ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Voto in sequenza: grazie bipolarismo

Ai seggi quattro volte in tre mesi

Voto in sequenza: grazie bipolarismo

Lo scontro frontale tra le coalizioni costa allo Stato oltre un miliardo di euro

di Paolo Bozzacchi - 22 marzo 2006

Non ce ne era davvero bisogno. Il prossimo trimestre porterà la maggioranza dei cittadini italiani ai seggi per quattro volte. Prima le politiche, poi le amministrative (due turni), infine a giugno il referendum. Il costo complessivo della mega-operazione elettorale supera abbondantemente il miliardo di euro e le politiche, da sole, peseranno sulle casse statali per 427 milioni di euro, comprensivi dei 34,6 milioni necessari all’introduzione dello scrutinio elettronico in: Lazio, Puglia, Liguria e Sardegna.

Peccato che il Viminale aveva previsto un massimo finanziamento statale pari a 393,1 milioni di euro, e per coprire i costi eccessivi dovrà attingere al Fondo aree sottoutilizzate (20 milioni), e per 10 milioni al Fondo speciale di parte corrente indicato nella Finanziaria 2006 per la quota relativa al ministero dell’Interno. Questo grazie al mancato accordo tra i due schieramenti sulla possibilità di accorpare almeno le politiche alle amministrative (che coinvolgeranno oltre 1300 comuni e la regione Sicilia), che avrebbe fruttato un risparmio di oltre 150 milioni di euro.

Due gli aspetti da sottolineare. Il primo è che la classe politica sottovaluta l’intelligenza dei cittadini se pensa di creare confusione presentando all’elettore più schede (ricordate le 7 diverse dei referendum radicali?). Il secondo è che la magra figura del mancato election-day non è altro che l’ennesima certificazione dello stato comatoso in cui versa il bipolarismo italiano, la cui vista è troppo appannata dallo scontro frontale anche quando si tratta di applicare il semplice buon senso che porta al risparmio. Intanto per la primavera, comunque, non si programmino gite fuori porta. Se non sui prati davanti ai seggi.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario