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  • 20160828 - Catastrofi assicurate

Terremoto e ricostruzione

Catastrofi assicurate

Con l'assicurazione obbligatoria sulle catastrofi si risparmierebbero 3,3 mld di soldi pubblici

di Enrico Cisnetto - 28 agosto 2016

Dal 1968 (terremoto del Belice) a prima di questo ennesimo disastro, i sismi patiti dall’Italia sono costati, solo in termini ricostruttuivi, circa 150 miliardi. I vari tipi di dissesto idrogeologico (alluvioni, frane, ecc.) negli ultimi dieci anni hanno gravato sul bilancio pubblico per 33 miliardi (spesso spesi male). Il 68% delle frane europee avvengono nel Belpaese. Quasi il 90% degli 8100 Comuni italiani sono esposti a qualche tipo di rischio catastrofale, e oltre il 45% è posizionato in zone soggette a disastri naturali. Credo che bastino questi dati per capire che non sia possibile reagire al terremoto che ha colpito alcune zone del centro Italia con gli strumenti di sempre e, soprattutto, sotto l’influsso dei soliti (cattivi) riflessi condizionati. Ne è un esempio, l’idea che una misura che moltissimi paesi hanno preso come l’assicurazione obbligatoria sugli edifici, pubblici e privati, possa essere considerata un disgustoso tentativo di approfittarne da parte del mondo assicurativo, naturalmente additato come potente lobby pronta al lucro. È bastato evocare il tema, per l’ennesima volta visto che già il governo Monti e lo stesso Renzi avevano esaminato la proposta (per poi non farne niente), che già sono partite le prime bordate. Ed è deludente che il ministro Delrio, si dica “contento” che l’ipotesi, valutata in sede di riforma della Protezione civile, “sia stata scartata”, e che consideri “un paradosso” il fatto che oggi chi stipula una polizza su base volontaria non possa scaricarla dalle tasse (ministro, basta cambiare la legge!).

Un’assicurazione obbligatoria sui rischi catastrofali (tutti, non solo i terremoti) per le case costerebbe ai proprietari in media l euro al metro quadro, permettendo però ai contribuenti un risparmio di circa 3,3 miliardi l’anno. Come spiega bene la Consap – società del Tesoro per i servizi assicurativi a copertura dei rischi della collettività – attraverso la creazione di un fondo di garanzia (tipo rc-auto) si risparmierebbe a regime almeno 1 miliardo l’anno. Che si tratti di interruzione di strade, di crolli del patrimonio artistico o di danneggiamenti a case private ed edifici pubblici, a pagare, tra ricostruzione e risarcimento dei singoli, è sempre e solo il Tesoro (e quindi alla fin fine i contribuenti).

Dunque, si proceda subito a istituire un’assicurazione obbligatoria “RCD” (responsabilità civile disastri) e si affidi a Consap il compito di offrire alle assicurazioni – direttamente o affidandosi a grandi gruppi del “re-insurance” specializzati in questo tipo di polizze, selezionate da broker – la possibilità di riassicurarsi a un tasso fisso. A queste stesse compagnie, peraltro, lo Stato potrà trasferire una parte dei suoi rischi (quelli che coprono la ricostruzione di strade ed opere pubbliche) assicurandosi a sua volta. Infine, si definisca un piano straordinario con due obiettivi: la messa in sicurezza sismica degli edifici nelle zone a più alto rischio, secondo la tecnica “retrofit” messa a punto dall’ingegneria sismica; la bonifica idrogeologica del territorio e la messa in sicurezza e migliore utilizzo pubblico dei beni artistici e monumentali. Qualcuno ha calcolato che dovremmo spendere 5 miliardi all’anno per vent’anni. Forse non basteranno, ma la Ue potrebbe concederci di non calcolarli nel deficit. Questa è la buona flessibilità da chiedere all’Europa, e la vera sfida per chiunque voglia modernizzare il Paese. (twitter @ecisnetto)

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