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Economia e responsabilità

Le ipocrisie del Salva banche

Dopo il decreto de Governo è partito il gioco dello scaricabarile. Ma le responsabilità sono condivise

di Enrico Cisnetto - 13 dicembre 2015

La colpa è sempre di qualcun altro. Al danno del crack di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara sta seguendo una beffarda fiera delle ipocrisie. La Commissione europea accusa Bankitalia, la quale rispedisce al mittente e scarica sulla Consob, il governo istituisce una commissione d’inchiesta (che non si nega a nessuno), i media giocano al solito tiro al banchiere, i risparmiatori lamentano la truffa ma non la propria sprovvedutezza. Infine, tutta l’Italia, premier in testa, se la prende con le regole europee. Ognuno pretende di custodire la verità, ma in realtà maschera la propria quota di responsabilità. Alla faccia della sacra regola del “chi sbaglia paga”.

Innanzitutto, bisogna chiarire che l’operazione di commissariamento da 3,6 miliardi è a carico del sistema bancario. Al quale è stato fatto obbligo di mettere mano al portafoglio, salvo dover dichiarare di averlo fatto a titolo volontario, per evitare la trappola europea degli “aiuti di Stato”. Peccato che quei soldi incidano sui bilanci di istituti quotati, danneggiando così decine di migliaia di incolpevoli azionisti. E se poi fosse vero, come dice il governo, che la soluzione è a costo zero per il contribuente, allora le banche non riceverebbero quelle agevolazioni fiscali (circa un miliardo) che gli sono state promesse, ma se invece accadesse, quei soldi peserebbero sul bilancio dello Stato, e quindi su tutti noi.

Certo, se non fosse arrivato l’aiuto sarebbero spariti 6069 posti di lavoro e 400 mila conti correnti (fino a 100 mila euro) per un totale di 12,5 miliardi. In alternativa, in caso di salvataggio pubblico, 41 milioni di contribuenti italiani avrebbero dovuto sborsare 305 euro a testa. E’ vero, sono evaporati 728 milioni di obbligazioni subordinate di cui 330 milioni in capo a 10.500 piccoli clienti. Una misura pesante, ma chi investe dovrebbe conoscere i rischi e, come la legge, anche la finanza non ammette ignoranza. Ovviamente, se ci sono state irregolarità – come probabile – dovranno essere accertate e i responsabili puniti, ma sentenziare aprioristicamente evocando la “truffa al risparmiatore” è pura demagogia. Prendersela con i compensi degli amministratori (che c’entra?) o certificare la malafede di tutti su tutto, oltre ad alimentare un già fin troppo debordante giustizialismo, espone il sistema bancario ad un pericolo di generale delegittimazione ingiusto e di cui non abbiamo certo bisogno. Le banche sono collettore fondamentale e insostituibile tra finanza ed economia reale, e come tali vanno tutelate. E mentre l’Italia stava a guardare, millantando una presunta superiorità del proprio credito, per salvare le sue banche la Germania spendeva 238 miliardi (8,2% del pil), la Spagna 52 (5%), l’Irlanda 42 (22,6%), e così via. L’Italia uno 0,2% di Tremonti e Monti bond, pienamente rimborsati a cospicui tassi di interesse. E’ vero, Bruxelles avrebbe dovuto concederci il fondo interbancario senza il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti subordinati alle perdite. Ma con quale legittimità rivendichiamo diritti a cui abbiamo noi stessi abdicato? La normativa europea sul bail-in che coinvolge tutte le tipologie di obbligazioni e tutti i depositi sopra i 100 mila euro, per esempio, è stata votata dai nostri europarlamentari e adottata dal nostro Parlamento. Sarà dunque opportuno chiarire che, da ora in poi, chi commette degli errori deve pagarne le conseguenze. Anche perché ci sono già altre 12 banche commissariate... (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario