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Mps, Carige e non solo

Attacco alle banche

Il tiro al bersaglio alle banche va a danno di imprese e sistema economico

di Enrico Cisnetto - 11 gennaio 2015

Ora basta. Nei confronti del sistema bancario, e di quello italiano in particolare, è in corso un tiro al bersaglio che deve finire, se non si vuole che la recessione riprenda a galoppare e che la crisi diventi infinita. La lettera inviata alle banche dalla nuova vigilanza europea della Bce, in cui si preannuncia un nuovo (l’ennesimo) requisito patrimoniale che per molti istituti rappresenta un ulteriore innalzamento dell’asticella rispetto a Basilea3, che a sua volta era già un inasprimento alle regole di Basilea2, è piombata come un fulmine su una Borsa ipersensibile costringendo il titolo Mps a ingenti perdite proprio alla vigilia delle decisioni sul nuovo aumento di capitale. Ieri la Consob si è improvvisamente svegliata dal letargo – chissà se hanno influito le sue vicende interne e i pesanti titoli dei giornali in proposito – e ha deciso di impugnare il bilancio Carige del 2013 chiedendone l’annullamento. Ora che a Genova a suo tempo ci siano stati problemi pare evidente, ma altrettanto evidente che la nuova classe dirigente della banca ci ha messo mano e li sta risolvendo (quando non già risolti). Perché allora questo inutile sussulto retroattivo proprio mentre la banca si accinge ad un nuovo aumento di capitale e a trovare la stabilità azionaria?

Il fatto è che si sta profilando un eccesso di regole che lungi dall’essere a tutela del risparmio, sono palesemente funzionali a parare il fondoschiena dei (molti) burocrati che sovraintendono ai vari (troppi) livelli di controllo, e finiscono col produrre come conseguenza la scelta (inevitabile) dei banchieri di lavorare ad aggiustare il rapporto impieghi/patrimonio agendo sul freno del credito. A tutto danno delle imprese e del sistema economico. E, tra l’altro, questo accumularsi continuo di vincoli avviene in modo assolutamente erratico, per cui si passa dai meccanismi matematici degli stress test al trattamento personalizzato di banche e banchieri senza soluzione di continuità. Bce, Eba, Financial stability board: l’attività creditizia è sì giustamente sottoposta a vincoli particolari – per esempio, in Italia la Costituzione tutela il risparmio – ma rimane pur sempre un business, pretendere di evitare che possa fallire impermeabilizzandolo con regole sempre più stringenti finisce per inibire l’esercizio stesso del credito. Il meccanismo è diabolico: i vigilanti alzano i muri per evitare che qualcuno (magistratura in primis) rinfacci loro eventuali cattive gestioni del denaro, i banchieri rispondono frenando sui prestiti.

È venuta l’ora di mettere un punto. Renzi si lamenta che la casta della burocrazia esautora la politica? Ha ragione. Ma allora alzi gli occhi e guardi quel succede ad una rotella decisiva dell’ingranaggio dell’economia, invece di strigliare le banche dicendo che pensano più ai salotti (non si è accorto che non ci sono più?) che alle imprese. Martedì il presidente del Consiglio ha l’occasione di pronunciare il discorso conclusivo del semestre Ue. Faccia suo il suggerimento che Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, gli offre: a vigilanza bancaria comune, che è bene ci sia, deve corrispondere un unico impianto normativo, che valga per tutti. Proponga, Renzi, che inizino al più presto i lavori in sede Ue per scrivere un Testo unico bancario e un Testo unico della finanza. Era meglio farlo nel semestre, ponendolo come nostro obiettivo distintivo. Ma meglio tardi che mai (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario