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  • 20160421 - Ambientalismo intelligente

Sul referendum sbagliato

Sorpresa, c'è anche un ambientalismo intelligente

Ripubblichiamo bell'articolo di Astrolabio

di Rosa Filippini - 21 aprile 2016

Moltissimi, anche cari amici, ci avevano sconsigliato di intraprendere una battaglia per il non voto contro il referendum No Triv. “La posizione è giusta, si – ci dicevano – ma troppo difficile, troppo rischiosa, troppo isolata, troppo ...”. In effetti, questo referendum si presentava come il trionfo delle suggestioni pseudo ambientaliste, la battaglia perfetta: il Mare contro il Petrolio. Come si fa, da ambientalisti, a rischiare di apparire come i difensori del petrolio?

Infatti, tutte le altre associazioni ambientaliste si sono velocemente adeguate, sebbene l’input venisse da Consigli regionali non proprio campioni in fatto di politiche ambientali. Alcune di esse, o meglio, alcuni dirigenti all’interno di ognuna di esse, mostravano chiaramente il disagio di dover rappresentare un significato che nel quesito non c’era o di dover difendere quello che, invece, c’era ed era evidente, ovvero un massimalismo irragionevole e una falsa rappresentazione della realtà, come la pretesa di voler “chiudere” con le fonti fossili, sorvolando sulla data a cui legare un simile impegno. E tuttavia, il richiamo della “foresta conformista” è stato più forte del disagio e quasi tutti si sono sentiti in dovere di allinearsi.

E’ accaduto lo stesso anche per alcuni leader di partito, notoriamente refrattari alla politica dei comitati del No e, anzi, con qualche responsabilità nell’ideazione delle politiche che Renzi ha ereditato, ma obbligati ad assecondare il movimento che, in questo frangente, si è posto nel ruolo di alfiere dell’antirenzismo. Alcuni di essi, come Letta o Bersani, si son messi a dare indicazione per il NO pur di non far mancare il proprio contributo al quorum.

Quella della non legittimità del Non Voto, o addirittura del reato di Non Voto, è stata la polemica più insidiosa, la più dura da digerire per gli elettori che, per età o per esperienza, hanno vissuto le battaglie per il diritto al voto e per la democrazia diretta. Quando persino il presidente della Corte Costituzionale ha ritenuto di doversi pronunciare contro la campagna per il Non voto, ad alcuni di noi è parso che non ci fossero più margini per un dibattito razionale. Per fortuna, l’intervento del Presidente emerito Napolitano ha riportato la barra nella giusta posizione osservando che di fronte all’inconsistenza del quesito referendario, il Non Voto può essere il frutto di una scelta consapevole ed è comunque un diritto.

Di fatto, la grande maggioranza degli elettori italiani non si è lasciata intimidire e, questa volta, grazie agli interventi degli Amici della Terra accanto a quelli del Comitato contro il referendum, il Non Voto è stato in gran parte una scelta consapevole.

Il movimento referendario (se movimento si può chiamare visto che non ha avuto l’avallo di una raccolta di firme e che assomiglia molto a una oligarchia), per parte sua, aveva creduto davvero che la suggestione Petrolio contro Mare, col suo corredo di piattaforme grondanti, sarebbe stata vincente. Tanto che ancora oggi non riescono a farsene una ragione: non solo il governatore pugliese Emiliano, ma anche i seguaci di Grillo, anche il WWF e Greenpeace continuano a sostenere che, in realtà, hanno vinto loro, che i soli voti che contano sono i Sì, che la data era sbagliata, che bisognava accorpare alle amministrative; che non c’è stata abbastanza informazione ecc. Non c’è bisogno di controllare gli annali per ricordare che non c’è mai stata un’altra campagna referendaria su un solo quesito, così lunga, con così tante apparizioni in TV, sia nei Talk show che nelle tribune, che in tutti i telegiornali. Una simile ostinazione si spiega solo con la brusca caduta, per effetto dei risultati del referendum, dell’illusione di esser riusciti a dominare definitivamente il settore dell’impegno per l’ambiente. E’ il referendum, bellezza! - verrebbe da commentare - la democrazia diretta è uno strumento difficile da maneggiare e riserva sempre sorprese, soprattutto a chi è troppo sicuro di sé.

Una delle sorprese è consistita nel fatto che vi potesse essere una campagna attiva in favore del Non Voto e che, in essa, potesse trovare spazio un ambientalismo diverso da quello che, per oltre 20 anni, ha avuto il monopolio dell’informazione televisiva. Così, una bella squadra di Amici della Terra, ha fatto capolino nei notiziari, nei social, nelle riviste, nei quotidiani e nei confronti televisivi. L’effetto dei suoi ragionamenti, dell’approccio razionale, della capacità di smontare suggestioni e falsi miti è stato dirompente nonostante le scarse risorse della piccola struttura degli Amici della Terra. Per la prima volta, oltre agli insulti di alcuni assidui frequentatori dei social (sempre gli stessi, in realtà), in tanti e molto diversi fra loro, ci scrivono messaggi di sostegno e di stima, sorpresi per la “scoperta”della nostra esistenza e delle nostre iniziative passate e presenti.

Non sappiamo ancora se questi nuovi riconoscimenti saranno sufficienti a darci voce e forza nelle questioni su cui siamo impegnati. Si aprono partite importanti con la discussione sui nuovi obiettivi di politiche energetico ambientali per il 2030. Di nuovo, come in passato, sono già al lavoro gruppi di potere che mirano a nuovi incentivi esagerati per le sole fonti rinnovabili elettriche, ovvero quelle fonti che danno ancora uno scarso risultato in termini di copertura del fabbisogno energetico ma che, grazie all’appoggio incondizionato di alcune associazioni, godono di una forte immagine ambientalista e, solo per questo, sono sussidiate.

Nel frattempo, anche se tutti ora predicano un maggior ricorso all’efficienza energetica, alcuni degli strumenti principali per la sua promozione, come quello dei certificati bianchi, subiscono forti e ingiustificate restrizioni da parte dei gestori del meccanismo. A difendere lo strumento che è in grado di dare i migliori risultati di risparmio energetico con il minor sforzo finanziario possibile, (500 milioni l’anno per i certificati bianchi contro almeno 13 miliardi annui per le rinnovabili elettriche già installate) sulla breccia, ci sono solo gli Amici della Terra.

E, a proposito di miti e tabù che l’ambientalismo di maniera ha imposto alla cultura e alla società, restiamo impegnati sui rifiuti, perché è l’esempio di malgoverno che è costato di più ad una gran parte del nostro paese, sia in termini economici che ambientali e di decoro. L’ossessione contro gli inceneritori ha fatto sì che, in pochi anni, si siano esauriti tutti i siti di discarica e che i rifiuti di mezza Italia siano esportati a spese dei cittadini e a beneficio degli impianti di teleriscaldamento del Nord Europa.

Col referendum No Triv, l’ambientalismo ideologico che vive di suggestioni e di falsi miti ha subito una battuta di arresto. Questa volta, gli Amici della Terra non solo hanno visto giusto ma sono riusciti anche a comunicare la propria esistenza. “Ecologia è buon governo” è la chiave di lettura, antica ma sempre attuale, che proponiamo a coloro che hanno potuto finalmente “scoprire” la nostra associazione, che condividono il nostro approccio riformista e che vogliono partecipare alle nostre battaglie. Devono sapere che il loro riconoscimento ci incoraggia, che abbiamo bisogno del loro aiuto per continuare a non mollare. 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario