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  • 20160110 - Il ritorno delle parti sociali

Sindacati, governo e Federmeccanica

Il ritorno delle parti sociali

Il contratto dei metalmeccanici è il banco di prova per i sindacati

di Enrico Cisnetto - 10 gennaio 2016

Avanguardia tra le avanguardie. Il metalmeccanico è da sempre il settore più turbolento e innovativo nel campo dei rapporti tra imprenditori e sindacati, e il piano appena lanciato da Federmeccanica ha le stigmate giuste per stravolgere (in positivo) le relazioni industriali, creando l’occasione per le parti sociali, dopo anni di discredito e vittime della disintermediazione renziana, di riprendersi un poco del ruolo perduto.

La proposta è rivoluzionaria per le regole su inquadramento, welfare aziendale (al 100% ed esteso anche ai familiari), previdenza complementare, partecipazione dei lavoratori agli utili, formazione, diritto allo studio, orario, trasferte, reperibilità. Questo tentativo di aggiornare le regole dal vecchio schema fordista del Novecento alle esigenze e dell’economia del 2016 è, a quanto pare, sostanzialmente accettato dai sindacati, tranne che per due fondamentali elementi: la contrattazione aziendale, che può valere fino a 260 euro a lavoratore, e l’esclusione di aumenti salariali a livello nazionale nel 2016. Gli accordi decentrati, infatti, pur migliorando la produttività e arricchendo i lavoratori, indebolirebbero il potere politico dei sindacati, che sarebbero costretti a ritornare alla loro funzione originaria. Negli anni scorsi, per esempio, non sono stati accettati accordi aziendali che consentivano la partecipazione dei lavoratori ai profitti delle imprese pur di difendere, adducendo ragioni ideologiche, la contrattazione centralizzata. Questo, come la battaglia persa sul Jobs Act, l’arroccarsi su posizioni conservatrici (articolo 18) o il calo degli iscritti tra i giovani, palesano il declino di legittimazione del sindacato, acuito dalle scelte di Renzi. Ma, forse, il colpo di reni Federmeccanica può permettere la svolta. Non è un caso che Cgil, Cisl e Uil stiano lavorando ad una controproposta unitaria che possa respingere il tentativo del governo di introdurre il salario minimo legale di 7 euro l’ora, allo scopo di tornare protagonisti in una scena occupata dal duo Renzi-Marchionnne. Purtroppo, i sindacati insistono per la validità “erga omnes” dei contratti nazionali, non capendo che è definitivamente tramontato il tempo della divisione in classi, del conflitto permanente e della concertazione nazionale. Sono cambiati il tessuto produttivo, la struttura sociale, la dinamica politica. Federmeccanica, invece, lo ha capito, e punta tutto sulla contrattazione aziendale, tra l’altro sfruttando l’aliquota ridotta del 10% sul salario di produttività prevista dalla legge di Stabilità 2016.

E’ vero, la disoccupazione scende, mentre il tasso di occupazione sale. Ma non di molto. Dall’introduzione del Jobs Act sono passati 9 mesi in cui i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di sole 37 mila unità. Al netto degli incentivi, insomma, il risultato delle politiche del lavoro del governo non è entusiasmante. Forse, allora, per spingere la produttività, evitare gli squilibri della cassa integrazione, tutelare i lavoratori e non i posti di lavoro, la flessibilità e non il precariato, le parti sociali dovrebbero recuperare il loro ruolo: trovare gli accordi tra loro, saltando il governo della disintermediazione. Renzi ha permesso di smuovere, dopo decenni, la guerra di trincea, ideologica ed estremizzante, tra sindacati e imprenditori. Federmeccanica si è mossa. Ora tocca agli altri. (twitter @ecisnetto)

 

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario