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Gli effetti del referendum

E' la paralisi

La campagna elettorale ha bloccato tutti i lavori parlamentari

di Massimo Pittarello - 08 ottobre 2016

La madre di tutte le battaglie lo è sicuramente per le parti politiche coinvolte. Non è detto che lo sia per gli italiani, chiamati con il referendum ad esprimersi in una decisione fondamentale, ma che certo non implica la fine della democrazia se vince il Si e il crollo del sistema-paese se vince il No. Intanto, però, la campagna elettorale più lunga della storia repubblicana, dopo mesi di personalizzazione/spersonalizzazione, è arrivata nella fase finale con altri due, estenuanti, mesi di battaglia politica e mediatica. In cui tutto sarà bloccato.

In Parlamento provvedimenti “pesanti” quali il ddl concorrenza e il ddl lavoro autonomo, infatti, sono stati congelati. Con conseguenze immediate per esempio sui lavoratori Almaviva, licenziati in blocco perché la legge sulle liberalizzazioni si è ancora una volta arenata. E per molti altri professionisti ed autonomi, che da tempo aspettano inutilmente una minima regolamentazione della loro professione. Il disegno di legge sull’eutanasia, da sempre fumo negli occhi dei cattolici, è bloccato nella Commissioni della Camera sine die, perché, effettivamente, una sua approvazione, potrebbe indurre qualche cattolico ad unirsi alla schiera degli antirenziani. Sul ddl penale, poi, oggetto di scontro interno alla maggioranza, è mancato tre volte il numero legale la settimana passata (mercoledì mattina è saltata la seduta dell’aula di Palazzo Madama) e dieci volte nell’attuale.

Ora arriva la sessione di bilancio e, ovviamente, i tempi si ristringono. E’ sufficiente, allora, qualche tattica parlamentare per far saltare gli spazi necessari e rimandare tutto, guarda caso, a dopo il referendum e forse al 2017. La stessa manovra economica ha spostato molte delle decisioni più importanti, come il taglio dell’Irpef o il pareggio strutturale, agli anni futuri. E se sulle previsioni del governo per il 2017 (+0,6% a bocce ferme e +1% per effetto della manovra) l’Ufficio parlamentare di bilancio evidenzia “fattori di rischio”, per gli anni successivi il giudizio è proprio di stime sballate per eccesso di ottimismo (di 0,5% per il 2018 e 0,2% per il 2019). Per non parlare dell’intricata vicenda Mps. Non tanto per la presunta influenza di Jp Morgan sul governo italiano, quanto per la dichiarata volontà di posticipare il terzo difficile aumento di capitale da 5 miliardi al 5 dicembre, guarda caso il dayafter del referendum.

Ma è sufficiente domandare presso qualunque Commissione parlamentare o qualunque Ministero quale sia lo stato di avanzamento di un qualunque progetto di legge o decreto. Se rientra all’interno della strategia referendaria, va velocissimo. Altrimenti è fermo. “Capisce dottore, per adesso è così..”. Difficile dire quale sarà il risultato del referendum. Certo è che i risultati della stessa attesa dell’appuntamento sono visibili e nefasti. Speriamo quest’autunno passi in fretta. (twitter @gingerrosh)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario