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Banche e masochismo

Stress test riservati

Limitiamo i danni. Pubblicare i dati degli stress test sulle banche europee è controproducente

di Enrico Cisnetto - 24 luglio 2016

Non è mai troppo tardi. Manca meno di una settimana alla conclusione degli stress test – quello stupido, e purtroppo anche assai dannoso, esercizio di valutazione europeo della salute patrimoniale delle banche, realizzato dall’Eba su 51 istituti, tra cui 5 italiani (Unicredit, Intesa, Mps, Banco Popolare, Ubi), il cui esito servirà ad elaborare entro l’anno i nuovi requisiti di capitale – e almeno potremmo tentare di limitare i danni. Come? Evitando di renderne pubblici i risultati.

Sarebbe stato il caso che la Bce, riappropriandosi della supervisione della Vigilanza unica, e quindi filtrando in termini strategici ciò che i burocrati capeggiati dalla signora Nouy fanno, ed evitando una volta per tutte che l’organismo presieduto dal signor Enria si comporti in modo “irresponsabile” (nel senso che non risponde a nessuno dei suoi atti), avesse sospeso questa pratica. Tanto più che la decisione del governatore della banca centrale inglese, presa non a caso subito dopo la Brexit, di abbassare la quantità di capitale richiesta alle banche del Regno Unito, rende ancor più anacronistico continuare la pratica – suicida, anche perchè contraria alla politica monetaria della stessa Bce – di alzare l’asticella dei mezzi propri delle banche, sulla base dei bilanci del 2015 che vengono utilizzati in modo statico per misurare la tenuta in scenari di progressiva recessione economica per i prossimi 3 anni, orizzonte temporale oggi più adatto alla divinazione che a serie previsioni. Come ha giustamente detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, sono un esercizio astruso, perché “lo stress diventa la regola e dunque si cambia la regola con lo stress”.

Ma ormai, almeno per questa volta e auspicando che sia l’ultima, il processo è troppo avanti per essere fermato. Per questo, io penso che sarebbe segno di saggezza, seppur tardiva, silenziare i risultati che venerdì 29 luglio, nientemeno che alle 22, è previsto siano dati in pasto a mercati e opinione pubblica. Tanto più che questi stress test sono una tappa intermedia cui sarebbe sbagliato attribuire valore assoluto. Non si tratta solo di bloccare fughe di notizie preventive – che andrebbero punite – ma evitare fraintendimenti sui dati ufficiali, su cui per esperienza ormai consolidata sappiamo si basano le (inevitabili, se si offre loro il destro) speculazioni del mercato. Basti per tutti ricordare cosa è successo sul titolo Mps dopo l’uscita di una notizia relativa ad una normalissima lettera scritta dalla Vigilanza Bce all’istituto senese. D’altra parte, non è un caso che proprio i titoli bancari siano diventati il nuovo misuratore del rischio paese. Perché allora non limitarsi a consegnare a ciascuna banca il risultato del test, accompagnandolo con i suggerimenti del caso?

A detta dello stesso Draghi, le 130 banche sotto la vigilanza diretta dell’Eurotower stanno oggi meglio del 2009, con il capitale primario passato mediamente dal 9% al 14%. Per il presidente della Bce, poi, “il problema non è la solvibilità, ma la redditività” e i crediti deteriorati “più che un rischio sono un problema da gestire”. Parole sagge, che non dovrebbero essere contraddette, tanto più in casa sua, pubblicando risultati di test le cui modalità sono assai discutibili. Finora abbiamo praticato il masochismo. Insistere diventerebbe autoflagellazione. (twitter @ecisnetto)

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