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Public Policy

Il futuro degli Usa

La squadra di Trump

La politica del neo presidente dipende dallo staff. Ecco i nomi

di Giuseppe Pennisi - 14 novembre 2016

Si stanno delineando le prime nomine di Donald Trump, quelle dei segretari, ossia dei ministri. E sulla base di queste indiscrezioni si possono anticipare i lineamenti di politica economica della nuova Amministrazione americana ed i rischi e le opportunità per l’Europa e l’Italia.

Una difficoltà sarà la probabile nomina di John Bolton a Segretario di Stato. E’ l’opposto della posizione pacifista tradizionalmente ispiratrice dell’azione dell’Italia sin dall’inizio del Secondo Dopo Guerra. Strettamente legato ai “falchi” di Tel Aviv , è quasi iper-israeliano. Tra i proponenti della guerra in Iraq ai tempi delle amministrazioni Reagan, ha di recente favorito la creazione di un Sunnistan, nuovo Stato tra Siria e Iraq. Non ha grande fiducia della capacità dell’Unione Europea (UE) di darsi un’autonoma capacità di difesa. E. quindi, un sostenitore della NATO quale strumento di difesa collettiva.

Due personalità con il quale il governo italiano potrà convivere sono Steven Mnuchin (di provenienza Goldman Sachs) e Newt Gingrich, già presidente della Camera dei Rappresentanti. Ambedue sono su posizioni iper-liberiste sul mercato interno, ma piuttosto protezionisti su quello internazionale. Inoltre Mnuchin insiste per un maggior “coordinamento” tra la Federal Reserve e la Casa Bianca, limitando l’indipendenza della prima . Quindi, bisognerà dire addio alle prospettive di negoziati commerciali attraverso l’Atlantico ed abituarsi alla Fed che guarderà più alle esigenze interne degli Stati Uniti che al resto del mondo.

Nessuno dei nomi che circolano a Washington per posizioni di rilievo nella nuova amministrazione è particolarmente europeista. Il progetto di una comunità economica atlantica con due pilastri, è definitivamente sepolto. Gli uomini e le donne americane (quali Sarah Palin in predicato alla Sanità), ci considerano un continente vecchio e rissoso con leader poco affidabili.

Si prospettano tempi duri nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario