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Tutti i difetti dell'Italicum

Gianfranco Pasquino risponde alle domande de “Il Sole 24 Ore” su pregi e difetti dell’Italicum

di Gianfranco Pasquino - 03 maggio 2015

La riforma che la Camera si avvia ad approvare è buona o cattiva?

  1. Piuttosto cattiva

 

Se dovesse elencarne i meriti in tre punti, quali citerebbe?

  1. Un solo merito: il ballottaggio che dà potere reale agli elettori

 

In cosa invece la ritiene sbagliata o migliorabile?

  1. Sbagliato il premio alla lista; sbagliate le candidature multiple; sbagliata la bassa soglia (3%) per l’accesso al Parlamento.

 

I sostenitori della legge ne sottolineano la spinta a favore della governabilità.

  1. Non sanno di che cosa parlano. In nessuna democrazia europea la governabilità dipende dal premio di maggioranza.

 

Al contrario i detrattori ne sottolineano i limiti in termini di rappresentatività. Vede anche lei un rischio in questo senso?

  1. La rappresentatività dipende solo parzialmente dal numero dei partiti “rappresentati” in Parlamento. Dipende dalla competizione fra i partiti costretti ad essere rappresentativi per vincere. Il rischio è troppo potere ad un partito che si convinca di essere il rappresentante della Nazione.

 

Una delle obiezioni della Consulta al Porcellum è l’eccessiva disproporzionalità del premio di maggioranza attribuito senza stabilire una sogliaminima. L’Italicum prevede una soglia del 40 per cento per ottenere il premio del 15 per cento. Si risponde così alle osservazioni della corte?

Non è un'anomalia in sé applicare un premio di maggioranza sulla base di un sistema proporzionale?

  1. Il premio va al partito che vince al ballottaggio. Al primo turno quel partito potrebbe avere ottenuto anche solo il 26 per cento dei voti. Il premio allora sarebbe il 28 per cento. La Corte dovrebbe essere fortemente insoddisfatta. Il premio di maggioranza su un sistema proporzionale non è un’anomalia italiana. Già lo abbiamo, con buoni esiti, per l’elezione dei Consigli comunali e dei sindaci.

 

La soglia di sbarramento è stata portata al 3 per cento per tutti i partiti. Se si voleva davvero fronteggiare la frammentazione non era meglio una soglia più alta, magari del 5 come in Germania?

  1. Ovviamente, sì: 5 per cento. Fare come in Germania è molto spesso una cosa buona e giusta.

 

Non si rischia in questo modo la “balcanizzazione” delle opposizioni in presenza di un primo partito rafforzato dal premio?

  1. Fare come nei Balcani è per lo più la cosa cattiva e sbagliata, ma sia Renzi sia Berlusconi erano, e probabilmente continuano ad essere, con motivazioni diverse, d’accordo sulla balcanizzazione delle opposizioni.

 

L’altra importante obiezione della Consulta al Porcellum riguarda le lunghe liste bloccate, che non permettevano all’elettore di riconoscere il futuro eletto. La soluzione del capolista bloccato e delle preferenze per tutti gli altri non è un ibrido al ribasso? Soddisfa le indicazioni della Consulta?

  1. Ibrido pessimo, riprovevole. Lascio il giudizio all’incerta giurisprudenza della Corte. La mia soluzione sarebbe, in linea con il referendum del 1991, una sola preferenza.

 

L’Italicum prevede la possibilità di candidature plurime per il posto di capolista. Con il rischio che un elettore scelga un partito in virtù dell’appeal di un capolista ritrovandosi poi ad eleggere un altro candidato. Questo non va contro l’indicazione della Consulta sulla riconoscibilita?

  1. Ovviamente sì. Cancellare con un tratto di pennarello le candidature multiple (10) sarebbe un atto di semplice decenza.

 

Il premio di maggioranza, sia in caso di vittoria al primo turno sia in caso di vittoria al ballottaggio, attribuisce alla prima lista un vantaggio alla Camera di circa 25 deputati. Dal momento che la legge è stata pensata soprattutto in chiave di governabilità, non è un margine troppo esiguo?

  1. E’ un margine sufficiente per un partito che abbia una vita interna vivace e democratica.

 

L’Italicum vieta espressamente gli apparentamenti tra partiti tra il primo e l’eventuale secondo turno di ballottaggio, apparentamenti consentiti in altri sistemi con ballottaggio. Non si rischia in questo modo di comprimere troppo il confronto democratico dando tutto il potere ai partiti maggiori?

  1. La domanda contiene parte della risposta. La parte più importante è che in tutta Europa, tranne in Spagna, almeno finora, i governi sono di coalizione. Sarebbe opportuno consentire le coalizioni al primo turno oppure, almeno, come per i sindaci (la buona legge fatta nel 1993 dal Parlamento su impulso dei referendari, gli apparentamenti per il ballottaggio.

 

Non è anomalo posticipare l’entrata in vigore dell’Italicum al luglio 2016 privando il Paese di un efficiente sistema elettorale in caso di necessità?

L’Italicum vale solo per l’elezione della Camera dei deputati dal momento che c’è un legame politico con la riforma costituzionale ora all’esame del Senato per la terza lettura che abolisce il Senato elettivo trasformandolo in Camera delle Autonomie. Non è irrazionale, nel caso in cui la riforma costituzionale non andasse in porto, andare a votare con due sistemi diversi (l’Italicum per la Camera e il proporzionale Consultellum per il Senato)?

  1. A questa domanda passo. Che cosa si può suggerire a sedicenti riformatori pasticcioni? Ricordare loro che un sistema politico è per l’appunto un sistema, non un supermercato, nel quale ciascuna delle componenti è in relazione con le altre e che, di conseguenza, cambiarne una significa dovere tenere conto dell’impatto sulle altre.

 

C’è il rischio di introdurre un presidenzialismo di fatto con il maggioritario Italicum e una sola Camera elettiva, come sostengono gli oppositori di questa riforma elettorale?

      14. Sì, c’è soprattutto il rischio di eccessiva concentrazione di poteri nelle mani del Primo ministro. Non è presidenzialismo. E’ piuttosto il “premierato forte”, che nonostante alcuni cattivi maestri provinciali (che non sanno neanche cosa sia l’analisi comparata dei sistemi politici) e i loro ossequiosi allievi, non esiste da nessuna parte e che toglierà non pochi poteri al Presidente della Repubblica rendendogli impossibile svolgere il ruolo di arbitro, di garante, di contrappeso, persino di rappresentante dell’unità nazionale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario