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  • 20140907 - Scambio spread con riforme

Le mosse di Mario Draghi

Scambio spread con riforme

La politica monetaria non convenzionale del governatore della BCE funziona solo con le riforme

di Enrico Cisnetto - 07 settembre 2014

Che bisogno c’era di far sapere che il vertice della Bce, sia il consiglio che l’executive board, si è spaccato sulle decisioni “forti” che Draghi gli ha sottoposto? E perché sottolineare che “qualcuno ha votato contro perché voleva fare di più e altri perché volevano fare di meno”? E a che scopo far trapelare che il pomo della discordia sono stati i prestiti sulla casa, che la Bundesbank voleva esclusi, per evitare bolle speculative, dagli acquisti degli asset backed securities (Abs), e che Draghi si è imposto? La sensazione (e anche qualcosa di più) è che tutta questa “trasparenza” faccia parte del gioco. Sia, cioè, strumento attivo della mediazione che Draghi – ultimamente non a caso attivo nelle relazioni politiche come non mai, e incline a farlo sapere – ha sicuramente raggiunto con le diverse componenti europee, tedeschi in testa. L’ex governatore di Bankitalia non è uomo da colpi di testa, non azzarda, è poco incline alle accelerazioni. Dunque, è molto probabile che Berlino abbia già accettato la pratica – cui Draghi deve arrivare se si vuole evitare l’ennesima crisi, forse letale, dell’eurosistema – del “quantitative easing”, cioè dell’acquisto di titoli pubblici da parte della Bce per fronteggiare la deflazione e riportare le attese di inflazione verso l’obiettivo programmato del 2%. Ma per arrivarci occorrevano due condizioni: una tappa intermedia e far sapere al mondo (ma in particolare ai cittadini tedeschi) che la Bundesbank è fermamente contraria. Così ecco il tasso di sconto che la Bce pratica alle banche arrivare allo 0,05%, ecco l’acquisto di Abs e covered bonds. Con la Banca di Francia a fare da lepre, cioè a chiedere di più, i tedeschi a frenare e Draghi a trovare la mediazione vincente. I voti contro? Funzionali.

 

Provo a scrivere il copione prossimo: per qualche tempo la Buba, Berlino e i giornali tedeschi alimenteranno la polemica sostenendo che si è fatto l’ennesimo favore alle cicale mediterranee, si chiederà una verifica degli effetti delle politiche monetarie fatte fin qui, definendole non ortodosse, si dirà che comunque oltre non si può e non si deve andare. Tutto questo servirà alla Merkel per negoziare con gli altri governi quelle riforme radicali che altrimenti Parigi, Roma e qualche altra cancelleria non farebbero. Viceversa, la recente genuflessione di Hollande, ancorché favorita dalla sua attuale debolezza politica e di consenso, sarà ricambiata dalla Merkel con la chiusura degli occhi di fronte all’eccesso del deficit francese e dall’accettazione di un euro più debole (diciamo strutturalmente sotto 1,30 con il dollaro) che peraltro fa comodo anche alle imprese tedesche ora che cominciano a perdere qualche colpo.

 

La domanda, per quello che ci riguarda, è: cosa concederà Renzi alla Merkel che non sia solo quella linea morbida verso Putin che piace tanto a Berlino? Finora sappiamo cosa capiterebbe se a Roma si facesse orecchie da mercante: arriverebbe la troika. Ma, specie in una fase in cui i primi effetti della politica della Bce sono la discesa del cambio e il crollo degli spread, non credo che i tedeschi considerino quella minaccia come un pungolo sufficiente. Ma qui, sul copione, potrebbe esserci scritto che deve intervenire l’italiano Draghi, come già ha cominciato a fare incontrando Renzi e facendolo sapere. Speriamo che l’ultima scena del film sia la fine della crisi infinita. (twitter @ecisnetto)

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