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Potrebbe risollevare il nostro capitalismo

Voip, Voice Over Internet Provider

Secondo una ricerca solo il 16% delle imprese italiane utilizza questa portentosa tecnologia

di Enrico Cisnetto - 05 febbraio 2007

Si chiama Voip, acronimo di Voice Over Internet Provider, e non è solo una tecnologia che permette di telefonare utilizzando la connessione Internet, “scavalcando” la rete tradizionale, ma a ben vedere è una formidabile cartina di tornasole per verificare lo stato di salute dell’industria italiana. E già, perchè sul Voip come innovazione l’Università Bocconi, in collaborazione con Italtel e Cisco, ha svolto una ricerca, la più estesa mai effettuata sulle imprese italiane con più di dieci addetti, dalla quale si evince che solo il 16% sta già utilizzando la nuova tecnologia, che il 64% è un potenziale adottante ma per ora non lo ha fatto e addirittura che il restante 20% non sa nemmeno cosa sia. I dati disaggregati, poi, confermano i problemi cronici del nostro capitalismo: il 40% delle imprese con più di 500 addetti presentano un Voip già attivo e a pieno regime, mentre quelle che lo ignorano o lo temono sono concentrate tutte nella fascia sotto i 50 dipendenti. Eppure il Voip è un vantaggio competitivo non solo perché riduce i costi, ma in quanto strumento decisivo per l’integrazione tra pc e rete telefonica, cosa che permette facilitazioni per il business to consumer (per esempio, offrendo servizi come il “numero verde” a costo zero) e per il business to business. Inoltre il Voip semplifica l’infrastruttura di rete, rendendo più semplice anche il supporto tecnico e l’integrazione tra reti mobili e wireless. Ma, soprattutto, consente di rivoluzionare l’organizzazione del lavoro, dando ad ogni dipendente ha la possibilità di interagire da qualsiasi luogo con l’ufficio (evoluzione del telelavoro) visto che si combina con applicazioni come la videoconferenza, lo scambio di documenti e la condivisione di database. Si pensi, per esempio, a come il suo uso nella pubblica amministrazione trasformerebbe la mobilità: non più da ufficio a ufficio o, peggio, da città a città, ma più uffici o più amministrazioni dallo stesso desk.

Eppure, nella maggioranza degli imprenditori continua prevalere l’attendismo, quando non l’agnosticismo: immaginano il Voip soltanto come un modo per tagliare i costi delle telefonate, e se questa voce incide marginalmente sul bilancio, preferiscono soprassedere. Da qui si capisce come in quel gruppo di imprese medio-grandi che già hanno implementato la tecnologia risieda “l’avanguardia” del capitalismo italiano, ovvero quelle che hanno affrontato lo shock delle rivoluzioni economiche di questi anni mettendosi in gioco sul terreno dell’innovazione di processo, di prodotto e dell’organizzazione aziendale. Sono loro le protagoniste dell’attuale “ripresina” congiunturale, sono loro il futuro del Paese. Mentre quelle che ignorano il Voip (900 mila su 4,5 milioni, un’enormità) rappresentano invece le imprese “irrecuperabili”, irrimediabilmente fuori mercato. Poi, e sono la maggioranza, ci sono le imprese alla metà del guado, quelle che rinviano l’utilizzo del Voip (come, presumibilmente di molta altra tecnologia innovativa) esattamente come rimandano la loro riconversione. Possono essere salvate, ma c’è bisogno di una politica industriale che sappia indicare loro priorità ed obiettivi. Magari attraverso la promozione di “consorzi per l’innovazione” che le aiutino ad approcciare le nuove tecnologie. Solo così il nostro capitalismo riuscirà a vincere la sfida della competizione globale.

Pubblicato da La Sicilia del 5 febbraio 2007

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario