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Pubblicato su Formiche del 09-03-2017

Il passo del gambero dell'UE

Cercasi idee in grado di fare uscire il progetto europeo dalla palude in cui è finito

di Giuseppe Pennisi - 09 marzo 2017

È iniziata una stagione di vertici europei. Ha dato il via un supervertice a quattro (Germania, Francia, Italia e Spagna) – quelle che in passato sarebbero state chiamate “le grandi potenze” del consesso europeo – tenuto a Versailles il 6 marzo, a cui faranno seguito il Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea (il 9 marzo a 28 e il 10 marzo a 27) a Bruxelles e le celebrazioni per i sessant’anni del Trattato di Roma il 25 marzo nella capitale italiana. La Spagna è entrata nell’Ue solo nel 1986; è assurta al rango di grande potenza non perché sia redivivo Carlo Quinto Sommo Imperatore, ma in quanto la Gran Bretagna, entrata nel 1973, ne ha deliberato l’uscita.

Occorre chiedersi se dai vertici stanno emergendo idee in grado di fare uscire il progetto europeo dalla palude in cui è finito. Lo è quello dell’Europa a più velocità? Dubito che lo sia almeno nei termini in cui è stato presentato. Scoprirlo come metodo per rilanciare il progetto europeo è come fare il passo del gambero.

Da decenni l’Ue è già a “più velocità” anche se non lo si ammette ufficialmente e schiettamente. Gli accordi intergovernativi, quali quello di Schengen e di Maastricht, ne sono lo strumento e l’anima. Per un’Unione a 27/28 Stati sarebbe stato difficile il contrario. Nessuno impedisce a un gruppo degli Stati dell’Ueche vogliano mettere insieme una politica di difesa comune (con forze armate, o parte di esse, in comune) di farlo. Sono anni in cui l’Ue è una cornice di regole di base all’interno della quale si creano gruppi più piccoli e che dovrebbero essere più omogenei e dotati di più chiare finalità specifiche. Delle varie cooperazioni rafforzate la più importante, e la più complessa, è l’unione monetaria, una cooperazione rafforzata in cui forse si è fatto un passo più lungo della gamba e ora si è alle prese con nodi di difficile soluzione.

E lo si è in un momento cui l’unione monetaria è diventata il parafulmine per tutto il malcontento nei confronti dell’Ue, delle istituzioni e delle sue regole generali di base. Per questa ragione avrei trovato più sensato tirare fuori dal cappello del primo dei vertici, idee su come raddrizzare la più importante delle cooperazioni rafforzate, l’unione monetaria, senza che nessuno dei partecipanti si faccia troppo male.

Su questa testata si è lanciata un’idea di trasformare, nell’arco di uno-due anni, l’unione monetaria in un sistema analogo di quello creato a Bretton Woods. Non mancano altre proposte. I capi di Stato e di governo dei 19 le raffrontino e facciano qualche passo avanti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario