ultimora
Public Policy

Verso il 2013

Voti uno. Prendi due.

Il punto di stallo è l'inadeguatezza della classe politica. Per per reagire senza isterismi, la responsabilità deve essere sentita da ciascuno di noi

di Davide Giacalone - 08 settembre 2012

Voti uno e prendi due. Oppure no: voti uno e non prendi nulla. Queste le due alternative, al momento, del marketing elettorale italiano. Ma la cosa più significativa è che sembra siano tutti contenti del fatto che sia esclusa l’ipotesi più classica: voti uno e quello governa.

Prima o dopo gli italiani saranno chiamati alle urne, rompendo il quadro idilliaco nel quale viviamo: una classe politica solidamente assisa su una rendita di posizione, in compenso priva di qualsiasi utile funzione. Votando, invece, si deve cominciare da capo a spiegare il perché e il per come la democrazia rappresentativa è una grande cosa, le ragioni per cui quei determinati politici potrebbero fare in futuro quel che non hanno fin qui fatto, ciascuno chiedendo il voto proprio perché non è stato capace di far corrispondere i fatti alle parole, il tutto con il concreto rischio di non essere creduti, sicché molti potrebbero starsene a casa e tanti potrebbero andare a votare qualsiasi cosa, pur di far sapere che non ne possono più.

Eppure tocca, c’è poco da fare. Bisognerà votare. Ed ecco la soluzione: voti uno e prendi due. Vuol dire che puoi liberamente votare per questo o per quello, e anche, ove t’aggradi, per quell’altro, ma le cose sono messe in modo tale che nessuno avrà una maggioranza con cui governare, per cui s’acconceranno se non proprio a farlo assieme, comunque a far in modo che ciò capiti a parti consistenti di schieramenti fasullamente avversi.

E’ quel che si sta sperimentando in Sicilia, cui vi propongo di guardare come al vostro peggiore futuro: a. quelli accreditati a vincere sono gli stessi che hanno creato e retto il governo che ha portato la regione alla bancarotta; b. a capitanare gli schieramenti hanno messo materiale di risulta; c. se i siciliani decideranno di mettere un Crocetta sul loro futuro, non disponendo di maggioranza, questo governerà con i lombardiani (già rappresentati nel suo schieramento) e con i fuoriuscita dalla sconfitta della destra; d. se vincerà Musumeci, non disponendo di una maggioranza, governerà con i lombardiani e con l’Udc, nel frattempo scappata al disastro della sinistra. Voti uno e prendi due, tanto erano soci già ieri.

Siccome fa un po’ senso ecco che a Cernobbio, dove c’è gente bene e non sono ammessi gli spiantati, si predilige la soluzione di classe: voti uno e non prendi nulla, perché dopo il voto si torna a Monti, da dove si era partiti. Non perché sarà stato promosso dagli elettori (sono convinto che se si presentasse lo sarebbe, per puro rifiuto di tali politici, ma non si presenterà), bensì perché saranno stati schifati gli altri. Che sembra anche una soluzione efficace, non priva di genialità fantasiosa, se non fosse per un difettuccio: fa a cazzotti con la democrazia.

Da noi è in cattiva salute, la democrazia. Non solo per le ragioni che la rendono debole anche altrove, ovvero perché la forza e la territorialità dei mercati supera quelle degli stati. Da noi c’è un problema in più: gli elettori detestano gli eletti, però non solo continuano a eleggerli, ma c’è un intero sistema dell’informazione che spiega loro quanto sarebbe nociva (o inutile) ogni altra scelta. L’unica cosa legittima è eleggerli e poi pagarli perché non facciano un accidente. Si cerca di salvare la forma, ma la si scassa offendendo anche la sostanza.

Il punto di stallo è lì, nel vedere che la classe politica è inadeguata, ma non così diversa dalla società che rappresenta. Detesto pensare che ci voglia per forza uno shock, preferisco credere che ancora ci sia la voglia e la lucidità per reagire. Ci riusciremo quando sarà diffusa la convinzione che deve farlo ciascuno di noi, senza aspettare che siano altri.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario