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  • 20150724 - Cervelli, non rientrate!

Fuga motivata

Cervelli, non rientrate!

I governi al posto di incentivare i talenti li costringono a fuggire, per non tornare più

di Riccardo Cappello - 24 luglio 2015

La pubblicità ingannevole è reato mentre sulla propaganda elettorale, che produce effetti più gravi, spesso si sorvola. Si vorrebbe una buona scuola, senza prospettive per chi la frequenta, si parla di cervelli che se rientrassero si troverebbero la strada ostruita dagli imbecilli ma, nel concreto, si prendono provvedimenti solo in funzione del consenso. Sarebbe, invece, importante che le autorità preposte, ammesso che trovino il coraggio, rispondessero su una vicenda che, anche se recente, è passata nel dimenticatoio.  

Sul Corriere della Sera del 26 marzo 2014, Sergio Rizzo riproduceva una lettera che il 21.03.2014, dodici autorità mondiali nelle discipline economiche (dal Premio Nobel per l’Economia nel 1993, Douglas North, al professore di Storia Economica alla London School of Economics, Stephen Broadberry, da Jeffrey Williamson, già capo del Dipartimento di Economia ad Harvard ai docenti della Oxford University Jane Humphries e Kevin O’Rourke) avevano inviato, al Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ed al Primo Ministro Matteo Renzi in cui affermavano “Ci lascia perplessi la bocciatura di alcuni candidati con un eccellente curriculum, di tre colleghi di grande valore (Mark Dincecco, della University of Michigan, Alessandro Nuvolari, dell’Università Sant’Anna di Pisa, e Giovanni Vecchi, dell’Università romana di or Vergata). Costoro sono ben noti fuori dall’Italia per le loro pubblicazioni, gli interventi a conferenze e seminari, gli articoli per importanti riviste e la collaborazione a progetti di ricerca internazionale….

A nessuno di questi tre è stato attribuito il titolo di professore di prima fascia e sarebbe un terribile peccato se ciò impedisse loro la completa realizzazione dei programmi di ricerca: la storia economica ne risulterebbe impoverita”. E proseguivano “mentre i tre colleghi di grande valore venivano esclusi, a superare l’esame erano i candidati con un curriculum di ricerca assai limitato in termini di pubblicazioni internazionali e questa non è la direzione verso cui la storia economica italiana deve andare se vuole garantirsi il posto che le spetta all’avanguardia della ricerca nel nostro campo”.  Fra i considerati non idonei a ricoprire il ruolo di professore ordinario Dincecco è stato citato 211 volte, Vecchi 336 e Nuvolari 661. numeri ben superiori a quelli degli stessi membri della commissione esaminatrice, autori della bocciatura. Peraltro tre dei cinque componenti della commissione esaminatrice avevano meno di trenta citazioni ciascuno.

Avvenimenti di questo genere, sui quali il Ministro dell’Istruzione non interviene, producono inevitabilmente un effetto dissuasivo in chi coltivasse la folle idea di rientrare in Italia rafforzando la convinzione che a prevalere saranno sempre i cretini ed i portatori di borse e di voti !

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario