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In vista del referendum

Un sano e consapevole NO

La campagna referendaria entra nel vivo.  L'intervento del prof. Pasquino per TerzaRepubblica

di Gianfranco Pasquino - 03 ottobre 2016

Due mesi in più di campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre “obbligano” i quotidiani a fare incetta di interviste e i maîtres à penser a dare fondo alle loro, talvolta malferme, opinioni. Dallo storico comunista esperto di Gramsci, Beppe Vacca, oggi coordinatore dei Comitati per il sì nel Lazio, qualcuno potrebbe aspettarsi un po’ di rispetto per la, seppur breve e recente, storia del referendum e qualche affermazione fondata sul merito delle riforme (“Corriere della Sera”, 3 ottobre, p. 4). In barba a qualsiasi citazione (qui, faccio la mia: ho scritto di plebiscitarismo renziano già il 14 maggio, se non addirittura prima; Napolitano ci è arrivato “forse eccesso di personalizzazione politica”, ad agosto), Vacca sostiene che “è stata l’opposizione a farne un referendum sul governo”. Dimostrando invidiabili cognizioni costituzionali, Vacca giunge quasi a lodare l’opposizione che, bontà sua, il fronte del NO non è fatto di “stupidi” e quindi lavora “per fare scendere il quorum” (che, però, nei referendum costituzionali, non esiste proprio).

I sostenitori del sì, molti dei quali sono adesso indaffaratissimi a modificare l’Italicum, già ripetutamente dichiarata la legge che tutta Europa c’invidia e che metà Europa imiterà, saranno sorpresi dall’apprendere dalle parole di Vacca, che “il Parlamento com’è stato ridisegnato dalla riforma è compatibile con qualsiasi legge elettorale”. Il problemino è che, se vince il NO, sarà assolutamente indispensabile elaborare anche la/una legge elettorale per il Senato che impedisca l’eventualità di maggioranze diverse Camera/Senato. Nel frattempo, proprio per evitare di pronunciarsi su una legge elettorale che gli stessi autori vorrebbero cambiare o saranno costretti a farlo, la Corte Costituzionale ha rimandato la sua sentenza sull’Italicum. Invece di occuparsi di quanto, capilista bloccati e candidature multiple, comprime in maniera inaccettabile, forse, anticostituzionale, la rappresentanza politica, sembra che l’inciampo sia il premio di maggioranza, unico strumento disponibile agli elettori per designare e premiare il vincitore.

Che il capo del partito che ottiene premio e maggioranza assoluta debba essere designato Presidente del Consiglio dal Presidente della Repubblica che perderebbe così il potere costituzionale di nomina e che, se in controllo della sua maggioranza parlamentare, potrebbe anche imporre ad suum libitum lo scioglimento della Camera togliendo il relativo potere al Presidente della Repubblica, non sono fenomeni che inquietano Beppe Vacca. Il premier non si prenderà “tutto”. Infatti, comunque, le riforme costituzionali “allargano la partecipazione democratica” magari, direi, limitandosi a restringere la partecipazione elettorale: provincie sparite, Senato nominato. “Garantiscono maggiore efficienza del Parlamento” , ma se efficienza vuole dire fare più leggi in meno tempo, tutti i dati numerici, dei quali nessuno dei sostenitori della riforma si cura, rivelano che il bicameralismo italiano è già il più efficiente dei bicameralismi europei. E non siamo in grado di prevedere quanti e quali conflitti si avranno fra Senato e Camera, conflitti quasi inevitabili date le molte/troppe procedure diverse necessarie per l’approvazione delle leggi. Le riforme, secondo Vacca, “eliminano la legislazione concorrente tra governo centrale e Regioni”, che, presumibilmente, è la preoccupazione dominante fra i cittadini italiani, alcuni dei quali, però, avrebbero forse voluto vedere sparire le regioni a Statuto speciale, accorpare alcune regioni già chiaramente incapaci di autogoverno, introdurre il principio di sussidiarietà piuttosto di quello della supremazia statale che, incidentalmente, rafforza proprio i poteri del premier. 

Vacca conclude che, per fortuna dei sì,  “se l’elettore si interessa e discute del merito, capirà che il dominus del referendum è lui”, ma, se ha davvero approfondito il merito, fuori dalle semplicistiche e fuorvianti affermazioni propagandistiche, finirà, questa è la mia argomentata opinione, proprio per votare un sano e consapevole “no”.

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