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  • 20150909 - Riformare la riforma delle pensioni

Quale flessilbilità è applicabile alla legge Fornero?

Riformare la riforma?

Il prepensionamento resta immutato e la riforma è appena stata digerita. Cosa cambiare?

di Giuliano Cazzola - 09 settembre 2015

Elsa Fornero si è pentita o si è arresa? Si è convinta delle ragioni di chi critica la riforma delle pensioni del 2011 perché troppo rigida sull’aspetto cruciale dell’età di pensionamento oppure si è stancata di difendersi, spesso da sola, da accuse violente e disoneste? Sono queste le domande che mi ero posto dopo aver letto alcune dichiarazioni dell'ex ministro, la quale ammetteva che “si può recuperare un po’ di flessibilità” in uscita con una penalizzazione, per il lavoratore, pari al 3-3,5% (la stessa misura di cui parla Tito Boeri) per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia. Poi è stata la stessa Fornero a rassicurarmi sostenendo che il suo pensiero era stato in parte distorto, tanto da indurla ad inviare una lettera di chiarimento. Per quanto mi riguarda, sarò forse l'ultimo "giapponese" che continua a combattere su di un'isola deserta in difesa della riforma del 2011; resto però  convinto che sarebbe un errore rimettere in discussione la questione cruciale dell'età del pensionamento, dopo che le più recenti riforme sono state metabolizzate dall'opinione pubblica.

 

Ammesso e non concesso, del resto, che le condizioni di emergenza siano in parte superate, non avrebbe un senso compiuto riaprire una questione essenziale per l’equilibrio dei conti pubblici. Elsa Fornero potrebbe autoassolversi con i dati di monitoraggio dell’Inps, riguardanti l’età effettiva media alla decorrenza della pensione, nei settori privati, nel periodo tra il 2009 e i primi due mesi del 2015, quando sono andati complessivamente in pensione oltre 1,5 milioni  di lavoratori (di cui 745mila di anzianità/vecchiaia anticipata  e 758mila di vecchiaia). Le nuove regole hanno determinato un incremento importante dell’età media di vecchiaia (per il solo effetto dell’equiparazione, con gradualità accelerata, del requisito anagrafico delle donne a quello degli uomini), mentre hanno interessato di soli 12 mesi  (da 59 a 60 anni)  l’età effettiva media del pensionamento anticipato. Con riferimento a tutte le gestioni, l’età effettiva di vecchiaia degli uomini è aumentata solo di 8 mesi, mentre quella delle donne di 3 anni; quella cumulata di 3,3 anni. Diverso l’andamento per le pensioni d’anzianità/vecchiaia anticipata: l’incremento è stato di 1,2 anni per gli uomini,  di 1,4 per le donne; di 1 anno il dato complessivo.

 

In sostanza, il requisito anagrafico del pensionamento anticipato rimane più o meno al livello precedente la riforma Fornero. Del resto, anche adottando una penalizzazione economica (peraltro rifiutata dai sindacati)  per chi si avvalesse della flessibilità, aumenterebbe, a seguito dell’abbassamento del requisito anagrafico, il numero dei pensionati e, quindi, anche la spesa pensionistica, che è pur sempre la sola quota di spesa pubblica cresciuta durante gli anni della crisi: di 28 miliardi dal 2010, nonostante i tagli (mentre quella totale è diminuita di 24 miliardi). Intanto, il presidente dell'Inps è tornato a mettere in circolazione alcune proposte che potrebbero assecondare il proposito del governo di modificare la riforma trovando all'interno del sistema pensionistico le risorse necessarie. La sola ipotesi che a me sembra percorribile è quella del "prestito" per quanti dovessero perdere il lavoro a pochi anni dalla pensione, con il conseguente impegno alla restituzione a rate una volta che siano maturati i requisiti per l'assegno. E' questa la sola proposta che andrebbe incontro ad esigenze reali e che comporterebbe oneri sostenibili. 

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