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Il soffio di barbarie che arruffa l’Italia

Violentando la giustizia

L’immunità dei “piccoli” delinquenti: uno scandalo che ha superato ogni limite

di Davide Giacalone - 27 gennaio 2009

Politici e magistrati s’affrettino a sentire il soffio di barbarie, che arruffa l’Italia. Da loro stessi generato, intenti a curare i fatti propri ed incapaci di capire quale danno hanno arrecato ed arrecano alla giustizia ed alla convivenza civile. Nel mentre la guerra per bande corporative alimenta l’ennesima sceneggiata, c’è un popolo che s’industria alla giustizia autogestita, un mondo politico che, incoscientemente, si scaglia contro misure cautelari, scambiate per pene, ed una casta togata che, irresponsabilmente, pretende di non avere controlli, lavorando quando e dove capita, senza mai rispondere dei numerosi e terribili errori.

Lo scandalo non è che un presunto violentatore, presunto reo confesso, sia mandato, in via cautelare, agli arresti domiciliari, ma che, in quelle condizioni, non si pronunci la sentenza definitiva, in un giusto tribunale, condannando a meritata pena, da scontarsi. I politici che oggi s’indignano, facendo piedino alla baldracca giustizialista, sono gli stessi che domani taceranno, quando quel signore tornerà libero per decorrenza dei termini. Ed i magistrati, che oggi scoprono le sole buone ragioni per togliere la libertà prima del giudizio, sono gli stessi che tengono in galera per sei mesi chi è sospettato di una bancarotta o di un qualsiasi intrallazzo che attiri i riflettori, rilasciando una raffica di dichiarazioni alla stampa, salvo poi perdere il tempo necessario affinché il giudizio si trasformi in una prescrizione, autoassolvendosi.

Nel tempo in cui ciascuno recita la sua sciocca parte, fioriscono desideri di farsi giustizia, di punire chi è violento, subito, di marciare sui presunti covi. Ed a nulla serve presentare dati che dimostrano una realtà diversa (la gran parte delle violenze alle donne avviene in famiglia!), laddove il richiamo alla “giustizia” suona più stupido che retorico. Tanto non c’è.

Per ottenere l’immunità delle alte cariche statali s’è ingaggiata un’accesa battaglia politica, mentre per l’immunità dei “piccoli” delinquenti, che sono una marea, basta non muovere un dito. La rabbia che ne nasce è utilizzata dalla magistratura contro la politica, e dalla politica contro la magistratura. Si è superato il limite. Il soffio fetido può divenire vento. La giustizia cerca truppe, per cacciare i lanzichenecchi.

Pubblicato su Libero di martedì 27 gennaio

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