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Politica e speculazione

Capitale e teatro dei burattini

I governi nazionali non contano più nulla. La politica economica è in mano alla finanza internazionale

di Lucio Garofalo - 27 luglio 2015

I cronisti economici riferiscono che gli indici azionari di Wall Street volano sempre più in alto, raggiungendo i massimi livelli storici, trascinati dalle persistenti attività speculative in borsa, in seguito all’acquisto pubblico di titoli tossici, i famigerati “derivati”, da parte delle banche d’affari private, che consente profitti colossali, pari all’intero PIL degli USA.

È, dunque, più che lecito chiedersi se sia conveniente e razionale un simile sistema economico in cui la gente non ha più nemmeno “gli occhi per piangere”, mentre crescono a dismisura i profitti derivanti dalle speculazioni nelle borse finanziarie e dall'emissione di “titoli spazzatura”, mentre i prezzi al dettaglio (dai generi alimentari all’abbigliamento) tendono a gonfiarsi ogni giorno di più. A dispetto persino della logica e della legge elementare che regola i rapporti tra la domanda e l’offerta sul mercato. Senza che la “politica” abbia neppure la forza o il coraggio di intervenire per porre un freno.

Si dice che "manca la volontà politica". Oramai i governi nazionali non contano assolutamente più nulla: la loro sovranità è di fatto esautorata. Da oltre trent’anni le prerogative e gli attributi degli stati nazionali in materia di politica economica, si esauriscono nel compito di esattori che operano per conto del capitalismo dell’alta finanza internazionale. Per non parlare degli enti locali. Prigioniere tra il patto di stabilità e la “spending review”, le varie amministrazioni comunali locali sono, di fatto, annichilite. Insomma, la politica nella decrepita e decadente società borghese, è oramai ridotta ad essere un tragico, grottesco, quanto costoso teatrino delle marionette.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario