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  • 20160425 - A che serve l'ordine professsionale

Liberalizzazioni mancate

Avvocati. Interessi in ordine

I veri interessi della corporazione degli avvocati

di Riccardo Cappello - 24 aprile 2016

A chi serve davvero l'ordine professionale degli avvocati?

Non serve a garantire la qualità delle prestazioni. Non serve ai cittadini. Non serve, anzi ostacola, alle migliaia di giovani colleghi senza tutela che ogni giorno cercano di farsi largo nella giungla delle clientele. Non serve ad esercitare la disciplina, visto che il codice deontologico, poco applicato, si è ridotto ad essere il manuale delle giovani marmotte. Non serve agli avvocati veri e seri che non hanno certo bisogno di un Ordine a presidio della loro identità.

L’ordine, quindi, non ha più né ruolo né funzioni ma per giustificare la sua esistenza si sta progressivamente trincerando dietro la formazione professionale, un business fallimentare didatticamente e precario economicamente: la sua gestione in regime di monopolio non potrà a lungo sfuggire all’assedio del libero mercato ed alle censure dell’Antitrust.

L’Ordine serve solo ai suoi vertici per occupare poltrone, ottenere rimborsi spese e per entrare in un rapporto di scambio con la politica. Chi occupa una poltrona fa di tutto per conservarla. Infatti, non c’è mai stato un autentico dibattito all’interno dell’avvocatura perché i rappresentanti dell’ordine, che si sono avvicendati nel tempo, sono sempre stati quasi unanimemente d’accordo nell’usare la carica per acquisire visibilità, influenza e clienti senza molto preoccuparsi del futuro della professione e senza coinvolgere nel dibattito i portatori di idee nuove o diverse dalle loro. Così, oggi l’ordine forense non ha progetti, naviga a vista ed è un peso morto per la categoria e per migliaia di giovani condannati all’emarginazione. 

Asserragliati dentro questa roccaforte i circa 1.165, tra consiglieri circondariali e nazionali, privilegiati che hanno fatto della politica forense la loro attività primaria, esercitano poco e passano, con disinvoltura, da un convegno ad un’anticamera ministeriale. Sono molti ad essere convinti che, ormai, per fare l’avvocato non serve il tesserino ma sono ancora troppi quelli che pensano sia meglio salire sul carro piuttosto che rovesciarlo. Un sistema, però, che non serve neppure a chi dovrebbe da esso sentirsi garantito, è destinato ad per essere spazzato via dalla tecnologia e dalla globalizzazione. Allora i vertici potrebbero, guadagnarsi la gratitudine dell’avvocatura e dei cittadini, rimettendo gli elenchi al ministero della Giustizia e andando a lavorare. Non preoccupatevi dei cittadini ! Ci penseranno libere associazioni, la creatività legislativa o il mercato ad individuare formule per garantire la correttezza professionale. E lo faranno meglio di come sia stato fatto finora.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario