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  • 20160805 - Un sistema spiaggiato

Concessioni balneari e referendum

Un sistema spiaggiato

Un particolare racconta la generale dinamica clientelare

di Massimo Pittarello - 06 agosto 2016

Spesso i particolari raccontano assai meglio dei grandi teoremi le ripicche, i ricatti e le trattative do ut des del clientelare sistema politico italiano, i relativi incastrati ingranaggi e complicati meccanismi che portano a prendere delle decisioni. 

In Italia abbiamo tante spiagge e il turismo balenare è ancora una fonte cospicua d’incassi. Ha funzionato più o meno così per decenni: chi aveva sulla spiagge un bar, un bungalow, un chiosco, abusivo o meno che fosse, alla fine è stato legittimato ad usarlo. Per anni lo Stato ha semplicemente fotografato l’esistente, concedendo e prorogando le concessioni. 

Poi, però, è arrivato il “sacro” principio della libera concorrenza, che l’Unione europea ha declinato nella direttiva Bolkenstein. Il concetto è semplice: non si ha diritto a sfruttare economicamente una spiaggia solo perché si è arrivati primi, ma le concessioni vanno messe a gara.

Ora, si può discutere di corporazioni o aziende familiari, liberismo sfrenato o parità di condizioni, di uniformità a fredde regole comunitarie o di demanio pubblico da sfruttare nell’interesse generale. Ma, purtroppo, per capire come funziona, bisogna guardare alla presa di posizione del comitato dei gestori degli stabilimenti balneari: “se le spiagge vanno all’asta – dicono – voteremo NO al referendum”.

Dopo che la Corte di giustizia europea ha bocciato la proroga automatica delle concessioni balneari fino al 2020, nel DL Enti Locali appena approvato dal Parlamento è stato inserito un emendamento che rende 'validi i rapporti già instaurati' fino ad una revisione complessiva della materia, da adottarsi entro il 2017.

Ora, c’è da chiedersi, cosa c’entra il referendum di riforma costituzionale con la proroga delle concessioni balneari? Semplice: è il ricatto politico; qui eravamo e qui restiamo, che lo sappiamo tutti che l’Italia è il paese dei diritti acquisiti, del passato, della tradizione, sembrano dire i concessionari.

Non importa che l’Italia sia in Europa e che il riordino della materia debba seguire le indicazioni di Bruxelles. Hai voglia di discutere di integrazione, innovazione e futuro, con la libera concorrenza e la parità di accesso (una moderna forma di egalitarismo) che è una delle stelle polari della Comunità europea. I nostri equilibri sono altri.

Quando si tratta di intervenire nel merito di una questione, cercando si smuovere situazioni ingessate dagli anni e dai clientelismi, ecco che arriva il ricatto: sciopero, sciopero bianco, boicottaggio, attentato alla democrazia, voto no al referendum.

 

Sulle concessioni balneari ci aveva provato Monti, fallendo miseramente come su taxi, riforma del lavoro, liberalizzazioni di parafarmacie e assicurazioni, come Prodi con gli autotrasportatori e Berlusconi con gli insegnanti e i magistrati.

 

Mica si discute nel merito. Quando c’è pericolo di perdere i privilegi, ecco che arriva la vendetta trasversale. E così è tutto uno scambio di favori, gentilezze, accondiscendenze. Il Paese dove siamo tutti felici, dove c’è il buon cibo, la pizza, il sole, le spiagge. E le concessioni balneari prorogate all’infinito, of course.

 

Buone vacanze, ci vediamo al solito chiosco in spiaggia per un caffè tutto italiano. (twitter @gingerrosh)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario