ultimora
Public Policy

Tasse e insicurezza

Paura metropolitana

Nella metro di Roma molti furti, poche forse dell'ordine e troppi avvisi all'altoparlanti.

di Davide Giacalone - 01 settembre 2014

Nella metropolitana di Roma si è accolti da altoparlanti che avvertono: fate attenzione, sono presenti molti borseggiatori. Per sicurezza ripetono il messaggio anche in inglese, in modo che non sfugga ai turisti. Della serie: noi ve lo avevamo detto. Grazie, e poi? Ti guardi attorno e cerchi una divisa, carabinieri o poliziotti. Nessuno. Se mi capita d’essere borseggiato e, grazie all’annuncio che mi ha messo in allerta, di accorgermene, che faccio: accoltello il ladro? gli sparo? o gli propongo di accompagnarmi a fare la denuncia? Intanto, mentre sei in cammino verso i treni, valuti gli effetti del messaggio: chi avverte la donna vicina di non lasciar pendere dietro la borsa; chi, istintivamente, controlla che il portafogli sia ancora al suo posto; chi, romano di sicuro, ghigna. E, in effetti, quest’ultima reazione è la più sensata.

La metropolitana di Roma è gestita da una municipalizzata, l’Atac. I vertici sono nominati dalla politica. Fa capo al settore pubblico, lo stesso pubblico, lo stesso Stato, nelle sue articolazioni, cui pago fior di tributi anche per essere protetto e affinché i delinquenti siano assicurati alle patrie galere. Non ha senso che cotanto apparato pubblico si senta scaricato dalle sue responsabilità, o addirittura meritevole di un encomio, per avere preso l’iniziativa di una coraggiosa iniziativa: avvisare le potenziali vittime che si trovano al fianco di possibili ladri. Arrestateli. Se lo sapete, arrestateli.

Potrei capire avvisi così concepiti: siccome abbiamo rilevato che ci sono molti borseggiatori, vi avvertiamo che è stato istituito un posto di sicurezza in ogni stazione, sicché, se vi capita di subire un furto, segnalatelo subito. Qualche cosa, insomma, che presupponga l’esistenza di uno Stato e del suo dovere di far valere la legalità. Ma il solo dire: “occhio, che ti derubano” è un segno di disfacimento operativo e di decomposizione morale. Si dovrebbe risalire la catena di comando e stabilire come una cosa del genere sia stata possibile. Anzi, invitiamo chi dirige Metropolitana di Roma a non far finta di non avere letto e di rispondere: chi ha concepito quel messaggio e chi ha deciso di mandarlo nelle orecchie e nelle coscienze dei cittadini? Perché, chiunque sia, individuo o organo collegiale, deve farci sapere se prima ha provato a chiedere alle forze dell’ordine di pattugliare le stazioni, o se ha prima pensato, e perché scartato, di mettere tutto sotto sorveglianza video, come avviene a Londra. Cosa che non evita il borseggio, ma rende assai probabile l’individuazione e la condanna del colpevole, potentemente disincentivandolo. Noi vogliamo sapere se la decisione è stata presa da un insensibile, o se si tratta di un dirigente lasciato solo da chi è preposto alla sicurezza dei cittadini, nel qual caso vorremmo vedere le risposte della questura e del comando.

Ripeto un concetto, molto spesso dimenticato: io cittadino pago per quel servizio, non è gratis. Sborso soldi veri, a fronte dei quali non posso accontentarmi di annunci fatui. La sicurezza non è un gesto di benevola protezione statale, ma un servizio costoso e pagato, essendo incapace del quale uno Stato perde legittimità e credibilità. L’avviso metropolitano aumenta le paure collettive e non aiuta in nessun modo a interdire il lavoro dei ladri. E’ un errore del quale qualcuno deve rispondere. Altrimenti, alla prossima scadenza fiscale, appendiamo un cartello fuori dai nostri posti di lavoro e dalle nostre case: attenzione, sono in aumento gli evasori fiscali. Quando verranno a contestarci i mancati pagamenti risponderemo: ma come, avevamo anche avuto la cortesia di avvertire.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario