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  • 20170205 - Sparigliare in Europa

Cercasi politica economica

Sparigliare in Europa

Gentiloni può cambiare rotta, mettendo fine alla penosa disputa sui decimali

di Enrico Cisnetto - 05 febbraio 2017

Per fortuna è prevalsa la prudenza di Gentiloni sulle smanie di “fargliela vedere” a quelli di Bruxelles, e il rischio di una procedura d’infrazione per lo sforamento sul deficit – formalmente di due decimi ma sostanzialmente di quasi un punto – sembra essere scongiurato. In questa situazione, meglio così. Ma ciò non toglie che sulla questione andrebbe fatta una riflessione meditata, fuori dallo schema stupido o rovesciamo il tavolo o ci caliamo i pantaloni. Partendo dal presupposto che in questi anni non aver rispettato gli impegni non ci ha portato alcun beneficio economico.

La Commissione europea ci ha chiesto una correzione del deficit tra due e quattro decimali. Non è una cifra enorme, tanto più se si pensa che la partita tra Roma e Bruxelles si gioca sul tasso di flessibilità per “migranti”, “terremoto” o valore delle “riforme”. Ma questo senza aver mai stabilito un nostro piano strategico. Mentre gli altri paesi, oltre a crescere di più, sforano i vincoli con ben altri numeri (i deficit 2016 di Spagna e Francia sono al 3,6% e al 3,4%, mentre il surplus commerciale tedesco eccede di quasi 3 punti il limite del 6%). Evidentemente, non è ancora chiaro che il problema non è la “punizione” europea, ma l’economia che non riparte.

Siamo schiacciati tra un percorso di risanamento – peraltro faticoso e poco coraggioso – che produce effetti depressivi sul ciclo economico, e una questua continua di margini rispetto alle regole europee utilizzati non per fare investimenti produttivi ma per finanziare la spesa corrente e per distribuire bonus a pioggia in nome di un sostegno alla domanda drogato e inefficace. Insomma, all’Europa abbiamo chiesto comprensione in nome della crescita, ma in realtà l’abbiamo usata per comprare consenso elettorale.

Inoltre, si contesta il “ragionerismo degli eurocrati”, ma in fondo Bruxelles non fa altro che applicare regole sui cui l’Italia ha borbottato senza però mai presentare alcuna proposta di modifica. Eppure, è evidente che l’unica soluzione sta nel rimettere mano ai Trattati – in primis alle regole del bilancio Ue – per superare il deficit di democraticità e rappresentatività delle istituzioni europee e per creare un ecosistema economico diverso. Fino a quel momento, però, se non vogliamo continuare quest’ammuina in cui, pur restando sotto il 3% del rapporto deficit-pil, litighiamo per qualche decimale, abbiamo davanti due opzioni. Da una parte possiamo decidere di ottemperare alle regole, aprire alla concorrenza e con qualche riforma sperare che nel “lungo periodo” arrivi qualche salvifica rivoluzione. Oppure, dopo 15 anni di declino e 10 di recessione, possiamo decidere sforare di molto i limiti, legandoli però ad una vera strategia di rilancio del Paese. I modelli sono diversi ma credo che presentando un piano straordinario di riduzione del nostro immenso debito pubblico – in costante aumento e di nuovo a rischio sostenibilità con l’incombente rialzo dei tassi – il governo potrebbe chiedere e ottenere da Bruxelles di poter andare ben oltre il 3%, e farci uscire dal pantano.

Le colpe del passato non devono ricadere sul presente. E Gentiloni ha tutto ciò che serve per cambiare rotta, mettendo fine alla penosa disputa sui decimali, e adottando finalmente una politica economica finalizzata alla crescita strutturale. Anche sparigliando le regole, che è necessario. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario