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L'asta parte in sordina

Wimax, gara a bassa frequenza

Piccoli operatori scontenti; tante sorprese all'apertura delle buste

di Alessandro D'Amato - 06 febbraio 2008

In tutto 179 offerte, per un totale di valore pari a quasi 50 milioni di euro. Ma anche tante perplessità tra gli operatori. L’apertura delle buste per l’asta del WiMax ha portato qualche buona notizia tra chi sperava che la tecnologia di accesso wireless alla banda larga servisse a ovviare al problema del digital divide in Italia: le offerte coprono tutti e 35 i diritti d’uso, sia quelli macroregionali che quelli regionali, e oltre ai grandi operatori (Telecom, Wind, Mediaset) anche molti “piccoli” si sono fatti avanti. In più, sono arrivate anche alcune sorprese come quella della partecipazione di Toto Costruzioni (AirOne), che ha effettuato le offerte più alte per coprire Veneto, Friuli, Marche ed Emilia Romagna (per un totale di 7 milioni di euro), mentre Fastweb ha deciso di gareggiare solo per Lombardia e Veneto, considerandoli mercati più remunerativi e coltivando alcune perplessità sulla divisione regionale delle aree. Ma tra operatori, esperti e consumatori molti dubbi rimangono. Intanto, per una questione tecnologica: per utilizzarlo in mobilità con costi ragionevoli occorrerebbero frequenze più basse (2,5 gigahertz anziché 3,5 gigahertz) di quelle che attualmente sono state messe a disposizione. Ma queste sono ancora ad oggi occupate dal ministero della Difesa, e una parte dei fondi ricavati dall’asta dovrebbe proprio consentirne la dismissione: tanto che, ragionano alcuni dei partecipanti, la gara odierna serve proprio a consentire l’accesso alle assegnazioni future. Stefano Quintarelli, esperto di sistemi di identificazione e localizzazione in radiofrequenza nelle tlc, è ugualmente scettico: “Quelle frequenze sono inadatte, visto che non sono in grado di superare ostacoli spessi ma soltanto le barriere sottili. E sono anche curioso di sapere quali sono state le offerte dei Big della telefonia nelle zone più disagiate, e chi se le aggiudicherà. Saranno decisivi i rilanci”. Altroconsumo, invece contesta le “limitazioni anacronistiche all’utilizzo della nuova tecnologia”, visto che non si consente alle antenne Wimax di collegarsi tra loro come ponti radio (costringendo gli operatori a connetterne ciascuna alle già intasate dorsali internet via cavo), e non prevede licenze libere open spectrum, che potrebbero essere destinate ai servizi erogati on line dalle P.A., di cui il cittadino potrebbe usufruire per via telematica, senza essere gravato dai costi di connessione.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario