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  • 20150621 - La Francia anti Nutella

La retromarcia di Segolene Royal

La Francia anti Nutella

Dietro le dichiarazioni del Ministro transalpino si nascono precisi interessi economici

di Enrico Cisnetto - 21 giugno 2015

Il web è pieno di castronerie, non sorprende che qualcuno abbocchi. Ma preoccupa se a farlo è la ministra francese dell’Ambiente, la radical-chic Ségolène Royal. Il numero tre del governo della Francia, paese del G8 con diritto di veto all’Onu, ha invitato a “non mangiare Nutella” perché, a suo dire, contribuisce alla deforestazione del pianeta a causa dell’utilizzo dell’olio di palma. Rimane il dubbio: lo ha fatto perchè vittima delle credenze moderne, e magari per non rimanere indietro sulla scena mediatica mondiale alla signora Obama che ogni giorno ci propina le sue ricette alimentar-dietetiche, oppure per difendere le produzioni dell’olio di colza che alla Francia interessano molto e vanno sciovinisticamente protette nella ben più prosaica battaglia degli interessi multi-miliardari? Sia quel che sia e nonostante le “mille scuse” tardive, madame si sarebbe dovuta accorgere che stava per scivolare sull’olio per molte ragioni.

 

Gli effetti sull’ambiente per l’uso dell’olio di palma ci sono, come per qualunque azione umana. La Ferrero “dovrebbe usare altre materie prime”, ha detto l’ex moglie di Hollande. Ma un ettaro di palme genera fino a dieci volte l’olio che producono un ettaro di mais, arachidi, girasoli o soia. Per sfamare la stessa quantità di persone senza olio di palma, in pratica, non basterebbe l’intero pianeta. Dunque, oltre a moltiplicare la deforestazione, “le alternative” invocate dalla ministra farebbero aumentare i consumi di acqua, fertilizzanti, pesticidi. Non è un caso che anche Greenpeace e Wwf abbiano difeso con forza la Ferrero, sconfessando le parole della Royal. D’altra parte, madame è recidiva: l’anno scorso guidò la protesta contro il passaggio “inquinante” della carcassa della Costa Concordia verso Genova (in questo caso, però, non riusciamo a scorgere gli interessi transalpini da difendere).

 

L’incremento della domanda di olio di palma (dai 25 milioni di tonnellate prodotte nel 1970 si è passati ai 150 del 2010), comunque, più che alle cattivissime multinazionali, è da imputare a molteplici fattori. È usato come biocombustibile al posto del ben più inquinante petrolio. L’Organizzazione mondiale della Sanità, inoltre, ha imposto norme stringenti sulle margarine, grasso idrogenato assai più dannoso per la nostra salute. Per la sua versatilità, economicità, il suo sapore neutro, infine, l’olio di palma è usato in quasi tutti i prodotti alimentari sulla cui etichetta si legge “grassi vegetali”. Ora, quello usato dalla Ferrero (che utilizza solo lo 0,3% della produzione mondiale) proviene dal 20% di piantagioni che al mondo rispettano lo standard ecologico Rspo (Rountable in Sustainable Oil Palm) e quindi, se proprio la Royal voleva fare polemica, con Nutella ha scelto il bersaglio sbagliato.

 

La verità è che per difendere il suo olio di colza, la Francia sta combattendo una battaglia senza esclusione di colpi, come dimostra il fatto che nel 2012 Parigi abbia provato (peraltro senza successo) ad alzare le tasse sull’olio di palma del 300%. Oggi Royal accompagna Hollande all’Expo: potrebbe essere l’occasione per aggiustare il tiro, magari facendo visita ai tanti siti della Ferrero. Ma occhio anche a casa nostra: i deputati 5stelle e alcuni del Pd hanno presentato risoluzioni parlamentari contro l’olio di palma basate sulle stesse falsificazioni usate dalla Royal. Almeno noi evitiamo di abboccare. (twitter @ecisnetto)

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