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La polemica sul turismo da ricchi

Il lusso di saper cogliere le provocazioni

E se la polemica di Flavio Briatore sul turismo da ricchi in Puglia stimolasse qualche idea innovativa?

di Marco Dipaola - 22 settembre 2016

Volutamente provocatorio. Flavio Briatore, manager che ha fatto i suoi successi con la Formula 1, per poi diventare simbolo dell’italiano tutto lusso, successo e belle donne, è riuscito nel suo intento: alzare un polverone e annunciare contestualmente il suo prossimo investimento.

L’occasione è un convegno ad Otranto, Puglia, dedicato alle potenzialità turistiche della Regione. Briatore prende la parola e con un tono diretto, supponente, quasi trumpiano – i due sono amici ed entrambi sono stati protagonisti di The Apprentice – elenca i motivi per cui la Puglia non riesce ad attrarre il turismo d’elite. “Io so bene come ragionano i ricchi – ha spiegato Briatore – vogliono l’approdo per la propria barca, spiagge organizzate con servizi per i figli e divertimento notturno stile Bilionaire. Il ricco non alloggia in alberghetti o masserie, non vuole prati e musei, perché dopo due giorni si rompe le palle e se ne va”.

Apriti cielo! Mormorii e proteste si levano già nella sala che ospita il convegno, in poche ore social e media impazziscono e Briatore diventa trend topic su twitter. Ma non basta, perché in Italia tutte le provocazioni riuscite polarizzano, creando due fazioni contrapposte pronte a scagliarsi violentemente l’una contro l’altra. E anche in questo caso è così: da una parte l’Atletico Cultural-Ambientalista e dall’altro il Real Enjoy (per dirla alla Gianluca Vacchi). La partita è ormai aperta e lo scontro è senza regole e pieno di pregiudizi. L’unico risultato possibile è la perdita di un'occasione: quella di trasformare una sana provocazione in un confronto costruttivo su un argomento chiave per il nostro futuro, il turismo.

Flavio Briatore, infatti, con le sue parole ha toccato un nervo scoperto del nostro Paese: il rapporto con la ricchezza. Eh si, perché è inutile negare che solo al sentir parlare di ricchi buona parte dell’italiani storce il naso, come posseduti da quel cronico pregiudizio che fa diventare la ricchezza o modello da seguire e idolatrare (e i social stracolmi di reucci dorati che ostentano vite da nababbi lo dimostrano) oppure un diavolo da criticare aprioristicamente, perché è marcia e quasi sempre frutto di illegalità.

Eppure in un Paese che vive di export, anche se la crescita delle esportazioni è in calo, la cultura del “dagli al ricco” andrebbe estirpata radicalmente. Il nostalgico provincialismo all’italiana, quello che coltivava il “piccolo è bello” e l’innata ritrosia verso tutto ciò che non fosse circoscritto al nostro orticello, non funziona più. È un fatto di capacità competitiva, non di pregiudizi. È economia, non chiacchiere da comari di paese.

Riflettendo sull’affaire Briatore-Puglia, per esempio, è un delitto dire che il turismo d’elite sarebbe certamente redditizio per quel territorio? Che servirebbe ad attrarre capitali e investimenti stranieri? Che le strutture extra-lusso evocate potrebbero essere realizzate nel rispetto dell’ambiente, magari valorizzando luoghi e potenzialità attualmente inespresse?  

Nessuno vuol privare la Puglia del suo aspetto più libero e selvaggio, delle incantevoli tradizioni che riempiono la regione di appuntamenti unici al mondo (dalla notte della Taranta, alla sagre nella Murgia fino ai tanti riti religiosi locali). Ma non è neanche corretto chiudere aprioristicamente le porte ad una clientela diversa, di certo economicamente più redditizia. Che poi, pensandoci bene, già sceglie le masserie pugliesi per matrimoni da mille e una notte, o le spiagge del Salento – come ha fatto Madonna quest’estate – per trascorre qualche giorno di relax.

Non si tratta, quindi, di rivoluzionare l’identità naturalistica e culturale pugliese, ma solo di ampliare l’offerta turistica, purchè il lusso non si trasformi in mera ostentazione.

Se poi la questione è prettamente di conservazione ambientale, allora sarebbe onesto dire che i rischi per il territorio derivanti dal turismo esistono già. Gallipoli, per far un esempio, si è trasformata nell’ultimo decennio nella meta preferita dal turismo giovanile low cost. Il litorale è divisivo tra stabilimenti privati e locali stracolmi a tutte le ore, e i ragazzi non fanno troppa attenzione alle cicche gettate sulla spiaggia o alle bottiglie lasciate per strada. Certo, questa clientela per dormire non ha bisogno delle “colate di cemento” tanto temute, così vengono chiamati hotel, resort e strutture d’accoglienza turistica di lusso. Ma perché descrivere come incompatibili due universi che possono essere paralleli?

Come disse un celebre filosofo barese in un suo film campione d’incassi: “la Puglia è lunga, ed è tutta bella!”. Tradotto: c’è posto per tutti. E se finalmente le provocazioni alla Briatore stimolassero qualche ragionamento costruttivo e magari qualche idea innovativa, allora si che ci andrebbe di lusso!

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