50% delle imprese Ue è già parte di “catene del valore” di portata mondiale, dall’altra ho l’impressione che una misura del genere non sia sufficiente.

Ho sempre sostenuto che la difesa di alcuni campioni nazionali non fosse un crimine nazionalista, ma una strategia di politica industriale, mentre si alternavano posizioni di mera difesa della bandiera a quelle di sfrenato liberismo. Oggi, però, i margini per mantenere la “italianità” sono cambiati, e oltre a salvare il salvabile e lasciare al proprio destino ciò che è irrimediabilmente perduto, è necessaria una nuova politica delle alleanze, individuando i compagni di strada migliori e, soprattutto, codificare le regole a livello europeo. Ora, stipulare dei “patti di reciprocità” è principio lodevole, ma spesso gli accordi bilaterali rimangono sulla carta e rischiano di saltare ad ogni cambio di governo. Così, se i patti vengono infranti, si perde di credibilità internazionale, mentre se vengono rispettati si diventa dei ‘mollaccioni’ (in Italia) o degli ‘antifrancesi’ (Oltralpe).

Ecco perché occorre orientarsi verso la creazione di una prima base di diritto societario europeo: cadrebbe il pericolo dell’incoerenza e delle scelte arbitrarie. Perché i politici passano, ma le imprese restano. Inoltre, quello che manca è un’integrazione dei capitalismi europei che possa generare una massa critica sufficiente a competere negli sterminati mercati planetari. E’ stato fatto con Airbus. A loro modo ne sono un esempio FCA, Fincantieri e Ansaldo Energia. Gli interessi sovranazionali, di fatto, già esistono. Manca una loro codificazione, il cui primo germe potrebbe essere seminato proprio nel diritto che regola la vita delle società. Con la scelta di un “foro competente” e leggi comuni, nascerebbero gruppi di “diritto societario comunitario”, e la competizione tra diversi territori d’Europa sarebbe declassata. Certo, le regole sono tutte da scrivere, ma guardando alla totale deregulation in cui operano la finanza internazionale o i colossi del web, questo “drafting” sarebbe il prototipo di un sistema che in futuro sarà comunque necessario. Se noi europei, invece di farci la guerra… (twitter @ecisnetto)

 

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario